“Governo” Lettera di Rutelli: Prodi deve fare le riforme

16/01/2007
    martedì 16 gennaio 2007

    Prima Pagina (segue a pag.15) – Interni

      La lettera

      Prodi deve fare le riforme
      non sono certo io a frenare

        Il vicepremier: gli elettori ci chiedono di concorrere a un coraggioso cambiamento del paese

          Rutelli: indispensabile l´intervento sulla previdenza

            le pensioni
            Il nuovo impianto è stato
            approvato con Dini nel ´95.
            Un trasparente negoziato
            con i sindacati ci porterà
            alla soluzione la lenzuolata

            Sulle liberalizzazioni siamo
            d´accordo. Prima Bersani ci
            presenta una superlenzuolata,
            prima avrà il nostro plauso

            Caro direttore,

            il mandato che Romano Prodi ha ricevuto a Caserta può consentire di attuare quella Agenda per la crescita economica su cui il Governo gioca il proprio successo e la propria credibilità. La maggioranza di questa Legislatura è basata su un accordo tra le componenti democratico-riformiste (in primo luogo Ds e Margherita), le componenti massimaliste e gli altri partiti dell´Unione. Non si tratta di riscoprire ogni giorno le differenze culturali tra queste realtà: tutti le conoscono.

            Si tratta, naturalmente, di ricordare e rispettare i numeri assegnati dagli elettori. Romano Prodi è capo del Governo dopo aver vinto le Primarie, in cui ha raccolto i due terzi dei voti e ha sconfitto diversi e autorevoli candidati contrapposti. In Parlamento siedono, eletti dal popolo, 329 deputati e senatori dell´Ulivo, che formano circa i due terzi degli eletti della maggioranza (sommessamente, ricordo che la sola Margherita esprime 123 parlamentari; quelli eletti complessivamente da Rifondazione, Comunisti Italiani e Verdi, per dare un´idea, sono 111).

            In nessun modo questi numeri affermano il diritto ad un´egemonia: gli elettori ci chiedono di restare uniti e soprattutto di governare bene, di concorrere a un coraggioso cambiamento del paese. Ho ricordato a Caserta che tutti i nostri principali assi programmatici ci consentono non solo di esercitare il compromesso all´interno, ma di sviluppare un´azione convincente all´esterno: il taglio delle tasse sul lavoro raccoglie domande di competitività delle imprese, e permette di contrastare concretamente la precarietà; il sostegno alle famiglie e alla natalità rende più credibile la sfida intergenerazionale per rendere sostenibile il welfare futuro; la lotta all´evasione fiscale ha un valore etico, un significato sociale e di migliore concorrenza nel mercato e permette di non aumentare la pressione fiscale, a vantaggio di chi le tasse le paga; le liberalizzazioni, infine, imprimono una scossa competitiva all´economia e ripristinano, allo stesso tempo, un primato troppo a lungo dormiente del cittadino-consumatore.

            Ci sono vaste aree in cui stiamo costruendo un cambiamento profondo e condiviso. Il terreno della cultura ci vede impegnati, ad esempio, in una vera e propria ricostruzione dopo i 5 anni di Berlusconi: ne verranno frutti importanti per il patrimonio e il paesaggio, per lo spettacolo e per le industrie culturali in cui può riconoscersi tutto il "popolo del centrosinistra" – e un più vasto elettorato.

            Ci sono questioni più delicate e controverse. Tenere la barra riformatrice è assolutamente indispensabile. Il Governo Prodi non sarà ricordato per essere rimasto a galla. Ma per le riforme che avrà realizzato nella sua navigazione. Sulle liberalizzazioni, ovvero più concorrenza e meno monopoli, siamo fortemente d´accordo. Altro che Rutelli, come si è scritto, che "frena Bersani"! Prima Bersani ci presenterà una super-lenzuolata di riforme, prima avrà il nostro plauso. E il Parlamento deve affrontare rapidamente le proposte già all´esame: servizi pubblici locali, trasporti ed energia, che si possono anzi rafforzare.

            Ci si chiede se interventi sulla previdenza siano davvero indispensabili. Ma è ovvio che sì. Sappiamo che l´impianto della riforma è stato approvato con Dini nel ‘95: si tratta di attuarla aggiornando i coefficienti, mentre si tutela il potere d´acquisto e si rafforzano le certezze per i giovani. O vogliamo che centinaia di migliaia di ragazzi si cancellino dall´Inps preferendo incassare dopodomani una pensione sociale – pagata dalla fiscalità generale – se dai loro contributi non scaturisse la prospettiva di una pensione decente? Ci rendiamo conto che l´allungamento della vita media accorcerà la coperta delle pensioni, se non sarà adeguato il monte complessivo?

            E´ importantissimo l´accordo sul TFR, è opportuno cercare di aggiustare lo "scalone" di fine 2007, è necessario affiancare alle pensioni risorse sociali per gli anziani non autosufficienti. Ma ci rendiamo conto che non si può solo dire che in futuro si dovrà poter andare in pensione a 57 anni e vedersi pagare un assegno dignitoso fino a 85 anni? Un trasparente negoziato con i sindacati ci accompagnerà alla soluzione. Ma il Governo deve dire la verità agli italiani. Sarà premiato se lo farà con visione del futuro e senza demagogia.

            Come vogliamo definire un Governo che metta a posto la previdenza, che apra i mercati e difenda i consumatori, che raddrizzi i conti pubblici e non aumenti la pressione fiscale, che investa finalmente in ricerca, cultura, istruzione, che favorisca l´innovazione tecnologica anche a difesa del clima, che modernizzi le infrastrutture (non sulle lavagne televisive), che semplifichi lo Stato e incentivi le amministrazioni pubbliche in base alla produttività, che abbia maggiore autorevolezza internazionale?

            Per alcuni, un governo impossibile in Italia. Per me, un governo che tiene salda la barra. Passata una fase difficile, tra quattro anni potremo vedere accresciuti i consensi nel paese. Per questo, caro direttore, Prodi ha in mano sola la chiave per riuscire, con tutto il nostro sostegno: deve fare le riforme.