“Governo” L’erba voglio cresce a Caserta (M.Feltri)

10/01/2007
    mercoledì 10 gennaio 2007

    Pagina 13 – Politica

    Retroscena
    L’interminabile lista dei ministri

    “La mia sì che è una priorità”
    L’erba voglio cresce a Caserta

      MATTIA FELTRI

      ROMA
      A ventiquattro ore dall’inizio del conclave di Caserta, la priorità non è più stabilire le priorità, ma quali priorità siano prioritarie. Questo dipende dal fatto che, prioritariamente, si era deciso di estendere il vertice di governo ai segretari di partito. E Romano Prodi, che da settimane scodella la metafora dei foglietti bianchi (ognuno dovrà compilarne uno con la sua priorità per l’azione politica del 2007), alla fine si ritroverà chilogrammi di carta, con le priorità di tutti i ministri e tutti i segretari e, anche quando le priorità dovessero combaciare, non resterà che ribadire la ricchezza nelle differenze.

      Per dire: Titti De Simone, di Rifondazione comunista, non sarà del consesso ma le è parso prioritario suggerire al segretario del suo partito, Franco Giordano, di porre la priorità dei Pacs. La quale priorità è giudicata tale anche dal ministro della Famiglia, Rosi Bindi. Ma naturalmente per la De Simone è prioritario che i Pacs si facciano, mentre per la Bindi è prioritario chiarire che non saranno fatti. E in mezzo Barbara Pollastrini, dei Ds, ministro delle Pari opportunità, che a Caserta darà prova che per lei la priorità è davvero prioritaria: divulgherà un disegno di legge con l’ambizione di conciliare centristi e ali estreme, che poi è da sempre la priorità di Prodi.

      Non gli mancherà il lavoro. Tutti sono convinti che sia prioritario affrontare la faccenda delle pensioni, che sono prioritariamente da riformare al centro della sinistra e prioritariamente da non toccare alla sinistra del centro. Fermo restando che la priorità di questa priorità è levare di mezzo lo scalone, sebbene non sia chiaro come farlo e in base a quale priorità. E fermo restando che per qualcuno sono prioritari gli incentivi e per altri sono prioritari i disincentivi. E allo stesso modo tutti sono convinti di dover mettere mano alla legge elettorale, che è prioritariamente da riportare sul maggioritario secondo Francesco Rutelli e quasi tutti i diessini, e prioritariamente da ammodernare su un impianto proporzionalistico secondo Rifondazione, Comunisti italiani e partitini vari.

      Poi tutte queste sono priorità di altissimo contenuto, ma c’è qualcuno che, non disconoscendo la priorità di queste priorità, ritiene sia prioritario un preambolo. E’ il caso di Emma Bonino, radicale, ministro per le Politiche europee, la quale vorrebbe preliminarmente «sollevare la questione Di Pietro», troppo disinvolto nel rivolgere accuse di indegnità morale ai colleghi e ai capoccia dell’Unione europea. E Di Pietro, pur avendo un concetto molto ampio di priorità – «le trasparenza, le liberalizzazioni, la sburocratizzazione, il sistema infrastrutturale» – non si reputa una priorità. Non almeno antecedente alla priorità della giustizia la quale, guarda un po’, non è una priorità per il ministro competente, Clemente Mastella, più assillato dai temi economici.

      A un certo momento è parso che chiunque avesse una priorità: trovare una priorità. Livia Turco sottoporrà la priorità degli ospedali, dopo le ispezioni nei policlinici. Rifondazione sottoporrà una seconda o terza o quarta priorità, quella dei morti sul lavoro. Giovanna Melandri sottoporrà la panoramica priorità dei giovani. Fabio Mussi sottoporrà la priorità della ricerca. Poi ci sono le priorità di quelli che a Caserta non hanno diritto d’ingresso, e proprio per questa ragione pensano di avere, rispetto ai presenti, una priorità; sono Daniele Capezzone (prioritario partire dal tavolo dei volenterosi), Cesare Salvi (prioritario ridurre gli sprechi), Pino Sgobio (prioritario aumentare le risorse per la scuola). Infine ci sono le priorità oggettivamente prioritarie, e cioè quelle di Pierluigi Bersani, che si mosse per primo sulle liberalizzazioni delle professioni. Sul punto si trova d’accordo Alfonso Pecoraro Scanio, verde, ministro dell’Ambiente, per quanto lui, all’interno della priorità delle liberalizzazioni, giudichi prioritario «liberalizzare la libertà di autoprodursi l’energia o i carburanti».

      Ma Pecoraro ha poi spiegato che le liberalizzazioni sono una priorità secondaria, perché la priorità primaria è il clima: «I cambiamenti climatici sono la vera priorità. Oggi c’è chi crede che la priorità sia la legge elettorale e vede nel protocollo di Kyoto un ostacolo allo sviluppo. A Caserta chiederò un forte impegno del governo in questo settore». Si è detto d’accordo Rutelli, nonostante l’ambiente sia la terza delle sue priorità, dopo la crescita e l’welfare. Alla fine della giornata il ministro dei Rapporti col Parlamento, Vannino Chiti, incaricato da Prodi di coordinare i convocati di Caserta per giungere a una graduatoria delle priorità, ha protestato: «Caserta non è l’enciclopedia». E con lucidità tutta dalemiana, Nicola Latorre ha fatto il quadro: «Il problema adesso è organizzare le priorità».