“Governo” Le contromosse per evitare la crisi

02/11/2006
    mercoled� 1 novembre 2006

    Pagina 4 – Primo Piano

    LE CONTROMOSSE PER EVITARE LA CRISI

      E Romano confid�:
      Rutelli e i Ds pronti
      al �governissimo�

        retroscena
        Augusto Minzolini

          ROMA
          Dopo l’assise dell’Unione alla Palazzina Algardi di villa Pamphili un Romano Prodi in un moto di sincerit� con uno dei suoi fedelissimi al Senato – alto, smilzo e baffuto – ha lanciato uno sguardo pensieroso sul futuro. �Ora tutti dicono di no – ha ipotizzato il Professore in quel brevissimo colloquio – ma semmai ci fosse la crisi di governo sia la Margherita, sia i Ds aprirebbero le porte ad un governo di larghe intese�. Il punto irrinunciabile per il premier da qui ai prossimi mesi, l’architrave della sua strategia � evitare ad ogni costo una crisi di governo perch� l’idea di un �Prodi-bis� in queste condizioni � solo una chimera.

          Eppure malgrado il compito sia arduo e i problemi complessi Prodi dopo la riunione di sabato scorso � pi� fiducioso. Non � dato sapere se quello del Professore � un ottimismo basato sui fatti o se, invece, � un training autogeno psicologico costante per esorcizzare le difficolt�. A un giovane esponente del suo governo dai nobili natali politici con il quale ha legato, il premier ha fatto pi� o meno questo discorso qualche giorno fa. �Sono convinto – ha spiegato – che anche se qualcuno complotta non va da nessuna parte. Almeno dentro l’Unione non ci sono le condizioni per farmi fuori. Nessuno se la sente. Sono solo sussulti�. E per essere ancora pi� chiaro il Professore ha fatto capire al suo interlocutore che pu� tranquillamente giocare di sponda con Piero Fassino (non per nulla il segretario lo ha assecondato nell’accusare il centro-destra di spionaggio fiscale e da qualche giorno recita una preghiera quotidiana contro le larghe intese) e che Massimo D’Alema non gli fa pi� paura (�non ha abbastanza coraggio per farmi fuori e all’esterno, secondo me, le sue forze sono sopravvalutate�).

          Appunto, il premier al giovane dall’illustre pedigree ha spiegato di non temere quello che pu� succedere nell’Unione almeno in questa fase. �Semmai i pi� insidiosi sono i cosiddetti poteri forti. Quando ho tentato di rimettere un po’ di pubblico nel sistema per riequilibrarlo mi sono saltati addosso. Quello � un argomento che continua ad essere insidiosissimo: chi tocca i fili muore�.

          Per cui sul passaggio del decreto fiscale e della Finanziaria al Senato il premier continua ad essere fiducioso. La vera fase delicata, quella pi� a rischio per il Professore partir� da gennaio e andr� avanti per tutto il prossimo anno. �E’ in vista di quel periodo – ha spiegato – che debbo rafforzarmi: con il Partito Democratico, che � la mia polizza d’assicurazione, e con qualcos’altro�. E quel qualcos’altro nella testa di Prodi � una strategia che tagli tutti i ponti tra l’Unione e il centro-destra, che renda possibile un ricompattamento del suo schieramento tentando in tutti i modi di evitare di perdere qualche pezzo al Senato. Il Professore, manovrando le leve del potere a Palazzo Chigi, � sicuro di poter stipulare nuove alleanze per rendere la vita difficile ai suoi avversari. Un po’ sull’esempio del nuovo rapporto che ha instaurato con Ruphert Murdoch. Il rapporto tra i due – come aveva preannunciato qualche settimana fa La Stampa - sembra essere sempre pi� stretto: ieri il Times di Londra, di propriet� del magnate australiano, ha aperto la prima pagina con un titolo a cinque colonne sul secondo processo a Berlusconi (cosa importi agli inglesi del Cavaliere � tutto da vedere); l’Unit� che � pur sempre il giornale dei Ds, ha dato lo stesso la notizia in prima, ma di spalla e a una colonna. E che questa alleanza preoccupi in qualche modo il Cavaliere lo dimostra il fatto che per una settimana Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, sar� in missione a Londra.

            Insomma, Prodi continua a tessere la sua tela di protezione, ma il pericolo continua ad incombere. Anche nell’ultima assise dell’Unione l’unica a ottenere qualcosa � stata Rifondazione: prima dell’incontro di sabato, infatti, Franco Giordano ha fatto notare che per degli errori di calcolo l’operazione condotta dal governo in Finanziaria sulle aliquote Irpef poteva penalizzare anche i redditi sotto i 40 mila euro annui. Subito il sottosegretario a Palazzo Chigi, Enrico Letta, ha rassicurato a nome di Prodi gli uomini di Bertinotti: �Vedrete che al di sotto di quella cifra, chi pi� e chi meno, verr� favorito�. E, a quanto sembra, ieri il segretario dei neo-comunisti � stato accontentato. Cosa che non si pu� dire di Francesco Rutelli. Il leader della Margherita aveva auspicato un �allargamento della maggioranza� a Villa Pamphili, ma Giordano gli ha subito posto un diktat: �Allarghiamo ma solo sulla base del programma�.

            L’Unione, quindi, continua avere dei problemi di equilibri interni irrisolti. E mentre Lamberto Dini ripete ogni giorno che se ci fosse una crisi di governo la via maestra non sarebbero le elezioni ma un esecutivo di larghe intese, Di Pietro ipotizza in giro un possibile avvicendamento tra Tommaso Padoa-Schioppa e Pierluigi Bersani al ministero dell’Economia. Per cui il quadro resta complicato e Rifondazione continua a temere. �Il pericolo di un governo di larghe intese – sostiene il sottosegretario Alfonso Gianni – resta sul tappeto. Anche per questo non possiamo svenarci pi� di tanto in Finanziaria. Se chiedessimo dei sacrifici al nostro elettorato eppoi il governo cadesse, noi ci ritroveremmo con il cerino nel sedere�.

            Cos�, a ben vedere, il training autogeno del Professore funziona fino ad un certo punto. Anche se qualcuno nel centro-sinistra ne � contagiato. �Credo – racconta il sottosegretario Bobo Craxi – che il complotto sia fallito perch� � venuto troppo presto allo scoperto. Adesso saranno i congiurati, come insegna il Machiavelli, che dovranno temere�. Sar�, ma intanto nel centro-destra le speranze non vengono meno. �Prodi si sbaglia – osserva una vecchia volpe come Pierferdinando Casini -. Certo i suoi alleati non potevano dire ora che sono per il governo di larghe intese. Semmai il fatto pi� clamoroso – e pi� indicativo – � che se ne parli�.