“Governo” L’assillo del Colle, il confronto costruttivo

26/02/2007
    lunedì 26 febbraio 2007

    Pagina 3 – Politica

    OLTRE LA CRISI – Dietro l’irrituale eloquenza di Napolitano, la preoccupazione per i nodi irrisolti

      L’assillo del Colle, il confronto costruttivo

      Vincenzo Vasile/ Roma

      A marzo era in programma una visita in Veneto, è in forse. Per motivi tecnici: con la bufera della crisi e delle consultazioni lo staff, il cerimoniale e la sicurezza non hanno ancora avuto il tempo di fare il rituale sopralluogo. L’unica cosa che si può intuire è che Giorgio Napolitano preferirebbe rimanere nel posto di vedetta del Quirinale durante e oltre la settimana decisiva per la soluzione della crisi, in attesa del passaggio parlamentare del governo Prodi alla ricerca della fiducia. Unica via possibile, passaggio obbligato, come ha argomentato con irrituale eloquenza lo stesso capo dello Stato, nel rinviare il presidente del Consiglio davanti alle Camere. È questa la strada per effettuare in concreto quella verifica della rispondenza della maggioranza politica alla maggioranza numerica che da tempo Napolitano ha chiesto alla coalizione di governo. Per ristabilire un assetto di «normalità». Si tratta, secondo il capo dello Stato, di una condizione basilare, in vista di numerosi impegni, in primo luogo quelli internazionali, come il voto sull’Afghanistan, e non solo. Ma il presidente l’altra mattina ha detto di più: ha espresso «preoccupazione» per i nodi irrisolti che pesano sulla situazione parlamentare e sulla vita del governo, ha auspicato che – di là dalla fisiologica dialettica tra i poli – si ristabilisca un clima di confronto costruttivo.

      In fondo, sta qui il manifesto programmatico, se così possiamo chiamarlo, del suo settennato, presente già quasi dieci mesi addietro nel discorso di insediamento davanti alle Camere riunite («Considero mio dovere impegnarmi per favorire più pacati confronti tra le forze politiche e più ampie, costruttive convergenze nel paese…»). Sotto i ponti è passata molta acqua, e assai tempestosa.

      Proprio il 21 febbraio scorso, a Bologna il presidente era tornato a bomba, a costo di rimanere spiazzato dalle turbolenze generate frattanto a Roma dalle divisioni nella maggioranza. In quell’occasione aveva osservato: «Capisco che il mio appello a un confronto più pacato e costruttivo, almeno su questioni di natura istituzionale, e su alcune altre, tra gli opposti schieramenti politici, possa apparire senza speranza nel rumore degli scontri quotidiani che dominano la scena in Parlamento. Ma – se non ha fatto notizia, ed è anche questo un dato su cui riflettere – non è forse vero che nei giorni scorsi si è realizzata la più larga intesa con l’approvazione unanime da parte della Camera del disegno di legge di riforma dei servizi d’informazione e sicurezza? Nessuno può dire, naturalmente, se analoghe intese potranno essere raggiunte su temi ancor più delicati come la revisione della legge elettorale e la revisione di taluni aspetti della seconda parte della Costituzione». Il "protagonismo" presidenziale, venuto sotto i riflettori della diretta tv di sabato mattina, in verità, si racchiude fondamentalmente in questa acuta insoddisfazione. E trova alimento nelle risultanze del consulto aperto con le forze politiche dopo le dimissioni di Romano Prodi.

      Se da una parte dell’opposizione è stato indicato questo terreno per una ipotesi di più o meno larghe intese (respinta dalla maggioranza), è vero pure che nella visione di Napolitano quell’indicazione è pur "legittima". Insomma, non è affatto da scartare. Si tratta, anche tecnicamente, di un dossier molto intricato. Riguardo alla legge elettorale prima che esplodesse la crisi, per due volte, a inizio d’anno, e poi ancora a febbraio, Napolitano aveva ricevuto al Quirinale il ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, Vannino Chiti. Che, secondo la tabella di marcia illustrata in quelle occasioni dovrebbe presentare il mese prossimo un documento da sottoporre a tutti i gruppi.

      Secondo il governo la riforma dovrebbe prevedere anche ritocchi considerevoli alla Costituzione, la riduzione del numero dei parlamentari, il rafforzamento del ruolo del premier (sfiducia costruttiva), e l’uscita dal cosiddetto bicameralismo perfetto. Ma per una modifica costituzionale c’è bisogno di una larga maggioranza. Quanto al sistema elettorale, si vedrà se e in qual modo si potrà superare la diatriba tra modello francese e tedesco, che vede posizioni trasversali nei due schieramenti. Ce ne vorrà per aprire una "corsia" costruttiva nell’autostrada, affollata e pericolosa, degli attuali rapporti politici e parlamentari. Una ragione di più per esercitare, stavolta in forma di pressing, quel «ruolo di moderazione e persuasione morale» che Napolitano si autoattribuì, sin dal suo esordio.