“Governo” L’assalto dei ministri al «tesoretto»

16/03/2007
    venerdì 16 marzo 2007

    Pagina 32 – Economia

      Richieste per 15 miliardi, ma in cassa ce ne sono 7-8. Damiano il più «caro»: almeno 2 miliardi per gli ammortizzatori sociali

        L’assalto dei ministri al «tesoretto»,
        si rivede il partito della spesa

          Margherita al contrattacco: sarebbe uno sperpero, perché non tagliare le tasse?

            Mario Sensini

            ROMA — Quindici miliardi di richieste di spesa, quando in cassa ce ne saranno, sì e no, la metà. Per il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa- Schioppa, non sarà una discussione facile quella di oggi al Consiglio dei ministri sulla destinazione del bonus fiscale, o dividendo della crescita, come si vuol chiamare. Per quanto più modesto di quel che si sperasse, e al di là delle definizioni, la Trimestrale di cassa che oggi Padoa- Schioppa porterà a Palazzo Chigi, confermerà che quel "tesoretto" esiste. Sette- otto miliardi di euro di risorse extra, da usare già quest’anno. Sulle quali tutti i ministri di spesa si sono già buttati a capofitto, sommergendo il Tesoro di richieste.

            Talmente tante che tre giorni fa, facendo il punto a cena con Padoa-Schioppa, Romano Prodi e Massimo D’Alema, il leader della Margherita, Francesco Rutelli, davanti a quell’elenco, si è quasi spazientito. «Se è così – ha esclamato – invece che disperdere tutto in mille rivoli, facciamo una cosa sola: la riduzione della pressione fiscale». Magari fosse semplice. Perché Verdi, Rifondazione e una grossa parte dei Ds vogliono spendere, anche per scelta politica in vista delle prossime elezioni amministrative. E dopo i rigori dell’ultima Finanziaria, tutti i ministri di spesa, a prescindere dagli schieramenti, hanno bisogno di ossigeno. E ora i soldi ci sono.

            Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente e leader dei Verdi, chiede, per esempio 1,2 miliardi di euro per rispettare gli impegni del protocollo di Kyoto sulla riduzione dell’inquinamento. In più, i Verdi vogliono risorse aggiuntive per la «mobilità sostenibile urbana». E per incentivare le energie rinnovabili. Anche Livia Turco, ministro della Salute, ha chiesto più soldi. Per le urgenze del comparto, le liste d’attesa, la prevenzione, e per finanziare progetti di legge già arrivati in Parlamento senza dotazione, come quello sul parto e il settore materno infantile.

            Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, ha già presentato nei giorni scorsi al Tesoro un conticino da oltre 1,5 miliardi di euro: 700 per l’Anas, 320 per Rfi, la rete delle Ferrovie, altri 400 per coprire le perdite 2006 delle Fs. Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale di Rifondazione, chiede l’aumento delle pensioni minime e l’attuazione del piano casa promesso dopo il blocco degli sfratti. E insiste per rifinanziare il fondo per gli anziani non autosufficienti, sul quale ci sono appena 100 milioni per il 2007. Appoggiato dal ministro della Famiglia, Rosy Bindi, che chiede altri soldi per la revisione degli assegni familiari e, insieme al titolare delle Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, il piano per gli asili nido.

            Beppe Fioroni, ministro dell’Istruzione, è stato tra i pochi ad aver già presentato a Padoa-Schioppa il piano di risparmi previsto dalla Finanziaria. Ma ora che i soldi sono saltati fuori, ne vuole almeno un po’ indietro. Così come Fabio Mussi, ministro dell’Università, pressato dai sindacati che chiedono l’assunzione di 30 mila ricercatori precari. Senza contare Cesare Damiano, il ministro del Lavoro, che per far partire il tavolo sulla riforma degli ammortizzatori sociali, indispensabile per far avanzare quello sulle pensioni, ha bisogno di oltre 2 miliardi. E poi, soprattutto, ci sono le priorità politiche di Prodi: le famiglie e l’annunciato sconto Ici sulla prima casa. Last but not least le esigenze di Padoa- Schioppa: puntellare una Finanziaria che qualche rischio d’attuazione ce l’ha.