“Governo” La sovranità limitata (P.Ichino)

21/07/2006
    venerd� 21 luglio 2006

    Prima Pagina – Editoriale

    Riforme e conflitti senza regole

      La sovranit� limitata

      di Pietro Ichino

        La vicenda dello scontro fra governo e tassisti ha una valenza emblematica che va ben al di l� dei contenuti del decreto Bersani. In questi giorni abbiamo visto rappresentato — come in una pi�ce teatrale costruita secondo i canoni classici dell’�unit� di tempo, di luogo e di azione� — il dramma dell’Italia di oggi, fiaccata dal proprio grave difetto di quel senso del bene comune e di quella cultura delle regole, che sono requisiti essenziali per l’esistenza e la prosperit� di una nazione.

        I segni di questa degenerazione del nostro tessuto civile si sono fatti sempre pi� frequenti negli ultimi anni: il Corriere non ha mancato di sottolinearne, di volta in volta, la gravit�. Sembra essersi diffusa l’idea secondo cui, quando una vertenza collettiva non si sblocca con le buone, � �inevitabile� fare ricorso alle maniere forti: dalla violazione della legge sugli scioperi nei servizi pubblici ai blocchi stradali e ferroviari, fino alla violenza fisica sulle persone e sulle cose. Cos� saltano tutti i meccanismi civili di bilanciamento degli interessi contrapposti, ivi compreso quello essenzialissimo fondato sulla sovranit� del Parlamento; vengono meno il filtro della ragionevolezza delle rispettive posizioni e la spinta a individuare nuovi meccanismi pi� sofisticati per la conciliazione degli interessi contrapposti; prevale brutalmente l’interesse di chi � pi� spregiudicato nel far valere la propria capacit� di interdizione.

          Nel giugno 2003, per impedire una misura di riduzione dei costi di Alitalia, mille assistenti di volo ricorrono all’epidemia di mal di testa: una vera e propria truffa collettiva. Tra il dicembre 2003 e il gennaio 2004, per sbloccare la vertenza degli autoferrotranvieri che si trascina da un anno, i sindacati autonomi ricorrono a un’ondata di scioperi platealmente illegittimi che paralizzano a sorpresa le grandi citt�.

            Nel febbraio di quest’anno i sindacati (qui anche i confederali) ritengono giustificato ricorrere ai blocchi stradali per ottenere il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Stesso discorso quando si tratta di impedire l’insediamento di una discarica o il passaggio di un’arteria di comunicazione in un proprio lembo di territorio. I tifosi di una squadra di calcio — � cronaca di questi giorni — si oppongono a un provvedimento di giustizia sportiva con il blocco ferroviario. Per opporsi al decreto del governo, l’Assemblea generale degli Ordini forensi — impropriamente trasformata in sindacato degli avvocati — proclama senza il preavviso dovuto uno sciopero platealmente illegittimo. E i tassisti fanno altrettanto, aggiungendo al danno dello sciopero illegittimo i blocchi stradali e le aggressioni squadristiche contro rappresentanti delle istituzioni e giornalisti.

            Il nocciolo della questione, tra governo e tassisti, � se sia giusto permettere che il servizio delle auto pubbliche sia offerto anche da imprese medie o grandi, operanti con una pluralit� di vetture e di conducenti da esse dipendenti: ne deriverebbe una riduzione dei costi del servizio, con beneficio generale; ne deriverebbe anche una riduzione del mercato per gli attuali tassisti-artigiani, i quali potrebbero per� essere integralmente indennizzati per la perdita della vecchia posizione di monopolio. Gli sviluppi della vertenza paiono indicare che alla Repubblica Italiana oggi � inibito di scegliere sovranamente la soluzione pi� ragionevole di questo conflitto di interessi, per ragioni di ordine pubblico. Se l’esito della vicenda sar� davvero questo, non potranno trarsene davvero buoni auspici per il futuro del nostro Paese.