“Governo” La riforma elettorale e lo spettro del dopo-Prodi

20/10/2006
    venerd� 20 ottobre 2006

    Pagina 2- Economia

      ALLEANZE E TRADIMENTI – IL CAPO DEL GOVERNO E IL MINISTRO DELL’ECONOMIA SEMPRE PI� SOTTO ASSEDIO

      La riforma elettorale e lo spettro del dopo-Prodi

        retroscena
        FABIO MARTINI

        ROMA
        Il colpo d’occhio sul salone del Consiglio dei ministri d� l’impressione di un diradamento attorno al Presidente del Consiglio: alle 10,33 a palazzo Chigi, quando Romano Prodi apre la seduta, sono diversi i ministri assenti per impegni esterni e qualche minuto pi� tardi quando Tommaso Padoa-Schioppa annuncia in “anteprima” ai colleghi la bocciatura delle agenzie di rating, ogni ministro legge sul viso del vicino un vago senso di spaesamento. Tanto pi� che il ministro dell’Economia non si limita all’annuncio ma si produce nell’apologia della severit�, di una manovra che lui pi� di tutti ha voluto �pesante�. Non c’� voglia n� tempo per un dibattito e d’altra parte il Consiglio dei ministri non � il luogo delle parole ma delle decisioni.

        Ma � iniziata in questo clima l’ennesima giornata difficile per Romano Prodi e per il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Certo, in serata, al culmine di un lungo lavor�o dietro le quinte, � maturato l’accordo trilaterale governo-Confindustria-sindacati sul Tfr, ma gioved� 19 ottobre � destinata a restare una delle giornate meno felici per il governo Prodi. Perch� la valutazione negativa dei mercati � sopraggiunta dopo una settimana tutta controvento, segnata dai giudizi in chiaroscuro sulla Finanziaria espressi da due autorit� �terze�: il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, il capo dello Stato Giorgio Napolitano. E a palazzo Chigi non � sfuggito anche il defilarsi di un pezzo importante della coalizione prodiana: due giorni fa il sito internet del quotidiano La Repubblica lanciava nella sua prima pagina e con titoli cubitali in rosso, il sondaggio Ipr sulla fiducia all’esecutivo, che sarebbe crollata dal 63% del 12 luglio al 45% del 17 settembre. E ieri, l’editoriale in prima pagina del quotidiano romano improvvisamente denunciava – 16 giorni dopo la presentazione della manovra – �la sorpresa del cuneo� fiscale, destinato a premiare solo le imprese. Severissima la conclusione: �Non si governa con l’improvvisazione�.

          Certo, l’ex ds Giorgio Napolitano � ora Capo dello Stato; certo Confindustria non si � schierata in campagna elettorale: certo, un giornale ha la sua autonomia editoriale, ma sono diversi i tasselli della �coalizione� che iniziano a scomporsi. Tanto pi� che le solite chiacchiere a tempo perso sul dopo-Prodi, spesso ingigantite dai giornali, lasciano il campo a qualche segnale. E’ curiosa una coincidenza. Due giorni fa Ciriaco De Mita, parlando col suo vecchio amico Bruno Tabacci, gli confidava che a suo avviso �il governo difficilmente arriver� sino alla fine dell’anno�. E che un eventuale prossimo esecutivo dovr� avere al centro �la riforma della legge elettorale�. Sta di fatto che poche ore dopo – ieri mattina – il presidente del Senato Franco Marini (un ex dc ed ex Ppi come De Mita) ha preso la parola ad un convegno di Banca Intesa e con un’energia insolita ha rilanciato la questione della legge elettorale: �Bisogna cambiarla con urgenza�, perch� quella approvata nella precedente legislatura ha rappresentato �un forte arretramento con la cancellazione dell’idea del cittadino-arbitro�, �spostando troppo potere verso le forze politiche�.

          Parole forti e inattese, non tanto perch� Marini, uomo-partito per definizione, si fa paladino dei cittadini contro gli apparati, ma per quella sottolineatura del Presidente del Senato circa l’�urgenza� della riforma elettorale. Ha buon gioco il prodiano Franco Monaco a pungere ironicamente: �Riforma urgentissima? Io non farei un decreto-legge, perch� sulla necessit� della riforma sono convinto pi� di Marini, molto meno sull’urgenza. Le riforme elettorali, come � noto, si fanno a fine legislatura e con un accordo bipartisan�. E allora? Marini forse pensa di poter essere il futuro punto di incrocio per un governo istituzionale che fa la riforma elettorale e poi riapre la contesa? Marini, ogniqualvolta i suoi gli prospettano l’ipotesi, letteralmente sbraita: �Ma siete pazzi?�. Ma un altro democristiano di esperienza, un personaggio prudente come Pierluigi Castagnetti, fa notare: �Prodi non cadr� e durer� tutta la legislatura. Ma se per un incidente politico dovesse cadere, dopo di lui non ci sar� mai un altro esecutivo dell’Unione. E l’unica soluzione finirebbe per essere quella di un governo istituzionale e la prima scelta per tante ragioni sarebbe quella del Presidente del Senato�. Sar� il segno dei tempi, ma nel Transatlantico delle chiacchiere a tempo perduto, ieri mattina accanto al nome di Franco Marini, per un governo istituzionale i personaggi pi� citati erano due: Mario Draghi e Giuliano Amato.