“Governo” La paura Ds

13/11/2006
    sabato 11 novembre 2006

      Pagina 2 e 3 – Primo Piano

      Strappo nell’ Unione

        La paura Ds: Rifondazione alza la posta
        per la riforma della previdenza

          Sergio Rizzo

            ROMA – Paolo Ferrero, il ministro di Rifondazione comunista che vota contro il governo. Alcuni suoi colleghi non l’ hanno considerata nemmeno una notizia, derubricandola a �pierinata�. Non si era forse Ferrero gi� dissociato sul Dpef e sulla Finanziaria? Vero. Ma questa volta c’ � chi lo considera davvero un brutto segnale, soprattutto perch� l’ episodio � scivolato via, in Consiglio dei ministri, come nulla fosse. Provocando qualche risentimento soltanto per la pubblicit� data dal ministro di Rifondazione al proprio gesto. Il fatto � che nei colloqui privati che il ministro ha con gli esponenti diessini nessuno di questi ultimi ha mai avuto la sensazione che Rifondazione volesse arrivare al punto di mettere in discussione la tenuta della maggioranza. Del resto ieri sera il messaggio che arrivava sul filo del telefono da ambienti di Rifondazione era questo: �Non � uno strappo. Non seguiamo la logica degli strappi, come invece Francesco Rutelli�. Ma anche se il voto contrario al decreto sul Tfr non va considerato come �uno strappo�, certamente aggiunge un problema non piccolo ai numerosi che gi� ci sono. Anche perch�, se � vero che la sua presa di distanze non � una novit�, � per� la prima volta che Ferrero vota contro. Fra i ministri diessini � netta la sensazione che Rifondazione comunista si appresti ad alzare nuovamente la posta. Per dirla con uno di loro, �la situazione � complicata e si sta ulteriormente complicando�. Il timore � che la trattativa sulla riforma delle pensioni, che partir� il primo gennaio, possa diventare subito una estenuante guerra di trincea dentro la maggioranza, con Rifondazione arroccata sulla linea della non mediazione. Un conflitto al quale la coalizione di governo arriverebbe per giunta fortemente logorata dalla battaglia sulla Finanziaria.

            Il passaggio alla Camera � stato martoriato dagli emendamenti e dai continui cambi di direzione, al punto da obbligare il sottosegretario Enrico Letta ad assumere un ruolo di coordinamento politico. In una situazione nella quale il centrosinistra non si � fatto davvero mancare niente: dalla lotta per la leadership dei �liberalizzatori� fra Rutelli e il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, a un lacerante scontro nella Rosa nel Pugno, con un divorzio in vista tra socialisti e radicali che a questo punto temono persino per la loro presenza al governo. Un clima di rissa permanente che non ha risparmiato nemmeno il Consiglio dei ministri di ieri, dove oltre al no di Ferrero sul Tfr sono andati in onda altri due episodi: uno scontro sul Mose fra gli ambientalisti e il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, anche in questo caso con il voto contrario del ministro di Rifondazione comunista, e un braccio di ferro di un’ ora sulle coppie di fatto fra i ministri della Margherita da una parte e Barbara Pollastrini ed Emma Bonino dall’ altra. Inquietante preludio, anche questo, di quello che potr� accadere al Senato, dove si preannuncia l’ inferno.

            Ieri perfino la senatrice a vita Rita Levi Montalcini ha minacciato di votare contro se verranno tagliati i fondi per la ricerca, subito rassicurata da Letta. Mentre anche Sergio De Gregorio (Italiani nel mondo) preannunciava il voto contrario in mancanza di un ridimensionamento dei tagli alle Forze armate. Luigi Pallaro insisteva nella richiesta di 14 milioni per gli italiani d’ Argentina come prezzo per appoggiare la manovra. E si spargeva la voce di uno o due senatori gi� in procinto di passare dalla maggioranza all’ opposizione.

            Come si sia arrivati a questo stato di cose � difficile dire. Fra i ministri dei Ds stanno maturando piano piano molte convinzioni, anche alla luce della manifestazione di sabato scorso (dove c’ era uno striscione contro il ministro del Lavoro Cesare Damiano) a cui Rifondazione ha aderito e che il premier Romano Prodi ha giudicato �non contro il governo�. Una circostanza che ha fatto masticare amaro chi ha sempre temuto, in cuor suo, la nascita di un asse fra il premier e la sinistra radicale, tagliando fuori i Ds. Per esempio c’ � chi parla apertamente di un errore di valutazione sulla mossa di cedere la presidenza della Camera a Fausto Bertinotti, pensando che questo avrebbe potuto appagare Rifondazione. Mentre invece non soltanto il partito di Franco Giordano � pi� battagliero che mai, ma Bertinotti ha pure deluso chi forse sperava in una conduzione della Camera meno imparziale. Molti sono ormai persuasi che con la Finanziaria sia anche stato fatto un errore di impostazione: �I conti hanno prevalso pi� del necessario sulla politica. Bisognava fare prima delle scelte politiche e poi rifletterle sui numeri�. Errore che sta mettendo in discussione l’ assunto di Tommaso Padoa-Schioppa: �I muri maestri non si toccano�. Ormai per� la frittata � fatta e nella delegazione governativa della Quercia c’ � la consapevolezza �del rischio di una scomposizione fra riformismo e radicalismo, ma anche all’ interno della stessa parte riformista� e questo proprio nel mezzo del cammino verso il Partito democratico. Che inevitabilmente si trasformerebbe in un Calvario.