“Governo” la «fase due» resta in bilico

23/02/2007
    venerdì 23 febbraio 2007

    Pagina 13 – Economia

      IL CASO

      Più lontano il "patto sociale", a rischio le liberalizzazioni. I 12 punti di Prodi tentano il rilancio

        Pensioni, ripresa, Alitalia
        la "fase due" resta in bilico

          Congelati anche i
          dossier sinora sul
          tavolo del governo
          come Snam, Telecom
          e AutoAbertis

          ROBERTO MANIA

          ROMA – «La paralisi incombe sull´Italia», titolava ieri in prima pagina l´edizione europea del Wall Street Journal. E a restare in stand by saranno diversi interventi sull´economia, quelli che avrebbero dovuto disegnare la "fase 2" del governo Prodi (e che, in parte, rientrano nelle 12 condizioni poste dal premier agli alleati per continuare l´esperienza di governo) con effetti strutturali sul sistema: dalla liberalizzazione delle professioni a quella dei servizi pubblici locali; dalla privatizzazione dell´Alitalia alla riforma della legge Finanziaria; dal ritocco allo "scalone" previdenziale ai nuovi ammortizzatori sociali e al pacchetto di semplificazioni nella pubblica amministrazione. E poi i delicati dossier politico-finanziari: Autostrade-Abertis, Telecom-Telefonica, dove in gioco ci sono anche i rapporti con il governo spagnolo di José Luis Zapatero. Per finire con la partita del gas e la separazione delle rete (la Snam) dall´Eni. Tutto in stallo, o quasi.

          Molto dipenderà dai tempi della crisi e dalle modalità con cui se ne uscirà. Ma anche dalla composizione del nuovo gabinetto. In ogni caso, a risentirne immediatamente sarà l´avvio del confronto tra il governo e le parti sociali per il patto sulla produttività e la crescita. Difficile che si possa cominciare da marzo. Il Tesoro d´intesa con il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, stavano ultimando la proposta da presentare al tavolo del negoziato con l´obiettivo di mettere in primo piano la riforma degli ammortizzatori sociali, prendendo più tempo per sciogliere il nodo dello "scalone" che dal primo gennaio del 2008 porta l´età per l´accesso alla pensione di anzianità da 57 a 60 anni. Ma ora nelle sedi sindacali c´è il timore fondato che tutto possa restare come prima. E allontanarsi anche il patto per la crescita. Proprio nel momento in cui l´economia italiana ha ripreso a marciare. Una ripresa dovuta in gran parte alla spinta che è venuta dalle imprese di medie dimensioni che, anche in seguito a processi di ristrutturazione, sono riuscite ad agganciare la domanda estera. Così che nel 2006 – per la prima volta dal 2001 – la produzione industriale è tornata a crescere: +2,4 per cento. A tirare è stato innanzitutto l´export.

          Il "Bersani bis" sulle liberalizzazioni dovrebbe approdare nell´Aula di Montecitorio lunedì prossimo, dopo aver superato senza ostacoli l´esame della Commissione, dove alla fine non è passato l´emendamento che azzerava le spese per l´invio degli estratti conto. «Fermare il cantiere – ha detto ieri il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani – sarebbe un danno serio per il Paese».

          Carlo Scarpa, docente di Economia industriale e politica della concorrenza all´Università di Brescia, è convinto che anche il disegno di legge Lanzillotta sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali possa proseguire il cammino in Parlamento appena cominciato. «Più complicata – dice – appare la partita Alitalia». Tesi condivisa dal Wall Street Journal. Perché dopo il secondo step del processo di privatizzazione (previsto per aprile) con manifestazione di interesse anche da parte di altri soggetti finora non usciti allo scoperto, si avvierà la fase conclusiva (a giugno) con la scelta, sulla base del piano industriale (dunque anche di valutazioni politiche) del possibile compratore della quota (il 30,1 per cento) messa sul mercato dal Tesoro.

          Formalmente non riguarda l´esecutivo il progetto di accordo tra Telecom e Telefonica. «I poteri di intervento del governo – sostiene Scarpa – sono minimi, ma purtroppo in Italia anche su questo ci sono i risvolti politici». E la via spagnola non piace né a Prodi né a Bersani.

          «Di sicuro – dice ancora il professor Scarpa – si arenerà il piano di separare la Snam dall´Eni. Già ora quell´idea godeva di un basso consenso politico. E con un interlocutore politico indebolito sarà più facile per la lobby dell´Eni ostacolarla del tutto».