“Governo” Insulti e uova contro Padoa-Schioppa

19/01/2007
    giovedì 18 gennaio 2007

    Pagina 4- Primo Piano

      ALL’UNIVERSITÀ TORINESE

        Insulti, petardi
        e uova contro
        Padoa-Schioppa

        Massimo Numa
        Raphael Zanotti

          Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa sorride. Curioso, si affaccia dalle balconate del Rettorato di Torino e continua a sorridere, visibilmente divertito. Giù, nel cortile, autonomi, Cub e Rsu dell’Università, compresa una delegazione della Flc-Cgil, si scatenano: lanci di raudi, tipo quelli da stadio, fumogeni colorati, raffiche di uova e slogan carichi di insulti. Boati e l’odore acre della polvere da sparo. Ministro, che pensa della contestazione? Nessuna risposta, se non un altro luminoso sorriso, che forse vorrebbe essere rassicurante per tutti. Anche per il vicario della questura di Torino, Spartaco Mortola, che sta cercando di tenere sotto controllo una situazione delicatissima.

            Sono le 17.35, il ministro è arrivato in via Verdi e sta per tenere una lezione su Altiero Spinelli e l’Europa nell’aula magna del rettorato. I contestatori, all’inizio circa 200, continuano a far esplodere petardi, mentre un paio di amplificatori, dai lati dell’ingresso di via Po, sparano bordate terrificanti di watts e musica techno contro la lectio magistralis di Padoa-Schioppa.

              Pochi minuti prima, non era così. Di sopra, in aula magna, il mondo accademico si stava sistemando per l’evento. Giacche, cravatte, suoni ovattati e hostess in gonna blu d’ordinanza. Alle 17.30, tutti seduti e in silenzio. Alle 17.34, sei botti che squarciano l’aria. Gli accademici si guardano, qualcuno si agita. Poi l’odore acre dei fumogeni comincia a entrare nell’aula magna. Le hostess chiudono le porte, ma l’odore della polvere da sparo e la folla di contestatori piomba sul mondo accademico. Supererà lo sbarramento, il ministro? Attimi di suspence. Poi la porta si apre. Un’ondata di fotografi e cameraman si accavalla facendo il suo ingresso. E dietro, lui, il ministro. Tre guardie del corpo e le urla della folla che lo inseguono: «Servo dei padroni, lascia stare le pensioni». Padoa-Schioppa è impassibile. Fende la sala. Si siede sul palco. Comincia il rituale delle presentazioni. Salvo? Macché. È destino che questa non sia una gran giornata per il ministro. Padoa-Schioppa se ne accorge quando il magnifico rettore Ezio Pelizzetti prende la parola: «Vorrei approfittare della presenza del ministro per chiedergli di precisare le sue dichiarazioni riportate dalla stampa qualche giorno fa in cui i docenti universitari sono definiti dei privilegiati».

                Padoa-Schioppa non si aspetta un’accoglienza del genere, dopo i botti e gli insulti dei manifestanti, ma regge bene il colpo. «Il senso di quell’articolo era che l’Italia deve tornare a crescere. C’è un distacco tra produzione e rendita. Tra i vari esempi che ho fatto c’era anche quello del docente universitario che non si fa mai trovare dagli studenti, che non pubblica ormai da anni e si limita alle ore minime dentro l’università. Bisogna risparmiare in ogni settore ed è la linea che intendo mantenere fino a quando rimarrò ministro». Punto. Fine. E la lezione può cominciare.

                  Legge una relazione, Padoa-Schioppa. Quando la sua voce fa una pausa, da fuori arriva la musica techno. I presenti fanno finta di niente. Si rischia, quando un gruppo di autonomi riesce a infilarsi oltre i cordoni di sicurezza, e sale veloce le rampe per entrare in aula. Ma i ragazzi, con le maschere dei ministri dell’Economia e Pecoraro Scanio, vengono bloccati dai carabinieri e nessuno in aula magna si accorge di nulla.

                    Il ministro conclude alle 18.40. Applauso, saluti veloci e poi fuori. Sul loggione fa un errore: si affaccia. Di sotto ondeggiano le bandiere dei Cub, dei No Tav, delle Rsu universitarie. E quando vedono il ministro, ripartono i botti e gli slogan: «Padoa-Scioppa, vergogna!», «Padoa-mani di Forbice», «Schioppa ministro taglia tutto», «giù le mani dalle pensioni», «Diamoci un taglio, dateci reddito». Tra i manifestanti anche Rino Lamonaca, segretario della Flc-Cgil: «C’erano Rsu con il nostro volantino, come abbiamo già fatto con lo sciopero generale della categoria del 16 novembre, che contesta i tagli. I lanci di petardi? Deprecati da tutti». E Rifondazione: «Oggi, noi Giovani Comunisti insieme alla rete Sempre Ribelli e ai collettivi universitari abbiamo contestato pacificamente il “nostro ministro tagliatutto”». Sono una sessantina in tutto, insieme ai Disobbedienti, al Collettivo Autonomo Universitario, ai centri sociali Gabrio e Askatasuna. Non ci sono anarchici. La contestazione si fa tanto violenta, che alla fine la polizia carica e spinge i manifestanti oltre il portone. Alle 19,30 fine della storia. Padoa-Schioppa riparte per Roma, gli autonomi tentano un corteo spontaneo, prima di blindarsi nella città universitaria. Sorvegliati dai poliziotti