Governo, inizia la battaglia delle fiducie

18/12/2007
    martedì 18 dicembre 2007

    Pagina 2 – Politica

    Governo, inizia la battaglia delle fiducie

      Quattro volte al Senato, una alla Camera: il tour de force su welfare, Finanziaria e sicurezza

        di Natalia Lombardo/ Roma

        RISCHIATUTTO Sarà una settimana «a bout de souffle» quella fino a Natale: da oggi a sabato in Parlamento si voterà per cinque volte la fiducia, quattro delle quali in Senato. Al premier Prodi piace rischiare, come ha detto a Fabio Fazio, ma se le fibrillazioni nella maggioranza sono sempre in agguato, a Palazzo Madama le considerano nei limiti fisiologici di questa legislatura.

        Oggi la riunione dei capigruppo al Senato deciderà il calendario dei lavori, che andranno avanti fino a sabato alle 21.

        I primi tre voti di fiducia saranno posti sui tre maxiemendamenti della Finanziaria (con Lamberto Dini che già mette le mani avanti, esercizio che non stupisce più nessuno). La quarta fiducia potrebbe essere posta sul Welfare: ci sono le riserve di parte della sinistra ma a fine anno scatterebbe lo «scalone» Maroni sulle pensioni.

        A Montecitorio, invece, l’aula sarà occupata fino a venerdì (prima della lunga pausa natalizia) dal decreto sicurezza. Il governo potrebbe porre la fiducia per accorciare i tempi (entro il 1 gennaio il decreto decade se non sarà convertito in legge). Ma sulla sicurezza il vero problema è l’avviso arrivato dal Quirinale: il presidente della Repubblica potrebbe non firmare il decreto perché, nella già contesa norma sull’omofobia, c’è un errore (il riferimento all’articolo 13 anziché all’art. 2 comma 7 del Trattato Europeo).

        Quasi quasi si respira un’aria più ottimista al Senato che alla Camera, qui l’aula voterà il decreto e la correzione potrebbe essere inserita nel «Milleproroghe», Ma se il testo dovesser cambiare e tornare al Senato, si riaprirebbero i giochi e il governo sarebbe davvero a rischio.

        Ieri a Palazzo Madama la commissione Bilancio ha iniziato la terza lettura della Finanziaria: il testo dovrebbe arrivare in aula «blindato» domani. Lamberto Dini già batte i primi segnali di guerra preventiva. «La legge finanziaria è stata peggiorata alla Camera», e avrebbe aumentato di «cinque miliardi la spesa pubblica, rispetto al testo varato dal consiglio dei ministri a settembre». Argomenti smontati dal relatore della Finanziaria, Legnini (Pd), ma che per l’irrequieto leader dei Liberal democratici sono sempre utili a lasciare il governo col fiato sospeso. Salvo rassicurarlo nell’immediato spostando a gennaio le lancette della mina innescata. I diniani voteranno col naso turato la Finanziaria « per senso di responsabilità. Ma da oggi in poi avremo le mani libere e il governo potrebbe cadere su ogni provvedimento…», ha avvertito Dini. Pronto a formare il nuovo gruppo a gennaio (conta «su 11 senatori, della maggioranza e non»), mirando a un governo istituzionale per fare la legge elettorale e tornare alle urne. Su questo schema comune Dini ha ripreso i contatti telefonici con Berlusconi.

        Ma nella settimana di passione (anche se siamo a Natale) la mina Lambertow sembra congelata. La discussione sarà probabilmente unica sui tre maxiemendamenti, poi il voto di fiducia separato. Contenuto anche il rischio del dissidente Fernando Rossi, che critica la Finanziaria ma non è interessato a «un salto nel buio. Non ci sono alternative a questo governo». Viene messo nel conto, invece, il no di Franco Turigliatto (Sinistra critica) soprattutto sul Welfare, mentre sulla Finanziaria si riserva di vedere i cambiamenti.

        La legge elettorale, altra sorgente di fibrillazioni, sarà tenuta ferma nella commissione Affari Costituzionali del Senato fino alla «verifica» di maggioranza il 10 gennaio. Ma un’altra data condiziona l’agenda della politica: il 16 gennaio la Corte Costituzionale deciderà se ammettere o no il referendum.