Governo in campo sugli orari

10/01/2003

            10 gennaio 2003

            1-Governo in campo sugli orari
            2-Le tappe del negoziato
            3-Il riposo domenicale in Europa

            Oggi al Consiglio dei ministri le linee-guida per recepire
            la direttiva europea ed evitare le sanzioni
            Governo in campo sugli orari
            L’intervento dopo il fallimento del confronto tra le parti
            sociali – Tra le priorità le regole sugli straordinari

            MILANO. Il ministro Roberto Maroni
            l’aveva annunciata poco prima della
            pausa natalizia come una delle priorità
            del Governo per il nuovo anno. E
            così la normativa sull’orario di lavoro
            compare all’ordine del giorno del
            Consiglio dei ministri di oggi, dopo
            che al termine di quasi quattro mesi
            di trattativa sindacati e associazioni
            datoriali non sono riusciti a trovare
            un’intesa sul recepimento della direttiva
            europea che disciplina la materia
            e che risale al 1993. L’Esecutivo prova
            in questo modo a mettere la parola
            fine a una vicenda che si trascina da
            dieci anni e ad allontanare il pericolo
            di una multa da parte della Ue
            (238.950 euro al giorno).
            Quello di oggi è solo il primo atto
            formale al quale seguirà un procedimento
            piuttosto lungo. Il ministro,
            infatti, aprirà con un’informativa al
            Consiglio dei ministri un iter che
            porterà, in prima battuta, alla stesura
            di un testo da parte del Welfare.
            Testo che dovrà avere anche il parere
            di altri ministeri come quello per
            le Politiche comunitarie e l’Economia.
            Successivamente il provvedimento
            sarà portato al prossimo Consiglio
            dei ministri per l’approvazione
            preliminare. E se questa prima fase
            dovrebbe esaurirsi nell’arco di una
            settimana, si prevedono invece tempi
            lunghi per i successivi passaggi. Il
            decreto del Governo dovrà essere approvato
            dalla Conferenza Stato Regioni,
            poi andare all’esame delle
            commissioni di Camera e Senato e
            quindi tornare in Consiglio dei ministri
            per il varo definitivo. Su queste
            tappe ancora nessuna data, dal momento
            che i tempi dipenderanno da
            quando Conferenza e commissioni
            sceglieranno di mettere il provvedimento
            all’ordine del giorno.
            Tra i punti più controversi che
            l’Esecutivo si troverà ad affrontare la
            questione del riposo settimanale. La
            direttiva non indica espressamente
            che il giorno di riposo settimanale
            deve coincidere con la domenica, o
            meglio l’articolo 5 stabilisce che vi
            sia un periodo minimo di riposo ininterrotto
            di 24 ore ogni sette giorni. In
            base a questo principio in molti, nelle
            scorse settimane, aveva paventato il
            rischio che con il recepimento del
            testo comunitario il riposo domenica-
            le potesse essere abolito anche in Italia.
            Su questo punto, però, sono arrivate
            le rassicurazioni di Maroni che
            ha sottolineato l’intenzione di non
            intervenire «sull’esenzione dal lavoro
            domenicale», dato che è la stessa
            Ue a lasciare piena discrezionalità ai
            legislatori nazionali.
            Più complessa sarà invece la gestione
            di un secondo punto: il tetto
            massimo dell’orario settimanale e il
            lavoro straordinario. L’avviso comune
            del ’97, a cui il Governo dovrà
            fare riferimento in base alla legge
            Comunitaria del 2001, e la direttiva
            seguono infatti due impostazioni diverse.
            La direttiva non distingue tra
            orario settimanale e straordinario ma
            indica solo che la durata settimanale
            non può superare le 48 ore compreso
            il lavoro straordinario. L’avviso comune,
            invece, distingue l’orario di
            lavoro straordinario dal normale orario
            di lavoro, fissando quest’ultimo
            in 40 ore settimanali e non specificando
            invece l’ammontare del lavoro
            straordinario. Si è così sviluppata una
            lunga serie di interventi normativi
            che hanno rinviato la materia alla
            contrattazione collettiva o all’accordo
            tra imprese e lavoratori. L’avviso
            comune ha poi introdotto l’obbligo di
            comunicare ai sindacati e agli organi
            ispettivi il ricorso al lavoro straordina-
            rio quando viene superata la soglia
            della quarantottesima ora di lavoro,
            ribadendo così se pur implicitamente
            la distanza con il provvedimento Ue.
            Altro punto su cui i due testi hanno
            seguito un diverso orientamento è
            la definizione stessa della «nozione
            di orario di lavoro», perché l’intervento
            italiano rifacendosi a un decreto
            regio che risale al 1923 parla di «lavoro
            effettivo» ovvero «lavoro continuativo».
            Mentre l’articolo 2 della direttiva
            spiega che per orario di lavoro si
            intende «qualsiasi periodo in cui il
            lavoratore sia al lavoro a disposizione
            del datore di lavoro».

            SERENA UCCELLO

            Le tappe del negoziato
            1993
            *La Commissione europea emana una
            direttiva, la 104, con la quale interviene nella
            disciplina sugli orari di lavoro, in particolare
            prende in esame la durata del lavoro
            notturno, i periodi di riposo e i turni di lavoro.
            1997
            * In Italia i sindacati e la Confindustria
            siglano un avviso comune per il
            recepimento della direttiva comunitaria. Il
            testo però non viene trasformato in
            disegno di legge dal Governo di allora.
            1998
            *Il Parlamento italiano approva una legge (la
            409) sulla limitazione del lavoro
            straordinario, seguita un anno dopo da
            un’altra legge (la 532) che riguarda il lavoro
            notturno. Ma della direttiva europea 104
            non si parla più.
            1999
            *La Ue aggiorna la direttiva del ’93
            emanandone altre due, la 63 e la 95, che
            disciplinano l’orario di lavoro per alcune
            categorie specifiche di lavoratori, come la
            «gente di mare» e la «gente di mare a
            bordo di navi presso i porti della
            Comunità».
            settembre 2002
            *Per l’Italia si delinea il pericolo di sanzioni
            da parte dell’Unione europea a causa del
            ritardo nel recepimento della direttiva 104.
            I sindacati e le associazioni dei datori di
            lavoro riprendono le trattative per la firma
            di un nuovo avviso comune, partendo dal
            testo del 1997.
            dicembre 2002
            *Dopo quasi quattro mesi di incontri le parti
            sociali non riescono a trovare un accordo.
            Alla vigilia di Natale la parola passa così al
            Governo.

            Il riposo domenicale in Europa
            Le regole negli altri Paesi dell’Unione

            Austria. Il riposo settimanale deve essere di
            36 ore. La domenica è di norma il giorno di
            riposo settimanale ma sono previste delle
            deroghe in alcuni casi.
            Belgio. La domenica è il giorno di riposo ma ci
            sono delle deroghe. Chi lavora la domenica ha
            diritto a un giorno libero di recupero. Il riposo
            deve durare 35 ore consecutive: alle 24 ore della
            domenica o del giorno libero si aggiungono 11 ore.
            Le regole sul riposo domenicale non si applicano
            ad alcune categorie, come i rappresentanti di
            commercio e i medici.
            Finlandia. Il periodo di riposo è di 35 ore
            ininterrotte da effettuare una volta la settimana.
            Ove possibile, nel periodo di riposo deve essere
            compresa la domenica. Il periodo può essere calcolato
            nell’arco di due settimane: l’importante è che sia di
            almeno 24 ore in una settimana.
            Francia. Il riposo, di norma, è quello domenicale,
            ma ci sono molte eccezioni. Le deroghe possono
            essere individuali o collettive. Anche in questo caso,
            il riposo giornaliero di 11 ore deve sommarsi a quello
            settimanale di 24, per un totale di 35 ore consecutive.
            Germania. Il riposo settimanale deve durare 35
            ore consecutive e di regola i dipendenti non
            lavorano di domenica. Per il pubblico impiego
            non c’è una disposizione esplicita in tal senso ma
            nell’amministrazione federale e dei Länder al riposo
            domenicale quasi sempre si aggiunge quello del sabato.
            Grecia. Ogni settimana il riposo deve durare 36 ore
            consecutive, frutto delle 24 ore minime e delle 12 ore di
            riposo giornaliero. La norma introdotta nel ’99 prevede
            delle deroghe dovute all’organizzazione del lavoro che
            limitano il riposo a 24 ore.
            Irlanda. La regola ricalca l’articolo 5 della direttiva
            comunitaria 93/104 con 35 ore ininterrotte di riposo ogni
            sette giorni: 24 ore di riposo minimo più 11 di riposo
            giornaliero. In casi specifici si può ricorrere a una deroga.
            Inoltre, è prevista la possibilità di considerare un periodo
            di riferimento di 14 giorni.
            Paesi Bassi. La disciplina sugli orari è piuttosto
            articolata. Il riposo settimanale «ininterrotto»
            deve durare almeno 36 ore. Si può derogare a
            questo limite se il riposo dura almeno 60 ore nell’arco di
            nove giorni: in questo caso, il periodo di riposo può essere
            ridotto fino a 32 ore una volta ogni cinque settimane.
            Il sistema consente deroghe per qualsiasi categoria.
            Portogallo. L’orario di lavoro è regolato da un
            decreto legge del ’71, integrato cinque anni fa
            da una legge. È prevista una giornata di riposo
            settimanale, solitamente in coincidenza della domenica,
            alla quale si aggiungono altre 11 ore.
            Regno Unito. A Londra è stato adottato un
            sistema che riprende integralmente l’articolo 5
            della direttiva comunitaria. Il lavoratore deve
            riposare almeno 24 ore ogni settimana, anche se l’orario
            può essere considerato su un arco di due settimane.
            Il riposo giornaliero si somma a quello settimanale.
            Spagna. Il riposo settimanale deve durare
            almeno un giorno e mezzo, ma questo periodo
            può essere il risultato di una media nell’arco di
            due settimane. Di solito il riposo coincide con la
            domenica. Sono previste eccezioni per alcuni settori.
            Svezia. Ogni sette giorni i lavoratori devono
            riposare per almeno 36 ore consecutive. La
            legge prevede che il periodo coincida, se
            possibile, con il fine settimana.