“Governo” In aula debuttano le due opposizioni

28/03/2007
    mercoledì 28 marzo 2007

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      Il racconto
      Sul tabellone appare una nuova geografia

        Nel tabellone del voto la nuova geografia politica del Senato. Franca Rame: "Dico sì con il sangue agli occhi"

          In aula debuttano le due opposizioni

            I centristi e il documento"dalemiano": "Meglio non sia stato accolto"

            CONCITA DE GREGORIO

            L´imbarazzo ai limiti della balbuzie di Alleanza nazionale, unica destra europea che vota contro i suoi soldati, l´afasia di Forza Italia che vedremo come riuscirà a spiegare all´amico americano il suo no, la forzatura rabbiosa della Lega e la nascita di un Senato a maggioranze variabili è una macchia di colore che compare sul tabellone luminoso del Senato alle 21.32 di martedì sera. Una macchia verde in campo bianco, per l´esattezza: l´isola dei venti voti dell´Udc che si stacca dal continente della destra bianco di astensioni (astenersi in Senato equivale a votare contro) e va a sommarsi ai voti a favore del centrosinistra impoveriti da qualche assenza e qualche defezione.

            Sono comunque 180 sì, tolti i voti Udc sono 160, due in più dei 158 richiesti. Ha così ragione Pierferdinando Casini a dire "anche se avessimo votato contro Prodi si sarebbe salvato lo stesso", in fondo il portavoce del patto Atlantico sperava in un voto a favore della missione "e guardate che il portavoce della Nato non è un talebano".

            Due opposizioni, da oggi. Lega, An e Forza Italia contrarie al rifinanziamento delle missioni all´estero e ferme a 132 voti, il gruppetto di Casini qui al Senato capitanato da D´Onofrio e da Calogero Mannino che si pavoneggia atteggiandosi a salvatore della Patria, Marco Follini seduto fra i banchi del centrosinistra in prima fila fra Manzione ed Emilio Colombo. Cesare Salvi trasmigrato verso i banchi di Rifondazione. Andreotti assente dall´aula al momento del voto insieme a Pistorio e Rossi. Turigliatto (con Rossi uno dei due "dissidenti" del giorno in cui cadde, proprio sull´Afghanistan, il governo) che conferma il suo no, e pure no vota il democristiano Gianfranco Rotondi. Franca Rame dice sì, invece, sebbene "col sangue agli occhi". Anche Lino Jannuzzi, di Forza Italia, vota sì. L´Unione è perciò a 159 voti di cui quattro dei senatori a vita (Levi Montalcini, Ciampi, Colombo e Scalfaro). Assente Pininfarina, ricoverato in clinica Cossiga. Una nuova geografia politica.

            Una nuova cartina del Senato disegnata in gran parte dalla scelta dell´Udc di Casini di sostenere il governo, è Francesco D´Onofrio all´ora del panino-cena alla buvette a raccontare, davanti a mezzo bicchiere di vino bianco, com´è andata: "Gliel´ho detto a Pier. Guarda che da stasera sei diventato un leader mondiale. Guarda che ci saranno le segreterie politiche di mezzo mondo lì a stampare la tua biografia. Immagina la scena, alla Casa Bianca: chi ha votato sì? Casini? Dateci dettagli su: Pier Ferdinando Casini". Ride, D´Onofrio. Ride e tira fuori dalla tasca due paginette striminzite grandi come fogli di bloc notes in cui sta scritto l´ordine dei giorno "quello che non abbiamo potuto presentare, e meno male che non l´abbiamo presentato sennò chissà in quanti avrebbero gridato all´inciucio: il testo è uguale al discorso che ha fatto in aula D´Alema". Uguale, più o meno. Il riferimento all´Onu e alla Nato, "gli impegni e la linea politica sono quelle". In aula il passaggio di bigliettini fra i banchi del governo e quelli dell´Udc è fittissimo: D´Alema ne manda uno a Buttiglione. Mastella a D´Onofrio. "Mastella mi ha scritto �mi dispiace che i miei estremisti non abbiano fatto ammettere il tuo ordine del giorno┤", racconta D┤Onofrio, "io gli ho risposto temo che siano stati anche i miei estremisti". D┤altra parte le ali estreme dei due schieramenti "sono contrarie alle larghe intese ma noi, da democristiani, sappiamo che con la politica estera non si scherza: la politica estera Þ una cosa seria. Alla fine An e Forza Italia sono rimasti in minoranza: era uno scontro fra noi e la Lega, in fondo".

            In aula il momento cruciale è quello in cui, dopo l´intervento di D´Alema, Altero Matteoli per An chiede un quarto d´ora di tempo per riflettere "sulle circostanze che hanno portato il governo a mutare linea". Cinque giorni fa – fa notare Anna Finocchiaro per l´Unione – il centrodestra ha votato il rifinanziamento alla Camera. E´ un po´ difficile spiegare oggi questo no, An in specie è in grave difficoltà. Ancora D´Onofrio: "E´ stato Buttiglione a suggerirmi di chiedere al presidente Marini, che l´aveva ignorata, di assecondare la richiesta di Matteoli. Il fatto che volessero tempo era già un´ammissione di difficoltà. Stavano pensando di uscire dall´aula e non votare". E´ qui che D´Alema affida a un commesso il suo messaggio per Buttiglione. Per un momento è sembrato che An potesse (volesse) smarcarsi da Forza Italia ma poi no: la richiesta di un emendamento avrebbe rinviato il testo alla Camera e non c´era più tempo. C´è fretta, si vota volando. Calderoli prende il posto di Marini e dirige i lavori dell´aula come se fosse un Mercante in fiera: "Forza colleghi ognun per sé e Dio per tutti", "sveglia, sveglia", "coraggio, avanti". Gli ordini del giorno corrono come numeri al bingo. Giannicola Sinisi gioca a scacchi sul computer. Goffredo Bettini legge il giornale. D´Alema si assenta un´oretta, Follini si porta verso il bar ragionando sullo "sforzo collettivo perché si arrivi al voto meno imbarazzante possibile per tutti". Sorride. Più imbarazzante per qualcuno che per qualcun altro, questo è sicuro.