“Governo” Il segretario ds rassicura la sinistra

11/01/2007
    giovedì 11 gennaio 2007

      Pagina 12 – Primo Piano

        DIETRO LE QUINTE

          Il segretario ds vede Giordano
          e rassicura la sinistra

            PENSIONI
            Fassino ha detto sì al
            Prc sull’innalzamento
            delle «minime»

              Maria TeresaMeli

              ROMA — Non è stato un periodo facile per Piero Fassino. Prima c’è stato l’addio di Nicola Rossi. Poi il tentativo del leader Ds di rilanciare la «fase due» si è vanificato tra i "no" di Rifondazione comunista, il silenzio di Romano Prodi e gli appelli alla prudenza rivoltigli dai ministri del suo stesso partito. Infine, il tam tam su Walter Veltroni e sulle sue future ambizioni di leadership (negate, ovviamente, dal diretto interessato).

              Ieri, perciò, Fassino ha cercato di riprendere in mano il filo dei rapporti politici e l’iniziativa. Anzi, per l’esattezza ha cominciato a farlo dal giorno prima ancora, quando, in mattinata, ha telefonato al leader di Rifondazione Franco Giordano, chiedendogli un incontro. E lo stesso ha fatto con Prodi, anche per fugare sospetti e dubbi che erano sorti tra palazzo Chigi e il Botteghino. Così il segretario della Quercia ha cambiato registro. Con il leader del Prc in quaranta minuti circa di colloquio ha usato toni pacati ed è stato assai conciliante. Tanto che gli ha fatto subito sapere che era anche lui dell’avviso di innalzare le pensioni minime.

              Già, le pensioni, il grande scoglio — fino all’altro giorno almeno — che divideva i riformisti dall’ala radicale. Di questo argomento Fassino ha parlato anche con Prodi. Per certificare che a Caserta non verranno annunciate lacrime e sangue in materia. Anzi, si seguirà la linea individuata dal premier nella conferenza stampa di fine anno: niente disincentivi per chi lascia il lavoro raggiunta l’età per farlo. Insomma, il leader della Quercia ha compreso che la linea dura a Caserta non avrebbe pagato. Per questa ragione ha spiegato a Prodi che non era sua intenzione «mettere in difficoltà il governo» con la sua richiesta di fare le riforme in cinque mesi. «Romano, tu sai che noi siamo sempre stati leali — è stata la premessa del segretario Ds — e che ci siamo sempre assunti le nostre responsabilità in quanto partito di maggioranza relativa della coalizione». Non dissimile il discorso fatto a Giordano: «Noi — è stato il ragionamento di Fassino — abbiamo sempre lavorato per la coesione dell’Unione e lo faremo anche stavolta».

              E a riprova della sua buona volontà il numero uno del Botteghino, che ci teneva a dare pubblicità all’incontro per far vedere che almeno un fronte polemico era stato chiuso, ha fatto diffondere un comunicato assai esplicito. In quella nota, infatti, oltre a sottolineare la necessità dell’«equità sociale» dell’azione di governo, tema notoriamente assai caro al Prc, si insisteva anche sull’«innovazione riformatrice» dell’esecutivo. Riformatrice, proprio così, non riformista. E le parole e le sfumature lessicali in casi come questo hanno un senso. Del resto, Fassino, visti gli umori e soprattutto i malumori nella maggioranza, non aveva nessuna intenzione di partire lancia in resta da solo. Il leader dei Ds è tornato al ruolo a lui più congeniale di mediatore. D’altra parte è stato lui stesso a spiegare ai suoi collaboratori che «alla fine con Rifondazione, ragionando, si è sempre trovata una soluzione». Semmai, il segretario della Quercia è più preoccupato di quel che potranno dire, a Caserta, i partiti più piccoli dell’Unione. Il timore è, per esempio, che il Pdci o i verdi, per problemi di visibilità, tirino fuori il problema del ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan, o che qualcuno ponga in quel vertice il tema dei Pacs, nonostante l’accordo di lunedì sera tra Prodi, Rutelli e D’Alema di evitare questo spinosissimo tema.

              Comunque, la tensione, almeno per quel che riguarda il leader Ds, sembra per il momento essersi dissipata. Dal Botteghino viene un unico appunto a Caserta: era veramente opportuno, dopo una Finanziaria così contestata, tenere un vertice nella sfarzosa reggia borbonica, o, piuttosto, non si è trattato di un errore mediatico?