“Governo” Il premier: troppi riformisti a parole

24/10/2006

    marted� 24 ottobre 2006

    MESSAGGIO A DS E MARGHERITA: PER TUTTI L’IMPEGNO E’ SUPERARE CIMA COPPI

    Il premier: troppi
    riformisti a parole
    E io devo pedalare

    retroscena
    Amedeo La Mattina

      ROMA

      A Palazzo Chigi questo insistere sulla necessit� di rendere pi� incisivo il profilo riformista del governo, non va gi�. �Il cambio di passo – ha spiegato il premier agli esponenti della maggioranza che ha incontrato in questi ultimi giorni – si fa quando la salita � finita. Con questa Finanziaria riusciremo a scollinare una salita ripida e dura. Dopo la cima Coppi, si fa il cambio di passo�. E in ogni caso sono i due partiti che pensano di mettersi insieme nel Partito Democratico a dover dare �la spinta riformista decisiva al governo�: �E’ da voi – ha detto Prodi ai suoi interlocutori – che mi aspetto una coerenza riformatrice. Non � solo il governo che deve pedalare, che la sua parte la sta facendo�. Insomma, per il presidente del consiglio fin dal primo giorno questo esecutivo ha messo in campo un’azione riformatrice: la stessa manovra economica va in questa direzione, ma non � la soluzione di tutte le aspettative.

      Fassino e Rutelli ritengono che l’impianto della Finanziaria va nella giusta direzione, ma chiedono ancora alcuni correttivi. Per Prodi per� si possono fare solo alcune variazioni: non c’� il tempo per� di riaprire interi capitoli ex novo. Comunque, una cosa deve chiara, va ripetendo il premier nei suoi incontri: �Palazzo Chigi non � il luogo che frena il riformismo mentre gli altri sono i cultori delle riforme. L’eccesso di frammentazione della Finanziaria c’� stato perch� qualcuno ha interpretato il suo ruolo in un certo modo. I ministri, ad esempio, non devono guardare solo i settori che dirigono�.

      Ora si va avanti, e il vertice di sabato con tutti i leader di partito, i capigruppo, i presidenti delle commissioni Finanze e Bilancio, dovr� servire per individuare il percorso parlamentare della Finanziaria. Nella speranza che gi� sabato il decreto fiscale sar� approvato senza la fiducia. Ma per Fassino e Rutelli il vertice di fine settimana dovrebbe servire a rilanciare il timone riformista. �Devi impegnarti tu in prima persona – gli hanno detto i due leader politici – a lanciare un messaggio diverso da quello che � stato percepito dall’opinione pubblica con la manovra�. Ovvero, solo tasse e poca crescita. Prodi non � convinto che il vertice di sabato sia l’occasione giusta. Intanto perch� ci sono passaggi ancora tutti da completare in Parlamento. Intanto, deve passare l’idea che verranno presentati solo gli emendamenti alla Finanziaria che trovano l’accordo di tutta la maggioranza. Ed � quello che hanno deciso ieri i capigruppo dell’Unione. Verr� chiesto all’opposizione di presentare alcuni emendamenti che potranno essere accolti. E poi perch� il Prc non ne vuole sapere di cambiare l’asse della manovra che, caso mai, � ancora troppo sbilanciata a favore delle imprese.

      Per Prodi � giusto il tentativo di smussare gli angoli con la Cdl. Infatti, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, ha detto ai capigruppo che � intenzione del governo non mettere la fiducia sul decreto fiscale. E ha dovuto sudare sette camicie per convincere alcuni che questa � la strada giusta. I capigruppo dell’Ulivo e del Prc, Franceschini e Migliore, per� temono il tranello della Cdl che si appresta a presentare centinaia di emendamenti. I loro colleghi dell’altra parte dello schieramento hanno promesso che consentiranno di approvare il decreto entro venerd�. E i loro emendamenti verranno presentati ma non verr� chiesto di discuterli uno per uno. �E’ vero – ha spiegato Franceschini – che informalmente ci hanno detto di non voler fare ostruzionismo, ma questo impegno devono prenderlo in una sede ufficiale, cio� alla riunione dei capigruppo�.

      Insomma, c’� in atto il gioco del cerino. Con la maggioranza che vuole verificare la tenuta dell’unit� dell’opposizione e quest’ultima che chiede di non mettere la fiducia n� al decreto n� alla Finanziaria. Ma se questo � possibile alla Camera, altrettanto non � possibile al Senato dove si � aperta un’altra frana. La scelta di Fernando Rossi del Pdci di abbandonare il suo partito e di minacciare di non votare la la Finanziaria �se non cambia radicalmente�, rende la situazione del governo ancora pi� complicata di quanto lo fosse fino a ieri.