“Governo” Il pasticcio del welfare

19/05/2006
    venerd� 19 maggio 2006

    Prima Pagina e pagina 12 – Editoriale

    Il pasticcio del welfare

      Chiara Saraceno

        SI possono cogliere tre messaggi chiari nel modo in cui � stato formato il nuovo governo. Primo, le donne non contano nulla come opinione pubblica e come possibili portatrici di competenze. Nell’estenuante e vergognosa spartizione che ha portato ad un governo monstre di ben 25 ministri pi� 72 sottosegretari, l’unica redistribuzione cui non � stata riconosciuta legittimit� � stata quella tra uomini e donne. Escluse da tutte le cariche istituzionali, alle donne sono andati sei ministeri, di cui quattro leggerissimi, senza portafoglio, fatti di �avanzi e ritagli�, e quattordici sottosegretariati.

          E’ quasi offensivo. Al punto che sarebbe stato preferibile che rifiutassero in modo pubblico di essere prese in giro e di essere utilizzate per una presa in giro collettiva dei milioni di elettrici.

            Secondo, si tratta tutti di ministeri �sociali�, per lo stereotipo che vuole le donne particolarmente, ed esclusivamente, adatte ad occuparsi del sociale, mentre le decisioni importanti sui finanziamenti, l’economia, la pace, la guerra sono lasciate agli uomini.

              Allo stesso tempo, l’area delle politiche sociali � stata frammentata in ben cinque ministeri, di cui tre con portafoglio (uno solo ad una donna) e due senza: lavoro, politiche sociali, sanit� da un lato, famiglia e giovent� dall’altro, cui si pu� aggiungere quello altrettanto inutile e impotente delle pari opportunit�. All’epoca del precedente governo dell’Ulivo era stata varata una riforma dei ministeri basata sul principio di accorpare aree contigue e interagenti.

                Quella stessa maggioranza ora si smentisce, non solo moltiplicando in modo spudorato i ministeri, ma facendolo proprio in campo sociale, ovvero un settore a bassa legittimazione nel nostro Paese, tanto pi� dopo la riforma del Titolo V della Costituzione che ha delegato molto a livello regionale. E’ un segnale di come le politiche sociali siano considerate di scarsissima rilevanza, al punto che possono essere frammentate, gestite senza portafoglio, abbandonate alle guerre di confine e competenze tra ministeri.

                  Dove ci sarebbe bisogno di una regia forte a livello nazionale (a sei anni dalla approvazione della legge 328/2000 sui servizi sociali manca ancora la definizione dei livelli minimi di assistenza), si sono invece moltiplicati gli interlocutori deboli e potenzialmente conflittuali tra loro. Dovremmo forse ringraziare che non abbiano inventato anche un ministero per gli anziani e un altro per i bambini, per completare la frammentazione dei soggetti e dei ministeri.

                    In terzo luogo � stato mandato un messaggio chiaro di rassicurazione Oltretevere. Ministeri sensibili e importanti come quelli della scuola, dei beni culturali e delle comunicazioni, insieme a quello del tutto simbolico della famiglia, sono saldamente in mano ai cattolici. Quasi a dire che nulla verr� toccato, anzi, per quanto attiene a finanziamenti alla scuola privata, al patrimonio ecclesiastico, al rispetto delle sensibilit� religiose cattoliche anche a scapito di quelle laiche o di diversa religione, alla difesa di un modello univoco di famiglia.

                      Tre messaggi molto chiari e non molto incoraggianti per il futuro. Una maggioranza cos� fragile come quella uscita dalle elezioni aveva davanti a s� due alternative: massimizzare nel breve-medio periodo i benefici per i partiti e i singoli, anche in vista di una non improbabile crisi, oppure fare scelte coraggiose e su queste parlare al Paese. Finora ha scelto la prima strada, limitandosi cos� molto la possibilit� di prendere la seconda nel prossimo futuro.