“Governo” Il libero mercato entra in farmacia

05/07/2006
    mercoled� 5 luglio 2006

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    Il libero mercato entra in farmacia

      di Luigi Chiarello

        La rivoluzione che non ti aspetti. Fatta col silenziatore. Le societ� di persone e le cooperative a responsabilit� limitata che finora potevano gestire una sola farmacia privata potranno d’ora in poi diventare titolari di pi� farmacie sparse sul territorio nazionale, a prescindere dalla provincia in cui � ubicata la sede legale della societ�. E non � tutto. Ciascun farmacista potr� entrare in pi� societ� di persone o cooperative a responsabilit� limitata e, di conseguenza, partecipare al capitale di pi� farmacie e alla loro gestione. E la gestione delle farmacie private non sar� pi� riservata ai soli farmacisti iscritti all’albo della provincia in cui la farmacia ha sede; ci� significa che anche farmacisti, provenienti da altre province del paese, potranno gestire attivit� in territori diversi da quelli di riferimento. In sostanza, si potr� gestire una farmacia in qualunque parte del territorio nazionale. Senza vincoli. L’articolo 5 del decreto legge n. 223/2006, contenente la manovrina, prevede una vera e propria rivoluzione nella vendita dei farmaci. Resta un solo vincolo, l’incompatibilit� tra le attivit� di distribuzione all’ingrosso di medicinali e di fornitura al pubblico di medicine, qualora a svolgerle sia la stessa societ�.

          Il decreto Bersani abroga i commi 5, 6, 7, 9 e 10 dell’art. 7 della legge che riordina il settore farmaceutico, la n. 362 del 1991. E lo fa con il silenziatore. La norma, di fatto, consente la possibilit� di entrare nel capitale e nella gestione di pi� farmacie da parte di una sola societ�. Consente anche la mobilit� dei farmacisti su tutto il territorio nazionale e svincola la gestione di un’attivit� farmaceutica dalla necessit� di essere iscritti all’albo provinciale.

            E non finisce qui. Spariscono anche le norme che disciplinavano la cessione di quote della societ� di gestione della farmacia privata, a seguito di successione. E che prevedevano la cessione delle partecipazioni alla societ�, entro tre anni dalla loro acquisizione, qualora vengano meno i requisiti.

              La norma abrogata prevedeva anche che nel caso in cui l’avente causa fosse il coniuge o l’erede in linea retta entro il secondo grado, il termine di cessione fosse differito al compimento del trentesimo anno di et� dell’avente causa, ovvero, se successivo, al termine di dieci anni dalla data di acquisizione della partecipazione. Di tutte queste disposizioni (previste al comma 9 e al comma 10 dell’art. 7 della legge 362/1991) non resta nulla. Dunque prevale il laissez faire: il mercato.