“Governo” Il dispaccio di Giordano: «Li abbiamo fermati»

12/01/2007
    venerdì 12 gennaio 2007

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    RETROSCENA

    Il dispaccio di Giordano:
    «Li abbiamo fermati»

      Il segretario prc: un punto a noi contro i riformisti. Rutelli: mantenere rapporti con il Polo, puntiamo su Casini

        di Maria Teresa Meli

          Sta quasi tutto in un rapido scambio di battute a fine cena il succo del mega-vertice dell’Unione. Il leader dello Sdi Enrico Boselli (uno dei pochi che in quel consesso ha tenuto il punto sul riformismo) incrocia il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano e lo apostrofa così: «Ridi eh, che oggi hai vinto tu». Il numero uno del Prc non nega (non gli sarebbe possibile) e risponde: «Partita chiusa».

          Ma c’è un altro, indubbio, vincitore, quel Romano Prodi che ha ottenuto che Piero Fassino non parli più di fase due. C’è da dire però che è stato grazie a Massimo D’Alema che il premier ha raggiunto questo risultato. Infatti, nella riunione dei ministri della Quercia, lunedì scorso, era stato proprio il titolare della Farnesina a frenare il segretario. A parte lo Sdi, Giuliano Amato, Bobo Craxi ed Emma Bonino solo la Margherita si è lasciata margini di manovra nella contesa tra riformisti e radicali.

          Paolo Gentiloni, il braccio destro (e qualcuno dice anche la mente) di Francesco Rutelli è stato netto: «Dico no — ha affermato il ministro delle Comunicazioni — a un dibattito troppo rassicurante. Non minimizziamo i problemi, che sono politici. Il confronto tra radicali e riformisti non è un’invenzione giornalistica: c’è». E così dicendo, di fatto, Gentiloni ha smentito le interpretazioni date fino a quel momento non solo da Fassino, ma anche da Prodi.

          Più blando Rutelli (ma qualcuno in quella sala ha pensato che i due giocassero al poliziotto buono e a quello cattivo). Mentre l’altro vicepremier, ossia D’Alema, non ha profferito verbo sul tema della previdenza, anzi ha anche sottolineato che occorreva agire sui salari, cavallo di battaglia del Prc, Rutelli ne ha parlato. «Non dobbiamo lasciar cadere questo tema», ha osservato il presidente della Margherita, ma non ha insistito. Rutelli poi ha quasi lasciato intendere che per lui, al contrario che per gli altri, c’è sempre la possibilità di un «doppio forno». «Esportiamo le contraddizioni — ha detto — nell’altro polo. Manteniamo un rapporto con Casini che sta contestando la leadership di Berlusconi». E non è quindi un caso che il leader dl stia muovendosi sulla riforma elettorale con grande prudenza: no al referendum, ma no anche a un accordo Ulivo-Forza Italia. Ovvero no a due iniziative che, se andassero in porto, penalizzerebbero proprio l’Udc.

          Dunque, la Margherita non sposa l’asse che si è formato tra Prodi-Rifondazione e, ora, anche i Ds. Si tengono le mani libere, i vertici dei Dl. Ciò nonostante ieri Giordano non appariva affatto preoccupato, come ha confidato al telefono a un compagno di partito: «Ci hanno provato, ma si sono fermati». Fermati, sì. Però con qualche malumore. Boselli, per esempio, è convinto che «non si possa abbandonare il tema del riformismo». E il ministro dell’Interno Giuliano Amato lo ha detto con determinazione: «Quello delle pensioni è un problema dietro l’angolo, è inutile nasconderselo».

          Persino Rosy Bindi, che non si può tacciare di eccessivo riformismo, ha osservato: «La sinistra deve affrontare questo tema». Ma Prodi lo ha detto anche pubblicamente, che «nell’immediato non sono previsti interventi sulle pensioni». Il cerchio, comunque, lo ha chiuso Piero Fassino, che ha cercato di riprendere i rapporti con Rifondazione, rapporti che, peraltro, D’Alema non ha mai interrotto. «Ci vuole un nuovo corso col Prc», è la nuova parola d’ordine del segretario ds. E il new deal fassiniano è stato inaugurato ufficialmente ieri (ma un assaggio quelli di Rifondazione lo avevano avuto il giorno prima, nell’incontro tra Giordano e il numero uno del Botteghino). Fassino ha spiegato che aveva parlato di fase due non «per criticare la Finanziaria bensì per valorizzarla in un solco di continuità». Non solo, ha insistito sul fatto che bisogna «coniugare equità sociale e innovazione», persino sulla «previdenza». Il come non lo ha spiegato ma ha aggiunto che bisogna innalzare le pensioni minime, tema caro al Prc. Di più: «Chi dipinge il centrosinistra diviso tra radicali e riformisti lo fa per cambiare gli equilibri politici».

          Naturale, allora, che Giordano, che è stato il primo leader a parlare, fosse soddisfatto. Ha tenuto duro sulle pensioni e sull’innalzamento dei salari e ha incassato il discorso di Prodi: «Apprezzo — ha detto il segretario del Prc — che si proponga il programma come collante». Del resto, è quello che Rifondazione ha sempre sostenuto. E comunque parlare di pensioni non fa aumentare i voti. «Attenti a non perdere consensi perché poi è difficile recuperarli», è stato, non a caso, il monito di D’Alema. Partita chiusa, allora? Sì… in attesa della prossima lite.