“Governo” Il Cavaliere ripensa alla spallata (A.Minzolini)

04/01/2007
    giovedì 4 gennaio 2007

    Pagina 2 – Primo Piano

    E il Cavaliere
    ripensa alla spallata

    Retroscena
    Strategia d’inverno

      Augusto Minzolini

      ROMA
      Io capisco gli appelli di Napolitano al dialogo, ma ogni volta che Prodi e il suo governo useranno contro di noi la politica della menzogna, io risponderò colpo su colpo. Questo è sicuro». Parola del redivivo Silvio Berlusconi. Il capo dello Stato avrà anche perorato nel suo messaggio televisivo atteggiamenti di collaborazione tra maggioranza e opposizione, ma il Cavaliere la conferenza stampa di fine anno in cui il premier lo ha indicato come il responsabile di tutti i mali del Paese, non l’ha propria digerita. Gli ha rovinato il Capodanno e se l’è legata al dito. Così, Colle o non Colle, adesso che il chirurgo di Cleveland gli ha fatto il tagliando al cuore, Berlusconi si è rigettato con energia nell’agone politico per rendere la pariglia al Professore: ieri dopo aver consultato Giulio Tremonti e Gianni Letta e approfittando dei dati del Tesoro che hanno certificato una diminuzione di 35 miliardi euro nel fabbisogno dello Stato nel 2006, ha scritto una nota per crocifiggere Prodi e la sua maggioranza sulla Finanziaria accusandolo di continuare a perseguire una politica «clientelare».

        Ma la sortita di ieri è solo l’antipasto: è in cantiere, infatti, una conferenza stampa del Cavaliere per il 10 gennaio che, nelle intenzioni, dovrebbe essere una vera e proprio «contro-conferenza» per controbattere le tesi e i giudizi espressi dal Premier in quella del 28 dicembre scorso.

          Appunto. Si ricomincia e l’obiettivo finale non è quello – fallito – di una spallata in Parlamento, ma di una spallata al governo che dovrebbe venire dal paese con le elezioni amministrative di Primavera. Se questa è la strategia è evidente che il Cavaliere non ha nessuna intenzione di perdere tempo, per cui non ha aspettato neppure la Befana per riprendere le ostilità contro Palazzo Chigi. Senza contare che dopo l’affondo di Prodi di fine anno, quella di Berlusconi di ieri è stata una mossa obbligata di legittima difesa. «Quanto sta emergendo – è il ragionamento che il Cavaliere ha fatto a Tremonti e Letta – dimostra che abbiamo lasciato a Prodi e ai suoi una situazione economica invidiabile. Che la politica della riduzione fiscale e dei condoni paga. E, soprattutto, che non c’era bisogno di una finanziaria di tasse come quella che è stata fatta dall’attuale governo. Anzi, adesso bisogna stare attenti a come i partiti della maggioranza utilizzeranno i soldi che hanno intascato. Conoscendo le loro inclinazioni clientelare, non mi meraviglierei se li utilizzassero per «bonus» elettorali, insomma, per conquistare consenso».

            Ed in questo ragionamento c’è il succo della campagna di Primavera che Berlusconi ha in mente di lanciare fin d’ora. Una campagna che deve servire soprattutto ad impedire che il centro-sinistra recuperi il terreno perduto in termini elettorali. A differenza di Manhaimer, infatti, Berlusconi è sicuro che gli indici di gradimento del governo e della maggioranza continuino a scendere. Non per nulla l’ex-premier aspetta con trepidazione per il 9 gennaio, alla vigilia della contro-conferenza, un nuovo sondaggio con un campione molto ampio, per comprendere se le sue sensazioni saranno confermate anche dai numeri. Per riuscire nell’intento ha bisogno, però, di tenere lo scontro alto e di confutare una per una le tesi di Prodi rivendicando la paternità dei dati positivi della nostra economia e accusando il governo di aver varato una finanziaria inutile e dannosa per la crescita del paese. «Sulle pensioni – ha spiegato il Cavaliere ai suoi – Prodi sta prendendo in giro gli italiani e per il naso i riformisti della sua coalizione». E la decisione di Nicola Rossi, ex-consigliere economico di Massimo D’Alema, di lasciare i ds gli dà ragione. «Rossi si è dimesso – osserva Fabrizio Cicchitto, uno dei consiglieri del premier – in polemica con la politica di Prodi e per l’arrendevolezza della Quercia nei confronti di un governo egemonizzato dalla sinistra massimalista».

              Ma l’argomento più efficace nella testa del premier resta quello di dimostrare agli italiani che questa manovra lacrime e sangue non era necessaria per rimettere in ordine i conti dello Stato, ma che serve solo a finanziare la «politica clientelare» del centro-sinistra. «Questi – spiega Gianpiero Cantoni, ex-presidente della Bnl e consigliere economico del Cavaliere – stanno mettendo da parte il fieno. Se si andrà alle politiche nel 2009 hanno bisogno di fare nel 2008 una finanziaria piena di regalie. E magari parte del surplus gli servirà per vendere l’Alitalia a prezzi scontati ai soliti noti. Ai vari De Benedetti, Della Valle o all’ultimo arrivato a corte, Carlo Toto, il proprietario dell’Air One».

                Senza contare che ora che ci sono i soldi, il centro-sinistra potrebbe litigare anche sul come utilizzarli. «Nella logica il “surplus” -ipotizza Cicchitto – dovrebbe essere utilizzato per per finanziare le infrastrutture, le grandi opere. Ma questa maggioranza per il suo Dna non può farlo. I verdi e Mastella sparano tutti i giorni contro Antonio Di Pietro che almeno su questo tema dice cose sensate».