“Governo” I prossimi dossier sul tavolo di Bersani

05/07/2006
    mercoled� 5 luglio 2006

    Pagina 18 – Primo Piano

    I prossimi dossier sul tavolo di Bersani
    Dai cimiteri ai distributori di benzina

      Antitrust e Mercato

      ROMA – Ci sono voci sorprendenti, come quella dei servizi cimiteriali, che in Italia alcuni comuni gestiscono ancora in esclusiva. E che, a dispetto dell’apparenza, nascondono business di tutto rispetto in parte ancora al riparo della concorrenza. Ma ci sono anche capitoli aperti da anni, e senza esito. Come quello delle pompe di benzina, con una riorganizzazione che non c’� mai stata e tutto questo sulle spalle degli automobilisti: che devono andare in Spagna per poter leggere sui display della societ� concessionaria delle autostrade i prezzi dei carburanti al distributore successivo, e regolarsi di conseguenza, mentre in Italia le Autostrade e gli altri gestori si sono sempre rifiutati di fare lo stesso con la scusa che chi guida l’auto si potrebbe distrarre e causare un incidente.

      C’�, insomma, soltanto l’imbarazzo della scelta. Se il governo di Romano Prodi vorr� tener fede al programma, l’agenda delle liberalizzazioni � destinata inevitabilmente ad allungarsi. Dal business del caro estinto, ai carburanti, ma anche al commercio e agli orari di apertura delle farmacie. Per arrivare al delicatissimo tema dell’energia: al ministero dello Sviluppo economico � sotto esame un elenco analogo a quello chiesto all’Antitrust sulle segnalazioni che non hanno avuto esito, presentato dall’Autorit� per l’energia. E non si escludono altre sorprese nemmeno su quel fronte.

      Anche perch� il decreto di Pierluigi Bersani, che ha fatto saltare i nervi ai tassisti di tutta Italia, non riguarda che una parte delle questioni sollevate nel corso degli anni dall’Autorit� garante della concorrenza e del mercato. Senza, ovviamente, che i suoi suggerimenti venissero ascoltati.

      C’� per esempio la faccenda della liberalizzazione del commercio. Gi� alla fine degli anni Novanta Bersani aveva cercato di scardinare il sistema. Ma la sua riforma si era scontrata con ostacoli che ne avevano impedito la concreta attuazione. Il motivo � semplice: la liberalizzazione doveva essere recepita con leggi regionali. E in molti casi le Regioni l’hanno interpretata in modo tale da vanificarla. Lo stesso rischio che ora si corre con le licenze dei tassisti, la cui gestione � affidata alla piena autonomia dei comuni. Dove le lobby hanno certamente vita pi� facile e la giungla che imprigiona il mercato funziona come un orologio svizzero.

      Fu Marco D’Alberti, prima di essere nominato componente dell’Antitrust, a scoprire, proprio in una indagine realizzata per conto di quell’autorit� quando era presieduta da Giuliano Amato, qualcosa come 223 concessioni che, a partire dal 1923 a oggi, sia a livello nazionale che locale, mettono interi settori al riparo dalla concorrenza. Pi� della met�, secondo quello studio, prive di alcuna giustificazione.

      Sergio Rizzo