“Governo” Gli industriali non si fidano

27/02/2007
    martedì 27 febbraio 2007

    Pagina 5 – Interni

      Il problema «Anche se si vota
      la fiducia, l’incertezza rimarrà tutta
      e per l’economia è un danno grave»

        “La stabilità è lontana”

        Gli industriali non si fidano: serve una nuova legge elettorale

          Retroscena
          «Non si può più perdere tempo»

          PAOLO BARONI

          ROMA
          Lo sconcerto per la crisi di governo è ancora forte tra gli imprenditori italiani. A distanza di una settimana molti sono ancora «allibiti» per quello che Luca di Montezemolo ha definito il «black out» dell’esecutivo. La soluzione della crisi, vista con gli occhi pragmatici degli industriali, appare infatti troppo rabberciata e assolutamente inadeguata ad assicurare al Paese la necessaria stabilità. Anche il presidente di Confindustria, che oggi al Direttivo di viale dell’Astronomia farà il punto della situazione, si mostra da giorni molto preoccupato. «Mi auguro che si possa uscire al più presto da questa situazione con un quadro più chiaro e stabile» ha scritto ieri in una lettera al «Gazzettino» di Venezia. A suo parere, oggi, la politica è troppo «distante dai problemi reali del Paese», troppo «bizantina e autoreferenziale». Quanto alla sinistra radicale, ha spiegato nel pomeriggio parlando all’assemblea di Assindustria Belluno, «è una sinistra conservatrice e frenatrice, mentre noi abbiamo bisogno di un Paese che sprigioni energia».

          Le due strade
          «Non dobbiamo perdere tempo, c’è bisogno di regole stabili per poter pianificare» afferma il presidente di Assolombarda Diana Bracco. «Le imprese faticano a marciare e a restare sul mercato e adesso sono rimaste sole – denuncia il presidente di Federmeccanica, il vicentino Massimo Calearo -. Gli italiani e chi sta in Parlamento camminano su due strade sempre più divergenti tra loro, mentre bisognerebbe stare più vicini, marciare assieme». Lo stesso ragionamento, a suo modo di vedere, vale per la questione della base Usa di Vicenza. «E’ diventata una bandiera, credo al pari dei Dico – spiega -. Due questioni importanti che hanno messo in crisi il sistema riconfermando la distanza che c’è tra la gente ed il Palazzo». Secondo Michele Perini, ex presidente di Assolombarda e berlusconiano dichiarato, le divisioni della maggioranza «vanno ben al di là della politica estera» e rendono «molto labile anche in futuro la tenuta del governo». Guidalberto Guidi, oggi a capo di Confindustria Anie (la federazione delle imprese elettrotecniche), dice di avere «molta stima per il presidente Napolitano e gli credo quando sostiene che non ci fossero altre alternative al reincarico di Prodi. Detto questo – aggiunge – trovo abbastanza bizzarro che un paese come l’Italia sia alla mercé delle bizze, delle malattie e dei ricatti di qualunque senatore. E’ una vicenda anomala, preoccupante».

          La concorrenza
          «Serve una nuova legge elettorale» hanno commentato a botta calda la vicepresidente di Confindustria Emma Marcegaglia, il presidente dei Giovani Matteo Colaninno e Luigi Abete. Convinti «da anni», come sottolinea il presidente della Bnl, che la ricetta giusta per combinare stabilità e rappresentanza sia un sistema maggioritario a doppio turno. «La legge elettorale fa parte dei fondamentali della concorrenza – dice Montezemolo -. Bisogna poter scegliere chi mandare in Parlamento». Anche per Calearo questo oggi è «il» problema: «La riforma elettorale è indispensabile – afferma -. Troppi trabocchetti intralciano il cammino del governo». Concorda Andrea Prete, presidente di Confindustria Salerno: «L’esito della crisi? Lo valuteremo dopo il voto del Senato perché l’incertezza che c’era prima credo che permanga. Di certo, nel caso il governo ottenga la fiducia, occorrerà mettere subito mano alla legge elettorale, che oggettivamente oggi è scandalosa. Bisogna introdurre soglie di sbarramento per avere maggioranze più stabili, ridurre la frammentazione politica e in parallelo il potere di ricatto» dei parlamentari.

          «Al di là di quello che uno pensa e vota – spiega Perini – credo che la classe politica non abbia più il senso del mandato e del rispetto degli elettori. E uno come Follini è meglio che eviti di passare da Milano, perché nessuno lo voterà più». Francesco Bellotti, presidente del Comitato tecnico per il credito alle pmi, si augura che il Senato confermi la fiducia al governo, «ma al di là del risultato, la preoccupazione come imprese e singoli cittadini resta tutta: difficilmente il governo riuscirà a rispettare il mandato ricevuto dagli elettori, mentre i compromessi che in futuro si renderanno necessari per tenere assieme la coalizione finiranno per togliere respiro all’azione di riforme che è sempre più urgente». E non parliamo poi di riforma elettorale. «Spero di sbagliarmi – afferma – ma le contraddizioni contenute in questa coalizione rappresentino un ostacolo anche nella ricerca di quella serenità indispensabile per avviare quel dialogo più allargato che richiede questa materia».

          Obiettivo ripresa
          «Il Paese cresce, ma non abbastanza» continua a ripetere Montezemolo. «E’ necessario un po’ più di tifo nei confronti di chi intraprende, rischia, innova». «O succede qualcosa di diverso oppure io mi trovo molto in imbarazzo a fare il mio mestiere in questo Paese – sostiene Guidi -. Non illudiamoci che i problemi dell’economia siano risolti: la ripresa può arrivare solo con una importante riduzione del carico fiscale che si raggiunge unicamente tagliando la spesa corrente, pensioni e sanità in primis. Ma con questo Parlamento come si fa?». Sulla stessa linea Prete: «Anche se Prodi ottiene la fiducia, l’incertezza rimarrà tutta. E in economia si ha bisogno di tutto tranne che di incertezza».