“Governo” Fassino: «Subito in campo le scelte di Caserta»

15/01/2007
    domenica 14 gennaio 2007

    Pagina 3 – Primo Piano

    Intervista
    Piero Fassino
    Segretario Ds

      “Subito in campo
      le scelte di Caserta”

        Il leader della Quercia: “A maggio il voto sarà amministrativo
        Ma gli elettori giudicheranno lo stesso l’operato del governo”

          Lucia Annunziata

          ROMA
          «Anche un viaggio di diecimila chilometri comincia con un passo». Piero Fassino ricorre prima a una metafora di sapore orientale. Poi a una di reale sapore: «La vecchia regola è che se il budino è buono lo si capisce mangiando». Molti modi per dire, come qui dice, che a Caserta non c’è stato arretramento, e che lui non abbassa ora l’attenzione: «Gli impegni di Caserta debbono ora essere tradotti in fatti concreti fin dai prossimi due o tre Consigli dei ministri». Sullo sfondo una scadenza che si avvicina: quelle elezioni amministrative «che certo non saranno un voto sul governo, ma su cui l’operato del governo avrà effetti decisivi».

            Pochi giorni fa lei ha fatto una affermazione netta: «O riforme o si muore»: con quale stato di salute si esce da Caserta?

              «Non condivido l’interpretazione che è stata data da gran parte dei commentatori sul seminario del governo a Caserta. Sulle pensioni è stato riconfermato che si attiva il tavolo di confronto con le parti sociali con l’obiettivo di arrivare a un accordo entro il 31 marzo. Abbiamo confermato che il 2007 sarà l’anno della riforma degli ammortizzatori sociali, indispensabili per fare in modo che la flessibilità di cui le imprese hanno bisogno, e che noi non vogliamo ridurre, non si traduca in una precarietà per un gran numero di lavoratori. Terzo: Bersani ha illustrato il pacchetto di misure per la competitività, la politica energetica e le liberalizzazioni che va a sostegno delle imprese. Quarto: il ministro Nicolais ha illustrato il suo memorandum sul Pubblico Impiego che dovrebbe aprire nei prossimi mesi una stagione nel segno di maggiore efficienza e flessibilità. Non solo, a Caserta si sono affrontate due grandi altre questioni: 1) l’allarme sui problemi ambientali del pianeta, poiché l’Italia è il Paese in maggiore ritardo dell’Europa; 2) scuola e Università, che giustamente si attendono di essere considerati priorità. Questa è la discussione cui ho partecipato. Non è stata una sfida fra riformisti e radicali come fra Orazi e Curiazi».

                Che Caserta potesse essere uno scontro fra radicali e riformisti è una idea cui tuttavia ha contribuito anche lei, con i suoi richiami al governo…

                  «Certo, e penso che le mie sollecitazioni non siano state affatto vane. Il dibattito di questi mesi ha proposto spesso un dilemma falso fra chi nel centrosinistra è sensibile all’equità sociale e chi invece vuole solo le riforme: una contrapposizione infondata in un centrosinistra e un partito come i Ds che hanno nel loro stesso Dna li principio di una maggiore giustizia sociale. Se non si realizza questa equità, non si mette mano alle riforme: questo è il nesso che spesso non è chiaro».

                    Esempi?

                      «Se non mettiamo mano alla riforma degli ammortizzatori sociali, continueremo a vedere un mercato del lavoro rigido e precario al tempo stesso: precario per i giovani che trovano solo lavori temporanei e rigido per i loro padri che un lavoro ce l’hanno ma se per caso gli viene meno non possono trovarne un altro. Sulle pensioni, sono già state fatte tre riforme in quindici anni, e già molte modifiche sono state apportate. Ma il sistema va aggiornato: oggi siamo una società con aspettative di vita lunga e per garantire una pensione dignitosa a chi l’ha oggi e a chi l’avrà domani vanno rivisti dei parametri. Una pubblica amministrazione inefficace scarica le sue inefficienze su tutti: nuovi criteri di merito ed efficienza introdurranno maggiore equità e giustizia proprio per i cittadini. Non ha senso contrapporre riforme ed equità sociale».

                        Il problema in questa situazione non è stabilire cosa pensa Fassino, ma come viene recepito quel che pensa Fassino. Da Caserta è uscito un comunicato generico, senza impegni o scadenze, e, a fronte , abbiamo registrato la soddisfazione anche un po’ fuori luogo di Giordano, di Rifondazione, che ha detto «abbiamo vinto».

                          «Penso che valga la vecchia regola del budino: se è buono, lo si vede mangiandolo. Credo che gli impegni di riforme che Prodi ha annunciato a Caserta e che sono quel punto di sintesi di cui parlavo, devono ora essere tradotti in provvedimenti fin dalle prossime settimane. Nei prossimi due o tre Consigli dei ministri dovrà essere approvato il pacchetto di misure di Bersani. Penso che il governo debba lavorare alacremente per arrivare alla sottoscrizione del memorandum sul pubblico impiego e che si debba aprire con le parti sociali il confronto su pensioni e mercato del lavoro. Se si faranno queste cose, risulterà chiaro che a Caserta non c’è stato nessun passo indietro. Che c’è una volontà forte a mettere in campo le riforme necessarie. Sono convinto che, grazie alla Finanziaria, nel 2007 possiamo portare il deficit sotto il 3 per cento, e avviare, come ha detto anche il ministro Padoa-Schioppa, una crescita che si avvicini a un 2 per cento di incremento del Pil».

                            Segretario, ho contato finora tre «se» … Se si faranno, non quando… Lei è ancora in attesa di vedere cosa succede nei suoi famosi prossimi cinque mesi?

                              «Non ho mai detto che in cinque mesi si devono fare le riforme di cinque anni. Noi vogliamo governare l’intera legislatura, ma, come dice il proverbio, anche un viaggio di diecimila chilometri comincia con un passo. Non è indifferente che nei prossimi cinque mesi noi diamo il segno di quello che vogliamo fare nell’arco di cinque anni. Dico che a Caserta questa mia sollecitazione è stata accolta. Ora, prendendo per buone le conclusioni del presidente del Consiglio, è necessario che si passi ad atti e passi concreti».

                                come interpreta allora la tensione sulla cabina di regia fra Rutelli e il premier? Semplice sgranatura di rapporto?

                                  «Sul fatto che bisogna prendere misure di liberalizzazioni in certi settori dove in Italia c’è minore concorrenza c’è un accordo vasto, compresa la sinistra radicale. Proprio perché c’è un vasto accordo, troverei surreale mettersi a litigare su chi le guida. In questo senso, le responsabilità sono semplici: il presidente del Consiglio, il ministro dello sviluppo Bersani, che però è consapevole che ogni volta deve coinvolgere il ministro competente. L’importante è la decisione di farle».

                                    E Giordano, è stato fuori dalle righe?

                                      «Ne ho visti due fuori dalle righe. Boselli, che forse per far dimenticare il fallimento della Rosa nel Pugno cerca di vestire i panni dell’unico riformista del centrosinistra, operazione poco credibile. Per quanto riguarda le dichiarazioni attribuite a Giordano, dico che quanto più le riforme si realizzano più Giordano può essere soddisfatto: come sostengo, è dalle riforme che viene più equità».

                                        Alla fine, di tutto questo rimane il problema del ruolo di Fassino: ancora una volta a Caserta ha mediato; eppure il suo ruolo rimane asimmetrico, perché non è al governo. In cambio di tutto ciò, cosa ne viene a Fassino, e ai Ds?

                                          «Non penso che sarebbe una buona cosa se tutti i leader di partito fossero nel governo: una dialettica è salutare. Negli ultimi tempi ho fatto interventi di sollecitazione che non avrei potuto fare se fossi dentro il governo. Per quel che mi riguarda personalmente, faccio politica da un certo numero di anni, non ho mai ricoperto incarichi facili, oggi devo fare il segretario dei Ds e cerco di farlo bene».

                                            Si avvicinano le amministrative e sarà di nuovo il suo partito in prima linea, sia per peso numerico sia perché vostre sono alcune delle città dove si vota. Ha paura di questa scadenza?

                                              «Intanto si tratta di amministrative, e non si voterà per il governo. Certo sono città in cui la forza del centrodestra è competitiva. Per cui ci stiamo preparando ad andarci con una fortissima unità e candidati credibili. E il peso dell’azione del governo non sarà indifferente. Per questo penso che abbiamo bisogno in questi cinque mesi di atti che dimostrino un governo vigoroso, non perché il voto di maggio sia sul governo, ma perché il voto sulle amministrazioni locali potrà essere influenzato dal giudizio che i cittadini daranno sul governo».