“Governo” Fassino: «L’età pensionabile? Non può essere un tabù»

26/10/2006
    gioved� 26 ottobre 2006

    Pagina 5 – Primo Piano

      L’Intervista

        IL SEGRETARIO DS
        EI RITARDI SU
        ECONOMIA E RIFORME

          �L’et� pensionabile?
          Non pu� essere un tab�

            Fassino: possiamo innalzarla o tenerci lo scalone ma con le barricate non si governa una societ� Cinque grandi riforme per cambiare passo. Va ricreato lo spirito del ’96 che ci port� nell’euro

              Antonio Macaluso

              Non aspetta neanche la domanda il segretario dei Ds: �Avevo chiesto nei giorni scorsi uno scatto, un colpo di reni e mi pare lo si stia facendo, credo che il vertice voluto da Prodi sar� l’occasione per rendere evidente la qualit� della Finanziaria e la strategia di medio periodo del centrosinistra. Quando ho chiesto un cambio di passo, non l’ho fatto certo per indebolire il governo. Se qualcuno avesse in animo di indebolire la leadership di Prodi, deve sapere che sega il ramo sul quale � seduto. Ed � fuori discussione l’assoluta fiducia nel ministro Padoa-Schioppa che si � sobbarcato un lavoro faticosissimo con dedizione straordinaria�.

              Onorevole Fassino, come finir� il vertice di sabato? Metterete a punto iter e restyling della Finanziaria o lancerete, anticipandola a novembre, la cosiddetta �fase 2�?

                �Faremo entrambe le cose. Metteremo a punto come sostenere la Finanziaria in Parlamento e l’agenda delle riforme da gennaio. La Finanziaria � uno strumento importante per far decollare una politica che per� non si esaurisce al 31 dicembre. E, per quante cose nella Finanziaria si possano mettere — e ce ne abbiamo messe moltissime giuste e importanti — sarebbe velleitario ritenere che un’unica legge corrisponda a tutte le esigenze del Paese�.

                Legge molto criticata, anche da voi

                  �Attenzione a non svilire una Finanziaria che in un solo anno riporter� il deficit sotto il 3% del Pil. E l’apprezzamento di Almunia � un riconoscimento significativo. In questa legge c’� una quantit� di risorse a disposizione delle imprese superiore a tutte le precedenti Finanziarie. Si torna a investire nel Sud. Si rimettono in moto consistenti investimenti nelle infrastrutture. Si stanziano le risorse per i rinnovi contrattuali del Pubblico impiego e si avvia contemporaneamente, soprattutto nella scuola, un processo di graduale stabilizzazione per lavoratori che sono precari da 10-15-20 anni. Si rimodula il carico fiscale per garantire pi� reddito a coloro che hanno visto ridursi maggiormente il loro potere d’acquisto. Nonostante il contenimento della spesa sociale, ci sono i soldi per un piano straordinario di asili nido e per il Fondo per le persone non autosufficienti. E si mette in campo una lotta all’evasione fiscale seria. � una Finanziaria da 70 mila miliardi di vecchie lire, non se ne faceva una cos� dal 1992. Il che d� il senso dell’ambizione, ma anche di quanto sia drammatica l’eredit� lasciata da Berlusconi e Tremonti�.

                  Oltre ai pregi, ci sono molti difetti. Ma se ne parla tutti i giorni. Passiamo invece alla �fase 2�, mi illustri l’agenda dei temi da affrontare, le riforme che incidano sui nodi strutturali. Discuterete di pensioni?

                    �Certo, cominciando a discutere di quali sono le categorie dei lavori usuranti. E’ una delle premesse per affrontare la questione dell’et� pensionabile�.

                    Ma l’et� pensionabile per molti � un tab�.

                      �I tab� non hanno mai risolto i problemi. C’� un allungamento delle aspettative di vita e viviamo in una societ� molto pi� mobile e flessibile. Dunque bisogna disegnare un meccanismo di incentivi e disincentivi che consenta a chi vuole andare in pensione prima del tempo di andarci, senza per� pretendere la pensione che percepirebbe se lavorasse pi� a lungo. E consentire a chi vuole lavorare di pi�, di poterlo fare�.

                      Quindi, non solo scalone.

                        �Lo scalone, nella riforma Tremonti-Maroni, era la risposta all’allungamento delle aspettative di vita attraverso l’aumento dell’et� pensionabile. Abbiamo due possibilit�: o ci teniamo lo scalone; oppure ridefiniamo un graduale innalzamento dell’et� pensionabile. Quel che non si pu� fare � abolire lo scalone e restare semplicemente al regime di oggi. Per questo serve individuare soluzioni pi� favorevoli ai lavori usuranti, ma tenendo anche conto che molti lavori, rispetto a 10 o 20 anni fa, hanno un livello di usuramento psichico e fisico diverso�.

                        Ma la sinistra massimalista gi� alza barricate.

                          �Con le barricate non si governa una societ�. Il tema c’� e va affrontato. D’altra parte ne sono consapevoli i sindacati che hanno assunto l’impegno a ridefinire l’intera materia entro il 31 marzo �.

                          Sulle pensioni, non sar� questo il solo tema di discussione.

                            �Certo, da un lato dobbiamo rivedere i coefficienti di calcolo come prevede la riforma Dini; ma dall’altro, occorre un piano graduale di aumento delle pensioni minime. Non dimentichiamo che alcuni milioni di persone vivono con pensioni che non superano i 600 euro al mese�.

                            Secondo punto dell’agenda riformatrice?

                              �La pubblica amministrazione. Abbiamo garantito in finanziaria i soldi per i contratti nazionali, ma la contrattualit� � costituita anche dai contratti locali che vanno ricondotti dentro la strategia antinflazione, il patto di stabilit�, la riduzione del deficit. E va riorganizzata la pubblica amministrazione. Lo Stato non licenzia, ma in cambio della certezza del posto di lavoro ha diritto di disporre di una pi� ampia mobilit� e flessibilit�.

                              Un tema che in alcune aree � fondamentale. Prendiamo la scuola: a fronte del pi� alto rapporto insegnanti-alunni in Europa, la qualit� � nella parte bassa della classifica.

                                �Anche questo problema va affrontato. Senza rigidit� a priori, ma senza demagogia. L’Italia ha 8 mila Comuni, molti di pi� di qualsiasi paese europeo e questo pone dei vincoli di cui non si pu� non tener conto. Altro esempio: si sostiene che in Italia il numero di insegnanti di sostegno � maggiore che altrove. Spesso � solo una differenza di imputazione di bilancio, perch� in altri paesi il personale di sostegno � messo in carico della spesa sociale. Comunque, ragioniamo e vediamo quel che bisogna cambiare�.

                                Andiamo avanti con l’agenda.

                                  �Riforma del mercato del lavoro. Sappiamo bene che viviamo in un’economia flessibile, ma anche che la flessibilit� porta con s� il rischio della precariet�. Occorrono strumenti che consentano di dare tutele ai lavoratori senza tornare alle vecchi rigidit� che abbasserebbero produttivit� e competitivit� delle imprese. E, dunque, bisogna attivare subito il tavolo proposto dal Ministro Damiano per riscrivere le regole del lavoro e definire gli ammortizzatori sociali necessari�.

                                  Quarto punto.

                                    �Federalismo fiscale. Abbiamo chiesto un grosso sacrificio a Comuni, Province e Regioni, che con grande responsabilit� lo hanno fatto, riducendo le spese. Se vogliamo che questo processo non sia temporaneo, ma si saldi ad altre misure di razionalizzazione della spesa, dobbiamo rendere molto pi� partecipi i poteri locali del reperimento delle risorse e della loro allocazione�.

                                    Finito?

                                      �No, c’� un ultimo punto di straordinaria urgenza: un piano di liberalizzazioni che prosegua sulla strada avviata dal decreto Bersani-Visco�.

                                      Cinque scommesse da far tremare le vene dei polsi.

                                        �Certo, ma su questo ci giochiamo il futuro dell’Italia. Nessuno pensa a un decisionismo autocratico. Discutiamo pure, ma per trasmettere un messaggio forte: vogliamo aprire porte chiuse, offrire opportunit� ai giovani, permettere a ognuno di scommettere sulle sue capacit� , rendere pi� moderna l’Italia. Abbiamo detto che vogliamo, tenere insieme tre obiettivi: risanamento, investimenti, ridistribuzione fiscale. Ma di questi tre obiettivi, uno traina gli altri due ed � la crescita. Perch� solo la crescita consente che la riduzione del debito non sia temporanea. E solo la crescita permette di proseguire la redistribuzione di reddito avviata dalla Finanziaria. E questo � un Paese che cos� come � — con le sue scuole, le sue strade, i suoi treni, la sua sanit�, le sue famiglie, le sue imprese — ha bisogno di crescere almeno del 2% l’anno�.

                                        Non fa una grinza, ma poi dovete fare i conti con la realt�: quella della vostra maggioranza, ma anche degli equilibri in Parlamento e fuori, nel Paese.

                                          �Certo, ma non si scappa. L’esperienza dei primi cinque mesi di governo ci insegna che siamo stati apprezzati ogni volta che abbiamo dato il segno del cambiamento, del dinamismo: politica estera, liberalizzazioni�.

                                          A proposito di dinamismo, vorrei ricordarle un’altra grande questione che avete: quella di un’Italia del Nord che vive la vostra Finanziaria come uno schiaffo al motore del Paese.

                                            �Non mi nascondo quel malessere, ma voglio anche dire che non � vera l’immagine di un Nord che non si fida del centrosinistra: si dimentica che l� il centrosinistra governa 5 Regioni su 7 e la maggioranza delle citt� e delle provincie.

                                            Proprio per questo dobbiamo sentirle come nostre le domande di dinamismo e innovazione che arrivano dal Nord e dare risposte a quella parte del Paese che ogni giorno si confronta con la competizione e con i mercati pi� dinamici del mondo�.

                                            C’� un problema di comunicazione del Governo?

                                              �Di comunicazione, ma non solo: anche di condivisione delle sfide che l’Italia ha di fronte. Intorno all’obiettivo dell’euro, nel ’96, si cre� un grande spirito di mobilitazione di ogni settore della societ� italiana. Quel clima va ricreato, facendo percepire, sia a chi riceve sia a chi si toglie qualcosa, che si � tutti parte di una sfida comune�.

                                              Siamo ancora lontani.

                                                �Ma � proprio questo il cambio di passo che serve�.

                                                Riuscirete a imporre la sfida riformista a tutta la maggioranza?

                                                  �Solo cos� onoreremo la fiducia degli italiani. Dobbiamo crescere per creare ricchezza. Un Paese che non produce ricchezza, non la ridistribuisce. E chi � pi� debole lo diventa ancor di pi�. Una sinistra che pensa che la crescita � affare di qualcun altro e che il suo � solo ridistribuire, non fa il suo mestiere�.