“Governo” Fassino: «È necessario un cambio di passo»

23/10/2006
    domenica 22 ottobre 2006

    Pagina 4 – Politica

    IL DOCUMENTO

      �� necessario
      un cambio di passo�

        LA RELAZIONE La Finanziaria, i suoi pregi e le necessarie correzioni, a cominciare dal bisogno di imparare �a trasmettere il senso della missione che il governo intende perseguire�. Il partito democratico: � necessario un pensiero nuovo per un secolo nuovo. E un messaggio alla sinistra ds: parlare di scissioni non ha senso…

        di Piero Fassino

        Di seguito ampi stralci della relazione di Piero Fassino alla Direzione nazionale dei Ds tenutasi ieri all’Hotel Quirinale a Roma
            L’azione di governo � stata segnata, al suo avvio, da atti e scelte che hanno raccolto un ampio apprezzamento dei cittadini. Cos� � stato per le scelte di politica estera – in particolare la conduzione della crisi in Medio Oriente – percepite come una svolta che ha restituito all’Italia ruolo, prestigio e credibilit� internazionale. Cos� � stato per il decreto Bersani-Visco percepito da una vasta opinione pubblica come liberazione di risorse e di opportunit� per consumatori e cittadini e di modernizzazione del Paese. E ancora: i cittadini hanno apprezzato i primi provvedimenti contro la precariet� del lavoro; la volont� di fare del sapere e della ricerca il perno della ripresa; le proposte per un sistema televisivo pi� moderno e pluralista; l’avvio di uno stile nuovo di governare in tutti i ministeri. Insomma i cittadini hanno dimostrato di apprezzare le scelte segnate da dinamismo e innovazione. Mentre non apprezzano quei provvedimenti che appaiono espressione di un vecchio modo di governare. Cos� � stato per l’indulto, percepito come un provvedimento di sola emergenza, rischioso per la sicurezza dei cittadini e incapace di rimuovere le cause della stessa emergenza carceraria. � probabilmente proprio una difficolt� a percepire il segno di una svolta, che ha influito sulla disparit� di giudizio, sulle perplessit� e sulle obiezioni suscitate dalla Finanziaria e di cui abbiamo ritrovato in queste settimane eco sia nel sistema mediatico, sia nell’opinione pubblica. (…)

              La manovra � ispirata dall’obiettivo di tenere insieme il risanamento dei conti pubblici, il rilancio di investimenti e crescita, la redistribuzione di ricchezza in direzione opposta a quella realizzata dalla destra. (…) � stato pi� volte sottolineato come questa Finanziaria avvii una redistribuzione di reddito a vantaggio prima di tutto di chi ha di meno, Perch� allora una Finanziaria cos� impegnativa non ha raccolto – almeno fino ad oggi – l’apprezzamento e il consenso necessario? Intanto troppo frettolosamente abbiamo dato per conosciuta e assunta da una vasta opinione pubblica la criticit� dell’eredit� lasciata dal governo Berlusconi. (… ) A ci� si � aggiunto un percorso che non sempre � riuscito a rendere chiara e percepibile la missione principale che muove e ispira l’azione del Governo: rimettere in moto l’Italia e farla tornare a crescere.

              Solo la crescita, infatti consentir� alle imprese di superare l’affanno competitivo; solo la crescita far� s� che la riduzione di deficit e debito non sia temporanea; solo la crescita creer� le condizioni per ridistribuire certezze di lavoro e di reddito alle persone e alle famiglie. Ed � per reperire le risorse necessarie a sostenere la crescita che acquistano significato sia la ampia manovra fiscale, sia le scelte severe di contenimento della spesa pubblica. Non � affatto impossibile trasmettere questo messaggio, raccogliendo cos� le inquietudini e le obiezioni manifestatesi in queste settimane. Peraltro l’accordo siglato dal governo con i rappresentanti di Enti Locali e Regioni e poi l’intesa raggiunta con le parti sociali nell’utilizzo del Tfr, hanno gi� consentito di correggere aspetti su cui si erano manifestati malumori e disagi.

              Nella stessa linea � opportuno che, in sede di conversione parlamentare, si apportino quei correttivi che consentano una pi� chiara percezione della missione espansiva che la Finanziaria si propone.

              Appaiono, in particolare, necessari:
              1. Una verifica degli effetti della rimodulazione fiscale, tenendo maggiormente conto dei nuclei monoparentali e degli effetti prodotti su tutti i redditi dalle addizionali locali;
              2. Un regime dell’imposta di successione che (…) concentrino il prelievo su patrimoni e ricchezze di grande entit�;
              3. Un contenimento della spesa pubblica che non pregiudichi servizi e prestazioni essenziali, a partire dall’assicurare adeguate risorse e personale a formazione, universit� e ricerca;
              4. Una articolazione dei trasferimenti a Regioni e Enti Locali che consenta ad essi di garantire essenziali livelli di prestazioni sociali;
              5. Un conferimento di risorse adeguate alla domanda di sicurezza dei cittadini.

              Ma soprattutto occorre trasmettere il senso della missione che il Governo intende perseguire: far uscire l’Italia dalla stagnazione di questi anni, dal venir meno dei fattori di coesione che rischiano di frammentare il nostro Paese in una somma di istanze corporative o di parte. Il che significa essere consapevoli che l’opera di risanamento e innovazione non � esaurita dalla sola Finanziaria. Anzi, proprio quelle scelte richiedono che da subito si indichi al Paese un’�Agenda di riforme� a cui, fin dall’inizio 2007, il Governo metta mano in settori decisivi della societ� italiana:

              1. La spesa sociale, dove alle scelte di contenimento devono adesso seguire misure di riforma, riqualificazione, innovazione ed efficienza;
              2. Il sistema previdenziale che dovr� essere rimodulato affrontando scalone, et� pensionabile, minimi pensionistici e, pi� in generale, una politica per un invecchiamento attivo e per una terza et� libera;
              3. Il cruciale fronte del sapere dove � necessario corrispondere in modo adeguato alle aspettative della scuola, dell’universit�, della ricerca ;
              4. La pubblica amministrazione che richiede una contrattualit� coerente con gli obiettivi del Patto di stabilit� interno e riforme pensate per il cittadino e le sue aspettative di efficienza e di semplificazione;
              5. Il mercato del lavoro, che richiede l’implementazione di quei nuovi ammortizzatori sociali, essenziali per evitare che la lotta alla precariet� si traduca semplicemente nella riedizione di vecchie rigidit�;
              6. La competitivit� del sistema da promuovere e sostenere con nuove liberalizzazioni nei servizi e nelle attivit� terziarie e un programma di modernizzazione infrastrutturale.
              7. Il federalismo fiscale per dare a Enti Locali e comunit� gli strumenti per una maggiore responsabilit� nel reperimento e nell’utilizzo delle risorse.

              Insomma serve un �cambio di passo� che recuperi fiducia dei cittadini, credibilit� degli operatori economici, credito internazionale. E favorisca un clima politico pi� consapevole, tanto pi� in presenza di equilibri parlamentari fragili, esposti ogni giorno a rischi che certo non possono essere risolti ognivolta con voti di fiducia.

              * * * * *

                Tutto questo rende ancor pi� evidente quanto sia necessario all’Italia un nuovo soggetto politico capace di guidare una fase cos� cruciale della vita nazionale. Davvero si banalizza la sfida che sta di fronte a noi se si guarda al progetto del Partito Democratico, unicamente come ad un’opera di semplificazione del sistema politico.

                1. Perch� un Partito Democratico?
                Perch� porsi l’obiettivo di costruire un �partito nuovo� e non semplicemente innovare la politica dei partiti esistenti? La semplice riproposizione dell’esperienza del passato non � sufficiente a leggere la contemporaneit� e a rappresentarla.(…) Emerge prepotentemente la necessit� di un pensiero nuovo per le sfide di un secolo nuovo. Un riformismo capace di dare guida ad un mondo che conosce gigantesche trasformazioni, capace di ripensare l’Italia e di collocarla negli spazi dell’integrazione europea e della globalizzazione, capace di plasmare una nuova identit� nazionale e di realizzare una nuova tappa della �rivoluzione democratica� del nostro Paese. Il Partito Democratico vuole essere lo strumento per tutto ci�.

                2. Perch� unire i riformismi?
                � possibile unire nel XXI� secolo quel che nel XX� era diviso? Sappiamo bene che nel corso del ’900 il riformismo italiano � stato plurale: un riformismo socialista – rappresentato nei decenni da una pluralit� di partiti e di cui oggi i Democratici di Sinistra sono la principale espressione – un riformismo cristiano sociale e cattolico democratico, un riformismo mazziniano – azionista – liberaldemocratico. � possibile dare rappresentanza politica unitaria a questi riformismi, per lungo tempo rappresentati da forze politiche distinte e spesso tra loro contrapposte? La risposta � s� e per due ragioni: La prima: nel ’900 quei riformismi erano divisi perch� diverse erano le loro letture della societ� italiana e diverse – e spesso in aspra competizione alternativa – erano le risposte. Oggi non � pi� cos�.

                La seconda: nel ’900 quelle divisioni erano enfatizzate e rese pi� rigide da un mondo e un’Europa divisa in blocchi ideologici contrapposti. Anche ci� � definitivamente alle nostre spalle. Non a caso l’Ulivo lo abbiamo fondato dopo la caduta del Muro di Berlino. (…)

                3. Quali i valori e gli obiettivi progettuali del Partito Democratico?
                Si pone spesso nel dibattito questo quesito, a cui � possibile dare risposta proprio guardando all’esperienza dell’Ulivo di questi anni:

                1 La pace e la giustizia, come valori intorno a cui costruire una governance globale incardinata sul multilateralismo ;
                2. La democrazia, come il valore universale ;
                3. L’integrazione europea per lasciarrci definitivamente alle spalle le lacerazioni e conflitti conosciuti dal continente,
                4. Il sapere e la conoscenza come il fondamento di una societ� che offra ad ogni persona pi� opportunit�;
                5. Il lavoro che, tanto pi� nelle forme flessibili e mobili di oggi, ha bisogno di essere riconosciuto, valorizzato e restituito alla sua manifestazione di creativit�, ingegno e sapere umano;

                6. L’uguaglianza e l’universalit� dei diritti che devono ispirare uno Stato sociale al cui centro stiano il cittadino e le famiglie ;
                7. La laicit�, come uguaglianza dei diritti e certezza per ogni persona di praticare le proprie scelte di vita nella responsabilit� e come valore che deve ispirare la ricerca di soluzioni condivise a inquietudini e domande su cui si interrogano credenti e non credenti;
                8. Le pari opportunit� per realizzare una societ� di donne di uomini e promuovere per ogni donna italiana l’accesso al sapere, al lavoro, alle istituzioni, alla politica;
                9. La multiculturalit� per realizzare integrazione, riconoscimento, relazione tra diritti e doveri;
                10. La sostenibilit�, come capacit� di perseguire uno sviluppo per l’uomo e per la natura;
                11. L’innovazione, per misurarsi ogni giorno con la contemporaneit� e realizzare una societ� aperta ai giovani e al futuro.

                Sono i grandi valori dell’umanesimo che ha connotato nel tempo il profilo e l’identit� della sinistra, del riformismo, delle forze di progresso (…) Non, dunque, un partito moderato, ma un partito progressista e riformista, capace di conquistare intorno ai suoi valori di libert�, dignit� e solidariet� un consenso maggioritario nella societ� e per questo in grado di parlare anche a settori moderati.

                4. Con chi e come vogliamo realizzare il Partito Democratico?
                (…) Unire i riformismi significa agire su due fronti: l’unit� delle forze politiche riformiste e il coinvolgimento in tale progetto di una vasta opinione pubblica pi� larga di quel che oggi i soli partiti rappresentano. L’unit� delle forze politiche riformiste ha certamente il suo perno nell’intesa Ds-Margherita, ma non si esaurisce in essa. (…) Si tende ad accreditare la tesi per cui soltanto con partiti �leggeri� e privi di strutture si possa realizzare partecipazione attiva. � un dilemma falso. Se il Partito Democratico vorr� essere capace di rappresentare domande e aspettative di una societ� complessa e di promuovere la pi� ampia partecipazione dei cittadini, dovr� essere un �partito�: con centinaia di migliaia di aderenti; presente in tutti gli 8000 Comuni italiani; con un’attivit� che non si limiti alle sole campagne elettorali; con una capacit� di selezione e formazione di nuove leve di dirigenti e amministratori; con gruppi dirigenti riconosciuti. (…)

                5. Quale collocazione internazionale?
                � un tema su cui � nota la nostra posizione, che non solo riconfermiamo, ma che consideriamo questione centrale nella costruzione del Partito Democratico. Un partito riformista non pu� che pensarsi entro un orizzonte mondiale ed europeo e collocarsi perci� entro il campo del riformismo internazionale e del continente. Ora, la storia del nostro continente ci consegna uno scenario politico nel quale i partiti socialisti e socialdemocratici costituiscono di gran lunga la famiglia riformista europea pi� grande. E chi abbia l’ambizione – come il Partito Democratico – di concorrere a rinnovare il riformismo europeo e unirlo, non pu� in ogni caso prescindere da quella famiglia. Per questa ragione politica – e non per una adesione ideologica alla socialdemocrazia – il Partito Democratico dovr� considerare il Pse il suo naturale interlocutore e partner e con esso agire per costruire un campo riformista pi� ampio.

                Sappiamo bene che questa nostra impostazione non registra ancora una condivisione dei nostri partner e, tuttavia, noi intendiamo operare perch� si stabilisca fin da oggi un rapporto di confronto e di collaborazione con la famiglia socialista per costruire cos� insieme il cammino e le soluzioni di una comune impegno riformista.

                6. Partito Democratico: unit� e identit�
                Nel dibattito di queste settimane si tende a rappresentare la scelta di unire i riformismi in un Partito Democratico come un superamento della sinistra e della sua identit�. Francamente non credo sia cos�. E, anzi, sono convinto che il Partito Democratico si iscriva in un progetto di unit� dei riformisti che noi Ds perseguiamo da lungo tempo. Fu questa tensione etica, culturale e politica che spinse – nel turbolento e travolgente ’89 – alla nascita del Pds (…).

                Per l’obiettivo di riunificazione, d’altra parte, nacque l’Ulivo che, fin dalla sua origine, non fu concepito solo come un’alleanza elettorale, ma come un soggetto politico in progressivo divenire. (…)

                * * * * *

                  Sono, dunque, questi i nodi della nostra discussione.

                  A Orvieto si � anche indicato un percorso e un timing: aprire subito una fase di larga discussione sulle finalit� e sui caratteri del progetto; redigere un Manifesto fondativo da sottoporre a discussione e decisioni democratiche; collocare entro la primavera 2007 i congressi dei partiti e dei soggetti costituenti; promuovere per fine 2007/inverno 2008 l’Assemblea costituente del Partito Democratico. Di questo percorso i Ds dovranno essere protagonisti, con la ricchezza delle loro idee e con l’articolazione delle loro sensibilit�.

                  Non ignoro, naturalmente, interrogativi, dubbi, inquietudini e contrariet�. E non banalizzo nessuna delle ragioni che ispirano questi sentimenti. Proprio per questo rinnovo l’appello a sgombrare il campo da argomenti strumentali: chi propone il Partito Democratico non � un liquidatore, n� intende sciogliere e disperdere una storia. Chi esprime dubbi e contrariet� non � un conservatore.

                  Tutti siamo orgogliosi della nostra storia e mossi dalla volont� di dare alla sinistra, ai suoi valori, alle sue idee il pi� grande slancio e di farle assolvere – come in altri passaggi cruciali della storia italiana – una funzione dirigente nazionale. E in un Partito Democratico plurale ci sar� dunque spazio e pari dignit� anche per punti di vista pi� critici e radicali. Per questo davvero non ha senso evocare separazioni o scissioni. Sulla base di questo impianto, vi propongo di convocare il Consiglio Nazionale in novembre, non appena terminato l’esame della Finanziaria alla Camera e prima del suo passaggio al Senato. In quel Consiglio nazionale si nominer� una Commissione che definisca regole e modalit� del Congresso, da svolgere nella primavera 2007.