“Governo” «Fase due» per la riforma della discordia

10/07/2006
    luned� 10 luglio 2006

    Pagina 16 – LIBERALIZZAZIONI E MANOVRA

      PI� MERCATO IL GOVERNO INSISTE SULLA STRADA CHE DOVREBBE CONDURRE A UNA MAGGIORE CONCORRENZA. NEL MIRINO SOPRATTUTTO LE NUMEROSE POSIZIONI DI RENDITA

        �Fase due� per la riforma della discordia

          Prodi pronto a riscrivere le regole sulle professioni.
          Arriva il rating per i servizi

            Paolo Baroni
            ROMA

              Il decretone-Bersani, con l’abolizione delle tariffe minime, la possibilit� di farsi pubblicit� e di associarsi in studi multidisciplinari, � stato l’antipasto. Per il mondo delle professioni il bello deve ancora venire: nella �fase due� delle liberalizzazioni che Prodi vuol portare avanti c’� la riforma delle professioni, materia da maneggiare con cura e su cui negli ultimi anni si sono infranti tanti progetti, da Fassino a Castelli sino al pi� recente Vietti-bis. Procedere su questa strada significa fare i conti con ben 28 differenti ordini professionali italiani, un record in Europa, che vanno dai notai agli avvocati, dagli architetti ai farmacisti, dai giornalisti agli agronomi. Molte di queste categorie, come gli avvocati, sono gi� scese sul piede di guerra.

                L’Unione e l’Antitrust.
                L’Unione intende tirare diritto nella convinzione che intervenire (anche) su questi settori serva ad aumentare la concorrenza e a creare occasioni di lavoro per i giovani. Nel mirino ci sono innanzitutto l’accesso alle attivit� (numero degli ammessi, requisiti, attivit� loro riservate) e le condizioni di svolgimento delle stesse (prezzi, pubblicit� e modelli aziendali). Su alcuni di questi aspetti il governo � gi� intervenuto col decreto del ministro dello Sviluppo economico. Ora si tratta di completare l’opera valutando �se le restrizioni rispondano alle esigenze dei fruitori dei servizi professionali o se non si dimostrino una mera difesa delle posizioni di rendita�. Secondo l’Antitrust, che su queste materie fa un po’ da bussola dell’esecutivo e che da almeno 10 anni studia la materia, prevale senz’altro la seconda posizione. Molti i rilievi sollevati dal Garante, a cominciare dagli esami di Stato (e dalla composizione dei collegi giudicanti) per arrivare ai meccanismi di accesso alle professioni spesso molto costosi (e quindi discriminatori), al �nodo� dei tirocini spesso giudicati �troppo lunghi�.

                  Il rating sui servizi.
                  Alle pagine 131 e 132 del suo programma-monstre, la maggioranza di centrosinistra ha indicato da tempo i paletti di una possibile riforma: innanzitutto si consentir� che �le attivit� meno complesse siano svolte liberamente anche da non iscritti agli ordini professionali, come in molti paesi europei�. Si pensa perci� di riconoscere le nuove professioni e le loro associazioni. Inoltre, nel caso delle prestazioni complesse, si dovr� consentire che il numero dei professionisti �sia adeguato alle esigenze della domanda e non predeterminato autoritativamente�. Un esempio per tutti: esistono molti pi� farmacisti abilitati che non farmacie con la licenza commerciale�. Agli ordini professionali l’Unione pensa di affidare �funzioni di formazione dei loro associati e fissazione di standard di qualit� dei servizi (una sorta di rating)� accompagnando questi compiti con �la riqualificazione degli aspetti formativi del praticantato, prevedendo altres� un equo compenso�.

                    A Mastella piace la Vietti.
                    Non appena sono scoppiate le prime polemiche Mastella e il sottosegretario Luigi Scotti hanno iniziato un giro di incontri con le varie associazioni, con l’obiettivo di raccogliere tutte le istanze da sottoporre all’esecutivo in vista di eventuali ritocchi al decreto-Bersani. Al tempo stesso si sta tastando il polso sulla questione della riforma generale. Mastella, che ha dichiarato di voler ripartire dal testo messo a punto dall’ex sottosegretario Michele Vietti, � convinto che l’abolizione delle soglie d’accesso e le nuove funzioni di autogoverno degli ordini, rappresentino un indubbio �tratto di modernit� e di liberalizzazione, debita e dovuta�. Riforma in salita? Dall’opposizione � ancora l’Udc ad aprire uno spiraglio all’esecutivo. �Se si riparte dalla mia proposta, su cui all’epoca c’era stata la convergenza di una parte dell’allora opposizione, e non si pretende di fare tabula rasa – spiega Vietti – credo siano possibili importanti convergenze. Sul mio testo tutte le associazioni avevano dato parere favorevole: se si � bloccato tutto la colpa � della politica e delle difficolt� nel centrodestra�.

                      Anche la proposta dell’ex sottosegretario, come il programma dell’Unione, segue la logica del cosiddetto doppio binario. L’esponente dell’Udc prevedeva l’ammodernamento degli ordini e la loro razionalizzazione �per affinit� (come � gi� avvenuto per dottori commercialisti e ragionieri) e il riconoscimento delle associazioni pi� rappresentative delle nuove professioni (informatici, promotori finanziari, ecc.). Per tutti l’obiettivo era quello di certificare la qualit�.

                        Richieste e proteste.
                        �Ripartire dalla Vietti? Non mi sembra il caso – afferma Riccardo Alemanno, presidente dell’Istituto nazionale dei tributaristi e vicecoordinatore del Colap, il coordinamento delle libere associazioni professionali -. La prima mossa deve essere il riconoscimento delle associazioni, cos� come prevedono le direttive europee. Organizzazioni che rilasciano un attestato di competenza ai loro iscritti e che hanno poi il compito di seguirli dal punto di vista della formazione e dell’aggiornamento continuo�. Sull’altro fronte, quello degli ordini intellettuali, Raffaele Sirica che guida sia l’Ordine degli architetti sia il Cup (il Comitato unitario delle professioni) sostiene che �Prodi, alla Fabbrica del programma, ci aveva anticipato che questa sarebbe stata la sua prima riforma e che ci avrebbe consultato. Questo per� non � avvenuto, mentre invece ha sentito sindacati e Confindustria�.