“Governo” Epifani: «distacco tra politica e paese»

23/02/2007
    venerdì 23 febbraio 2007

    Pagina 5 – POLITICA & SOCIETÀ

    Sindacati-La crisi di governo precipita come una tegolata sulle confederazioni. Bonanni: «Va risolta tempestivamente»

      Epifani: «Così cresce il distacco tra politica e paese»

      M.Ca

      Milano
      Chiodo scaccia chiodo? Nel caso della Cgil i chiodi si sommano. Non ancora smaltito lo choc per la decina di suoi iscritti coinvolti nell’inchiesta sulle nuove-Br, arriva la mazzata della crisi di governo. A botta calda, dopo il naufragio al Senato, le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil avevano espresso «grande preoccupazione»: il paese, i lavoratori, il sindacato hanno bisogno di un «governo stabile». Obbligatorio per Guglielmo Epifani, ieri a Milano per l’attivo unitario dei delegati contro il terrorismo, tornare sull’argomento.

      Sviluppo, Mezzogiorno, pubblica amministrazione, pensioni, ammortizzatori sociali, precarietà. Su tutti questi temi stava per decollare il confronto tra governo e sindacati. La crisi ci metterà una pietra sopra? «Nessuno lo sa», si autorisponde Epifani. Il segretario della Cgil avverte uno «scollamento» tra i partiti e il paese. La crisi del governo, di vaste dimensioni e di prognosi incertissima, rischia d’allargare questa distanza. «Farebbe prevalere la convizione che è meglio far da soli, arrangiarsi, perché dalla politica non c’è nulla da aspettarsi». E invece «tutti», sindacati compresi, hanno bisogno «di un buon governo e di una buona politica». Di qui il richiamo al «senso di responsabilità» perché la crisi si chiuda «rapidamente e nel modo migliore».

      Quale sia il «modo migliore» Epifani non lo dice. Forse neppure lui lo sa. Di certo, aveva puntato molto sul governo Prodi per far uscire la Cgil dall’angolo in cui Berlusconi l’aveva relegata. E aveva concesso molto, secondo la sinistra Cgil, al cosiddetto «governo amico». Un governo che non ha regalato nulla ai lavorati. Eppure, tutto sommato, «rimpianto» dalla maggior parte dei delegati (tantissimi) presenti all’assemblea. Chi nei capannelli se la prende con la coppia Turigliatto&Rossi, chi con l’incauto D’Alema, chi ricorda che al Senato la maggioranza non ce l’abbiamo mai avuta, dunque doveva succedere. Opinione diverse sul «cosa» ha fatto cadere il governo. Vicenza? Kabul? Il «complotto» vatican-centrista firmato dal solito Andreotti? Tutti, comunque, sentono che quel che verrà «dopo» sarà peggio: se si imbarca qualche centrista, il governo sarà ancor più sbilanciato a destra; se si va alle elezioni anticipate, la vittoria di Berlusconi è certa.

      Il segretario della Cisl Bonanni, come Epifani, fa appello al senso di responsabilità delle forze politiche. Una crisi di governo trascinata nel tempo vanificherebbe gli effetti positivi della «ripresina» economica. I cittadini sono «stufi» e «preoccupati». Saranno pure importanti le questioni che hanno provocato la crisi di governo, concede il segretario della Cisl, «ma ce ne sono di ancor più rilevanti». Superando «vecchie differenze» le tre confederazioni erano pronte a sedersi ai tavoli del confronto con il governo. La crisi precipita come «una tegola» su quei tavoli. Va risolta «tempestivamante». Come? «La futura composizione del governo non è compito nostro». Ma è risaputo che un allargamento al centro alla Cisl non dispiacerebbe.