“Governo” Epifani: «Basta allarmi, è ora di agire»

28/06/2006
    mercoled� 28 giugno 2006

    Pagina 2 – Primo Piano

    Epifani
    �Basta allarmi, � ora di agire
    Il governo non ha pi� alibi�

      Paolo Baroni

        ROMA
        �Vinto il referendum e passato il ciclo delle elezioni, il governo non ha pi� alibi: deve far ripartire le riforme. Deve fare di pi� e smetterla di generare inutile allarmismo�. Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani � soddisfatto per l’esito della consultazione, �� una vittoria di un paese maturo e democratico ed � una vittoria del sindacato, che si � speso molto in questa campagna – spiega – pi� dei partiti e degli amministratori e con la Confindustria che nemmeno si � voluta pronunciare. Ed � la riprova che esiste un paese che vuol cambiare e riformare, ma con moderazione, senza dare cambiali in bianco a nessuno, senza spaccare l’unit� della nazione e dei suoi diritti fondamentali�. Per Epifani � anche una piccola rivincita personale: �in fondo le contestazioni, magari un po’ ingigantite, che ho avuto all’assemblea degli industriali di Varese le ho avute quando ricordavo il contributo dato dai lavoratori alla difesa delle fabbriche e alla nostra Costituzione. Questo voto – aggiunge – mi dice che quei valori sono largamente condivisi: � la sconfitta del leghismo inteso come dottrina della separazione e del berlusconismo. Tutto questo carica noi di responsabilit� maggiori, perch� ci siamo impegnati e abbiamo vinto questa battaglia, ma carica anche il governo�.

          Epifani ascolta l’intervento del presidente del Consiglio Romano Prodi al congresso della Uil e alla fine non sembra particolarmente convinto. Incassa l’impegno del premier di voler segnare una discontinuit� col precedente governo, proprio a partire dal rapporto coi sindacati, e la volont� di tenere assieme risanamento e sviluppo, evitando cio� la politica dei due tempi. Ma tutto ci�, a 48 ore dalla prima convocazione ufficiale a palazzo Chigi, non gli basta pi�. �Ci vuole molta attenzione, questa � la fase pi� delicata: � quella che pu� dare un segno o un altro alla concertazione. Il problema a questo punto – insiste Epifani – � quello di passare dalle parole ai fatti. Perch� fino ad oggi abbiamo assistito giorno dopo giorno ad uno stillicidio di dichiarazioni che hanno finito per determinare un allarme sociale molto vasto. Un giorno era la scuola, il giorno dopo i pubblici dipendenti, poi la sanit�, le pensioni, infine � stata tirata in ballo la “tabella C” coi tagli allo spettacolo, alla ricerca e alla cooperazione internazionale…�.

            � stato evocato anche il 1992, l’anno della manovra lacrime e sangue…

              �E in questo modo si � generato un clima che non va bene. Ancora prima di decidere alcunch� si � infatti prodotta una forte inquietudine sociale: lavoratori che non sanno pi� cosa succede alla loro pensione, dipendenti pubblici che si sentono messi all’indice. Bisogna farla finita con gli allarmi e passare alla fase del confronto�.

                Domani c’� la prima tappa.

                  �E spero che il governo venga preparato e ci illustri i principi ispiratori del Documento di programmazione economica. Questa per noi � una condizione importante: nel metodo il primo asse prevede che il governo si presenti con una propria proposta ed una formulazione. Non ci sfugge che nell’esecutivo ci sono diversit� di opinioni e di indirizzi, io per� chiedo che si presenti agli incontri formali con le parti sociali avendo un punto di visto gi� definito. Non si pu� chiedere al sindacato di essere lo strumento di mediazione tra posizioni diverse nel governo, questa situazione va rovesciata: il governo assume un orientamento di fondo e poi su questo si confronta con le parti sociali. Sapendo da subito che dai sindacati non avr� un s� a priori, a prescindere dalle cose che vengono proposte�.

                    Preoccupato?

                      �Temo che tutti questi segnali negativi che arrivano dal governo possano deprimere questi primi segnali di ripresa dell’economia. L’economia � fatta anche di fiducia, di certezze, di attese da parte di tutti i soggetti: consumatori, lavoratori, imprenditori. � chiaro che se getti allarme in qualche modo ingeneri comportamenti che non aiutano sviluppo e ripresa�.

                        In conto, tra manovra-bis e finanziaria, ci sarebbero interventi per 40 miliardi di euro e forse pi�…

                          �Questo � il punto di fondo: francamente non so se il governo si rende conto della difficile sostenibilit�, nel breve periodo, di una manovra di queste dimensioni. Non si pu� pensare di recuperare in un anno l’aumento della spesa pubblica che si � avuto in cinque anni di centrodestra. Parliamo di due punti di Pil, sarebbe uno sforzo gigantesco. E soprattutto non ci hanno ancora spiegato, in questo sforzo, che peso hanno la lotta agli sprechi e alle inefficienze, all’evasione fiscale ed al sommerso. Per noi questo � un terreno fondamentale: bisogna intervenire sulle consulenze d’oro e sul numero dei consiglieri di amministrazione degli oltre mille enti. Il segnale va dato innanzitutto in questa direzione�.

                            Voi dite anche �lotta senza quartiere all’evasione�. Ma non sempre questi interventi hanno dato frutti.

                              �Dipende da cosa si fa. Un intervento come quello che propone Visco contro l’elusione dell’Iva se fatto bene pu� portare gettito molto rapidamente nell’ordine di qualche miliardo di euro. Se si volesse metter mano ai coefficienti degli studi di settore, in modo di alzarli perch� effettivamente hanno una media bassa, si potrebbe avere certamente un effetto a breve. La stessa cosa se si pensa di metter mano al secondo modulo della riforma fiscale di Berlusconi che ha concesso 6 miliardi di sgravi ai redditi pi� alti. Il problema � che anche fatta tutta questa politica fortissima sulle entrate, fortemente equa, in ogni caso la distanza tra quello che si pu� recuperare e la dimensione della manovra � troppo ampio. Per questo occorre riflettere sulla pesantezza/leggerezza degli interventi. Non vorrei che il governo annunciasse una manovra ambiziosissima senza poi essere in grado di portarla avanti. Meglio assumere obiettivi pi� graduali ed essere poi in condizione di mantenerli. Questo mi sembra anche un modo corretto per rassicurare i mercati�.

                                Altra questione su cui si discute e si discuter� tanto: il taglio del cuneo fiscale. Cosa deve fare Prodi?

                                  �Il governo non pu� scaricare tutto sulle parti sociali, alcuni indirizzi di fondo li deve dare: dire 5 punti non basta. Bisogna dire 5 punti in quanto tempo, e come. Dopodich� le parti sociali hanno il dovere di provare a ragionare assieme sugli effetti migliori. Di certo non pu� essere lasciata a noi la ripartizione di questi 5 punti�.

                                    La Cgil cosa chiede?

                                      �Io insisto su un fatto: non pu� andare al lavoro il residuo di quello che va all’impresa. Lavoro e impresa devono avere pari dignit� nel taglio del cuneo. Anche questo � un passaggio decisivo, perch� si rischia una Babele di confronti. Anche su questo il governo deve fare un po’ di pi�.

                                        Si parla tanto di selettivit� del taglio. La sua proposta?

                                          �Innanzitutto i sindacati sono uniti nel chiedere la riduzione della sola parte di contributi non previdenziali. Poi, gi� di per s�, il taglio � in parte selettivo perch� varia al variare della tipologia di impresa. In secondo luogo, c’� un principio di selettivit� se il taglio, come giustamente sostiene il ministro del Lavoro Damiano, viene posto al servizio del consolidamento dei rapporti a tempo indeterminato. Poi c’� un’altra griglia che riguarda la tipologia d’impresa e su cui c’� una discussione aperta, anche dentro Confindustria. In questo caso io escluderei dai benefici le banche ed i tanti monopoli naturali, che sono fortunatamente per loro pieni di soldi e profitti�.

                                            Come pensa di fare senza incorrere nei veti della Ue?

                                              �Si pu� pensare ad un aiuto generalizzato e poi si individuano altri strumenti per recuperare da questi soggetti le cifre che corrispondono allo sgravio contributivo�.

                                                Questo per le imprese, e per i lavoratori?

                                                  �In questo caso lo strumento che prediligo � il drenaggio fiscale perch� mi fa unit�, tra lavoratori privati e lavoratori pubblici, e consente anche la difesa di una parte del reddito della pensione. In pi� per i pubblici, assieme all’indicazione di inflazione programmata molto simile a quella reale e alla messa sotto controllo di prezzi e tariffe, aiuterebbe anche il rinnovo dei contratti all’insegna della misura e dell’intelligenza�.