Governo: è rottura sulla regolarizzazione degli immigrati

18/09/2002


  Politica




18.09.2002
Governo: è rottura sulla regolarizzazione degli immigrati

di 
Nedo Canetti


 Niente di fatto nel vertice di maggioranza ieri al Senato sull’immigrazione. I capigruppo della Casa della libertà non hanno trovato alcun accordo sulla regolarizzazione degli immigrati. Fumata nera, dopo tre ore di confronto. E’ stato il capogruppo dell’Udc alla Camera, Luca Volonté, a darne notizia, al termine della riunione. Continua il braccio di forza tra Carroccio e Udc, in corso da mesi, praticamente dal momento dell’approvazione della legge Bossi-Fini, quando venne ritirato l’emendamento Tabacci sulla sanatoria, da sostituire con un decreto, proprio questo – all’esame ora delle commissioni Affari Costituzionalie Lavoro del Senato- sul quale si è riacceso lo scontro. «Stiamo ancora valutando -ha detto Volonté, cercando di attenuare le divergenze – ma la proposta avanzata, nei giorni scorsi dal capogruppo di An a Montecitorio, Ignazio La Russa, è per noi ancora troppo restrittivo». L’esponente di An , che propone un tetto alla regolarizzazione, ha annunciato che il suo gruppo presenterà un emendamento, in tal senso, se continuerà a non trovarsi un accordo nella Cdl. Non ci saranno altri vertici. Il confronto nella maggioranza -è sempre l’esponente dell’Udc a darne notizia- proseguirà direttamente in commissione, a partire da oggi. A trovare un minimo di accordo non è nemmeno servito l’incontro del lunedi ad Arcore tra Berlusconi e Bossi, al termine del quale i padani si erano dichiarati sicuri che, alla fine, un’intesa sarebbe stata raggiunta. . Ed era proprio in attesa di quell’incontro, che era stato cancellato il vertice, sempre di maggioranza, già programmato per la serata di lunedi. La Lega riteneva che, con l’avallo del Cavaliere, i «centristi» avrebbero, infine ceduto e sarebbe passata la loro linea. Per tutta la giornata, proprio in attesa del vertice, era , comunque, continuata la schermaglia a distanza, tra i due alleati. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, pur dichiarandosi disponibile a discutere le proposte dell’Udc, che prevedono di consentire la regolarizzazione a quanti sono stati colpiti da ordine di espulsione, insisteva sull’inimendabilità del decreto. Secondo Maroni, le norme della legge stabilisce che possano essere regolarizzati gli extracomunitari che sono entrati con regolare permesso di soggiorno, anche se è poi scaduto e non rinnovato, anche se colpiti da ordine di espulsione. Niente da fare, invece, per gli immigrati, entrati clandestinamente nel nostro Paese, successivamente colpiti da ordine di espulsione. Niente sanatoria per loro. E’ su questa norma che c’è la netta contrarietà dell’Udc. Ci sono poi ampi settori del Carroccio indisponibili a qualsiasi compromesso come da dichiarazioni del capo-gabinetto del ministro Umberto Bossi, Francesco Speroni, contrario a qualsiasi regolarizzazione. «La legge è chiara -ha proclamato- io non voglio regolarizzare nessuno, i clandestini debbono andare direttamente fuori, punto e basta: la maggioranza della lega è d’accordo con me». Compreso Bossi, pare di capire. Una proposta è stata avanzata da un altro leghista, il vice presidente del Senato, Roberto Calderoli: fissare un tetto di 30 mila immigrati da regolarizzare tra quelli per i quali si è aperto lo scontro con il partito di Casini. Una proposta che è stata tacciata come «una supidaggine» dal capogruppo dello Sdi, in commissione Giustizia, Enrico Buemi. Nella funzione di pompiere si è prodotto il ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, Udc. Già nel corso della giornata aveva più volte assicurato che l’accordo si sarebbe trovato. Nemmeno l’esito negativo del vertice, ha scalfito il suo ottimismo, evidentemente di maniera, interessato aa amplificare le perturbazioni nel governo. Ha comunque, rigettato sulla Carroccio la responsabilità della mancata intesa. «L’accordo non è stato raggiunto -ha precisato- perché ci sono ancora le riserve della Lega che chiede qualcosa di più. Ha, quindi, segnalato che sarà presentato un emendamento (dal suo gruppo, par di capire) che dovrebbe stabilire il principio per cui potranno essere regolarizzati i lavoratori extracomunitari che non hanno avuto problemi con la legge italiana. Ad occhio, un’affermazione generica sulla quale la Lega mantiene le sue riserve. Sarà da vedere se le manterrà sino in fondo, sino a imprevedibili esiti o se -come è spesso capitato proprio su questa materia- alla fin fine cederà, continuando ad gridare «vittoria» dalle colonne della Padania. Scontata, l’inossidabile sicurezza del solito capogruppo di Fi, Roberto Schifani, sul certo raggiungimento di un accordo. Cercando di sviare la polemica verso l’opposizione, Maroni ha accusato i ds di voltafaccia perché, proprio su questo tema, avrebbero cambiato opinione. Prima, sostiene, hanno presentato un ddl che è sulla falsariga del suo decreto ed ora se lo rimangiano. «Nessun voltafaccia – risponda Massimo Brutti- abbiamo sempre affermato che la regolarizzazione è opportuna e giusta: il nostro ddl era volto proprio a favorirla, è una posizione analoga a quanto richiesto da settori della stessa maggioranza, particolarmente dall’Udc». Mentre trova grosse difficoltà a sanare questa frattura, un altro duro contrasto si è aperto nella Cdl, sull’indulto. In giornata, Biondi e Taormina avevano presentano, a nome di Fi, una proposta di indulto per reati che comportino pene sino a tre anni, per alleggerire la ormai insostenibile situazione del sovraffolamento delle carceri, ma, prima An con il portavoce Mario Landolfi, e poi la Lega hanno manifestato una netta contrarietà. Un altro fronte aperto. Chissà se ci vorranno altri vertici o altre riunioni di famiglia ad Arcore per riportare un minimo di pace nella maggioranza in casa (della libertà).