Governo e parti sociali: rivedere l’intesa del ’93

21/03/2003



                Venerdí 21 Marzo 2003
                ITALIA-LAVORO


                Governo e parti sociali: rivedere l’intesa del ’93

                La stagione dei contratti
                Disponibilità ad avviare il confronto in tempi rapidi – Sbloccata la vertenza con l’Ania adesso si punta a chiudere
                MASSIMO MASCINI


                DAL NOSTRO INVIATO MODENA – Rivedere a breve il modello contrattuale cercando di spostare verso l’azienda o il territorio il baricentro di tutta la negoziazione. È questo l’obiettivo condiviso da parti sociali e forze di Governo: non ci sono ancora identità di vedute sull’esito di questo tentativo di riforma, ma almeno tutti sono convinti della necessità di procedere per questa strada e anche di farlo in tempi brevi. Governo, Confindustria, Cgil, Cisl, Uil, tutti pensano che si tratti di un passo necessario. È questo il frutto più importante del seminario che gli allievi e gli amici di Marco Biagi hanno voluto tenere a Modena in occasione del primo anniversario della sua efferata uccisione. Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare, è stato chiarissimo. «Chiudiamo in fretta – ha detto – il contratto dei metalmeccanici, tanto il punto in discussione non è che qualche decimale di punto, qualche euro che non sono nulla per i lavoratori, possono essere molte per un’azienda in difficoltà. E affrontiamo invece il tema della struttura contrattuale, perché l’attuale modello è inefficiente, tutti ne sono scontenti. Il Governo perché non gli consente più di tenere sotto controllo le dinamiche macroeconomiche, le imprese perché non risolvono i loro problemi, i lavoratori perché non riescono a partecipare degli incrementi di produttività che pure hanno contribuito a determinare». Un invito esplicito che nessuno ha respinto. Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria, ha manifestato la sua disponibilità, ponendo una sola vera pregiudiziale, che si proceda con un approccio non ideologico. Giorgio Usai, responsabile in Confindustria delle politiche di relazioni industriali, ha a sua volta espresso l’esigenza che si arrivi in fretta a una revisione, sostenendo che «Confindustria non ha alcuna preclusione a procedere in questa direzione». Disponibili anche Cisl e Uil. Raffaele Bonanni e Carlo Fabio Canapa, segretari confederali delle due organizzazioni, hanno espresso senza mezzi termini l’esigenza di cambiare almeno in parte le regole del gioco. Bonanni in particolare, che aveva proposto una «revisione radicale del modello in atto». E disponibile è anche la Cgil. Carla Cantone, segretaria confederale, non ha avuto dubbi nell’affermare che non si deve perdere troppo tempo per procedere per questa strada. «Capisco le difficoltà – ha detto – ma ragioniamone in fretta, concludiamo i contratti in corso e discutiamo del nuovo modello». Il problema è che se tutti sembrano d’ccordo per muoversi in fretta, manca l’accordo sul possibile punto di arrivo di questa discussione, anche se Governo, Confindustria, e certamente la Cisl sembrano favorevoli a un sistema che avvantaggi la negoziazione decentrata. Peraltro Usai ha ricordato come l’insieme della contrattualistica seguita dalle aziende di Confindustria, settanta diversi contratti, non può essere abbandonata dall’oggi al domani. E Parisi ha negato che il contratto nazionale possa essere sostituito da venti contratti regionali. A suo avviso serve un contratto nazionale che serva da ombrello per chi non fa contrattazione decentrata e una negoziazione aziendale più vera, più legata ai risultati aziendali di quanto non sia stata finora. Una scelta quindi a favore del livello aziendale e non a caso Maurizio Castro, responsabile delle risorse umane di Electrolux, ha ricordato detto nessuna azienda possa rinunciare alla propria specificità, per garantirsi competitività. Un contratto nazionale cornice – come ha rilevato il sottosegretario Sacconi – una cornice «essenziale», entro la quale, ha aggiunto, «abbia possibilità di esprimersi anche un contratto territoriale che consenta davvero modifiche se la realtà aziendale lo consenta». Contrario al rafforzamento del livello contrattuale nazionale si è detto anche Bonanni. «Torneremmo al sistema che esisteva prima delle regole del 1993 e questo non sarebbe utile a nessuno». Il punto è che nemmeno la Cgil sembra disperatamente attaccata al modello del 1993. Carla Cantone ha assunto un atteggiamento molto "laico" su questo punto. Ha ricordato gli accordi di Nizza e di Lisbona per rammentare che siano stati frutto di un compromesso di una negoziazione e a questa, al dialogo, allo scambio di opinioni ha richiamato tutti. «Discutere, ragionare – ha detto – si può fare tranquillamente e infatti noi discutiamo accanto a Cisl e Uil con Confindustria di sviluppo per superare questa fase di difficoltà. Abbiamo avuto tre incontri ed è andata bene, speriamo continui così. Lo stesso possiamo fare per la contrattazione». Certo, prima di abbandonare un sistema vuole sapere cosa avrà in cambio. «Lo diceva anche Tarzan – ha detto sorridendo – lascio la liana solo se ne ho in mano un’altra». E la liana che gli viene offerta non gli sembra troppo salda. «Tutti dicono che si è fatta poca contrattazione aziendale e poi propongono di puntare il futuro tutto sul dialogo in azienda. Qualcosa non mi torna. Per questo dobbiamo parlarci». E ha chiesto che non venga messa nell’angolo un’organizzazione «solo perché non condivide un progetto».