“Governo” E Lamberto diventò il grande sospettato

30/10/2006
    domenica 29 ottobre 2006

    Prima Pagina e pagina 9 – Primo Piano

    L’ EX PREMIER DINI

    E Lamberto divent� il grande sospettato

      di Aldo Cazzullo

        �� una situazione assurda. Degna di Kafka�. Come in una pi�ce di Ionesco, come in un processo appunto kafkiano, Lamberto Dini � ora il grande sospettato. �I sospetti su Dini�, titola Repubblica.

        �Dini � tra i consiglieri della Fitch che ha declassato l’ Italia� annuncia l’ Unit�. Manifesto e Liberazione collocano Dini al centro degli scenari sulla fine di Prodi e la nascita di un nuovo governo.

        Al telefono, l’ ex presidente del Consiglio ha un tono insieme indignato e solenne: �Che non si dubiti della mia lealt�. Lo considererei una grave offesa�. Tutto per� � nato da un suo ragionamento: �Nel caso malaugurato che Prodi cadesse �. Tanto � bastato perch� venisse imbastita una trama di Palazzo, neppure troppo fantasiosa: Napolitano contrario a elezioni anticipate; Berlusconi favorevole a un esecutivo di larghe intese, guidato da Marini o meglio ancora da Dini; Prodi furibondo; Cossiga e Andreotti ingolositi; De Gregorio entusiasta, il che non significherebbe molto, se l’ ex dipietrista sovrappeso non rappresentasse uno dei due voti di maggioranza al Senato; essendo il secondo quello di Dini.

        �Ho parlato con Prodi non pi� tardi di venerd� – racconta lui -. Ci dobbiamo vedere la prossima settimana. I nostri rapporti sono di cordialit� e di reciproca fiducia. Romano sa che io non voglio il male del governo. � vero il contrario: voglio un governo che si rafforzi e faccia il bene dell’ Italia�. Assicura Dini che voter� la Finanziaria, eccome. �Difender� il ministro dell’ Economia a spada tratta: i saldi della manovra non devono cambiare, il rigore non va attenuato. � la condizione per restare in Europa. Non a caso, io ho criticato Fitch. Agli altri consiglieri l’ ho detto: se proprio volevate declassare l’ Italia, dovevate farlo l’ anno scorso, quando i conti tendevano al peggio; non ora, che abbiamo imboccato un percorso virtuoso. Se poi nelle agenzie finanziarie
        internazionali non credono alle chances della manovra, non � colpa mia�.

        Non che Kafka e Ionesco si siano inventati tutto. Ma non � colpa di Dini. �Parliamoci chiaro: la maggioranza al Senato non c’ �. Basta che tre o quattro senatori siano assenti, non occorre neppure che votino contro, e il governo va sotto. L’ opposizione fa il suo mestiere, e cercher� di buttare gi� Prodi: un’ ipotesi che noi dobbiamo contrastare, ma che non � campata in aria. Quanto alla Finanziaria, io ne difendo le voci di bilancio, ma non penso affatto che sia la migliore possibile. L’ accento � messo sulla redistribuzione del reddito pi� che sullo sviluppo. Il cuneo fiscale � un elemento, ma non � il tutto; occorrono infrastrutture, ricerca, innovazione; e di questo c’ � molto poco. Ho appena rilasciato un’ intervista al Sole 24 Ore per dire che occorre recuperare lo spirito del Dpef, e affrontare subito le riforme strutturali sulle quattro principali voci di spesa. Pensioni, pubblica amministrazione, sanit�, enti locali. Se il governo risolver� questi nodi, avr� la forza per andare avanti. Nel caso malaugurato che non dovesse farcela, i problemi resterebbero. E bisogner� occuparsene�. Formando un altro governo. �Il ministro per i rapporti con il Parlamento Vannino Chiti dice che se cade Prodi si va a votare. Sinceramente, non mi pare un’ affermazione realistica. Lo scontento nel Paese � generalizzato, i sondaggi sono univoci: Ds e Margherita sono al minimo. Se andassimo davvero alle urne, dove li prenderemmo i voti? Avremmo bisogno di tempo, per riprenderci, per rafforzarci�.

        Forse una parte dei sospetti nasce dalla multiforme storia politica di Dini. Che esordisce da ministro del Tesoro nel primo indimenticabile governo Berlusconi, quello con Previti alla Difesa e Speroni alle Riforme istituzionali. Ma al berlusconismo "Lamberthow" � giunto con cautela, dall’ esterno, attraverso la mediazione di Gianni Letta, con cui ha condiviso sentimenti andreottiani. Poi arriva la chiamata a Palazzo Chigi. �Con Berlusconi non c’ � mai stata una riconciliazione formale perch� non c’ � mai stata una vera rottura – racconta oggi Dini -. Hanno scritto che non mi vot� la fiducia perch� non lo citai nel discorso di insediamento, ma � falso. Io mi rivolsi in primo luogo al centrodestra. Ma alcune componenti volevano le elezioni subito. E mi ritrovai a governare senza di loro. So che hanno riconosciuto di aver sbagliato. Adesso i rapporti con Berlusconi sono buoni, sia pure a distanza. Lui non cerca me, io non cerco lui. Ma lui sa quel che sono io, e io so quel che � lui�.

        Si � sempre detto che non fossero altrettanto buoni i rapporti con Ciampi. Il livornese e il fiorentino non si sono mai amati. �Per� abbiamo lavorato fianco a fianco per quindici anni, lui governatore della Banca d’ Italia, io direttore generale�. Destinato alla successione, e beffato da Antonio Fazio. �Non fu una nomina tecnica, ma politica. Mai un cattolico era salito alla guida di Palazzo Koch. La Dc era ancora il partito di maggioranza relativa, e pretese che la prassi venisse innovata. Una pretesa legittima�. Il destino volle che Dini diventasse presidente del Consiglio proprio quando Ciampi entrava nella riserva della Repubblica. �Abbiamo formazioni diverse. La sua � pi� legata all’ economia reale, la mia alle istituzioni finanziarie internazionali. Abbiamo anche caratteri diversi�. Diverse anche le mogli, Franca Pilla e Donatella Zingone, entrambe per� di forte personalit�, come si � potuto constatare nei viaggi all’ estero che vedevano il capo dello Stato Ciampi affiancato dal ministro degli Esteri Dini. �Ma ci siamo sempre rispettati. E ho sempre riconosciuto che Ciampi � stato uno dei padri del risanamento e dell’ ingresso nell’ euro�.

        Il problema di Dini in politica � comune a coloro che cominciano dalla vetta: non possono che scendere. Quando lasci� Palazzo Chigi, fond� un partito. Si commosse0 fino alle lacrime, presentando il logo di Rinnovamento italiano. Super� lo sbarramento del 4%, si disse grazie anche al soccorso del Pds di D’ Alema. Poi una legislatura da ministro degli Esteri, il dialogo con Libia e Iran, mentre Mastella gli rosicchiava deputati e senatori. Ora in Senato � presidente della Commissione Esteri. �Sono impegnato a sostenere il governo. E il modo migliore per aiutare Prodi � ancorare la maggioranza alle istanze moderate. Credo al bipolarismo, ma credo anche all’ esistenza del centro: che vuol dire liberaldemocrazia, mercato, riforme. Consegnarci alla sinistra estrema significa fare il male nostro e dell’ Italia. Il partito democratico � un progetto bello e lungimirante, che per� richiede tempo. Non si pu� forzare il corso della storia. Capisco che per i giovani le identit� e le contrapposizioni antiche non abbiano significato, ma chi come me ha vissuto con passione civile gli Anni Cinquanta ne ha memoria. Certe cose non si cancellano con decisioni verticistiche. Se il governo far� bene, nascer� anche il partito democratico. Se il governo cade, anche il progetto del nuovo partito cade�. In compenso qualcosa, o qualcuno, potrebbe rialzarsi.