“Governo” È già caccia ai «soliti sospetti»

30/10/2006
    luned� 30 ottobre 2006

    Pagina 3 – Primo Piano

    E’ gi� caccia ai �soliti sospetti�

      Tre big delle istituzioni, con precedente

        Mattia Feltri

          ROMA
          Il solito sospetto, i soliti sospettati e un paesaggio italiano con zombie, come direbbe Alberto Arbasino. Il solito sospetto arma i tratteggiatori di scenari, impegnati a individuare quello pi� plausibile alla caduta del governo di Romano Prodi, che appare dunque meno interessante da vivo che da morto. I soliti sospettati ascoltano i sibili e gli spifferi, e infine a loro volta armano gli estensori di interviste, attraverso le quali negano sfiorando la scusa non richiesta. E dal paesaggio italiano ecco lo zombie, Lamberto Dini, leader di un partito chiamato �Rinnovamento italiano�, fuso nella �Margherita� e da tempo nell’anonimato.

          Come nei polizieschi, per entrare nel novero dei sospettati � necessario avere un precedente. E qui non ne mancano. Clemente Mastella, Franco Marini, come detto Dini, e poi, in seconda fila, Massimo D’Alema, Francesco Cossiga, gli eterni affascinanti uomini delle istituzioni. Chi di loro tradir� il premier e azzeccher� l’incastro giusto per guidare il successivo governo d’emergenza, governo elettorale, di solidariet�, delle grandi intese o come diavolo lo si chiamer�? Tutti si tirano fuori, e il bello � che lo fanno lasciando cadere qua e l� un per�. Sulla �Stampa� di ieri, Mastella ha parlato come se gli avessero piantato una lampada in faccia: �Io sono uno di quelli che anni fa (nel 1998, funerale del primo esecutivo di Prodi) contribuirono a portare D’Alema. Ma stavolta questo cambio non ci sar�. Poi: �Certo, se la coalizione implode…�.

          E allora: tramai, non tramo, potrei tramare. Pi� che il solito sospettato, il solito Mastella amareggiato per la fama che s’� fatto, ma sempre l� a tirare sul prezzo. �Gli unici che potrebbero farti cadere sono Rifondazione e il sottoscritto�, confida di aver detto a Prodi. Lo intriga il ruolo di indiziato numero uno. Ma siccome si indaga a trecentosessanta gradi, gli altri sospettati sono i complici del ’98. D’Alema non parla, e quando lo fa � per ripetere che otto anni fa non congiur�. E se ne dovrebbe dedurre che tantomeno congiura adesso, nonostante le malizie di Mastella, che ogni tanto lo cita per il gusto di citarlo. Nei retroscena si legge poi dell’immarcescibile uomo nero, Francesco Cossiga, campione di complotteria che ridacchia e si frega le mani perch� quello melomoso � il suo terreno. Lui intanto tace, e probabilmente si piace di nuovo nel ruolo che lo ha esaltato tante volte, l’ultima proprio nel ’98.

          Di quell’allegra consorteria manca soltanto il presidente del Senato, Franco Marini, decisivo allora e lo sarebbe ancora di pi� oggi, con la carica istituzionale. Intanto si interessa alla riforma della legge elettorale, e secondo gli studiosi di teoria golpistica � il segnale che gi� pensa alle condizioni con cui tornare al voto. Sulla �Repubblica� di ieri ha chiarito: �Vedo con sorpresa che si continuano a ripetere giaculatorie su possibili crisi di governo. Ogni giorno qualcuno tira fuori il mio nome come capo di un governo che dovrebbe portare alle elezioni (…) L’insistenza inutile di queste voci mi impone di dire che gli scenari che vengono dipinti mi sembrano francamente fantasiosi�. Peccato che uno che drizza le orecchie al solo sentir parlare di grandi intese, e cio� il leghista Calderoni, gli ribatte subito che �per� al Senato ne parlano tutti di questo e la voce circolante arriva a sostenere che in questo caso la presidenza del Senato verrebbe data ad un esponente del �Polo, e non della casa delle Liberta, con un mandato a termine per il marzo-aprile del 2008, prima data utile, dopo il referendum elettorale, per poter tornare al voto�. E insomma magari Marini e gli altri si irritano pure, ma la storia � la storia. E infatti chi fu l’ultimo a presiedere un governo deputato a trasportare il Paese verso nuove elezioni? Il laterale Dini, ora tanto tanto addolorato all’ipotesi che si metta in dubbio �la mia lealt�. Ma il punto � proprio questo: a pensare a Dini � Silvio Berlusconi, che sulla lealt� di Dini – riemerso con qualche perplessit� sulla Fiananziaria – ha un’opinione precisa.

          Il paesaggio italiano, con zombie o senza, offre parecchio materiale, e infatti sul risentimento dei papabili si passa sopra senza sensi di colpa. E si arriva a immaginare un incarico a Mario Draghi per il semplice motivo che la Banca d’Italia � sempre stata una risorsa in tempi difficili, o perch� quando tira una brutta aria gira e rigira si pensa a qualcuno con l’alto profilo, come il commissario europeo Mario Monti nella scorsa legislatura. O si immagina persino un mitico rilancio di Giulio Andreotti, che superate le inchieste palermitane sta tornando alla dimensione che l’Italia gli diede attraverso le canzonette di Francesco Baccini: �Chi ha mangiato la torta? Andreotti…�.