Governo diviso sul nuovo Tfr

29/06/2005
    mercoledì 29 giugno 2005

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      PESANTI CRITICHE DA BANCHE E SINDACATI SUL TESTO DEL DECRETO

        Governo diviso sul nuovo Tfr
        La riforma rischia di slittare

        Raffaello Masci

          ROMA
          Campanello d’allarme per la riforma della previdenza integrativa. Il provvedimento dovrebbe essere in Consiglio dei ministri questo venerdì, ma il rischio di un nuovo rinvio è nell’aria, visto che nella maggioranza – secondo quanto emerso in mattinata dal preconsiglio dei ministri – è ancora in atto un braccio di ferro su chi dovrà vigilare sul risparmio previdenziale: solo la Covip, come scritto nel testo del ministro Maroni, o anche l’Isvap, come sostenuto da altri? Che i tempi possano slittare lo ha fatto capire in serata, al termine del Consiglio dei ministri il titolare delle Politiche comunitarie, Giorgio La Malfa: «Il ministro Maroni ha preannunciato che il provvedimento arriverà presto, tra qualche giorno. Ma non so se al prossimo Consiglio».

            L’ipotesi di lasciare un ruolo di vigilanza all’Isvap – l’autorità di garanzia del settore assicurativo – almeno per quanto riguarda i piani previdenziali individuali sarebbe stata riproposta da alcuni ministri, contrastando la linea propugnata dal Maroni che vorrebbe concentrare tutti i poteri di controllo in capo alla Covip, l’Authority che vigila sui fondi pensione. È incerto se si deciderà in tempo utile per venerdì.

              Intanto, l’ennesima bozza di decreto sul trasferimento del Tfr ai fondi pensione scatena una controversia con le banche, innescata da una dichiarazione del ministro del Welfare che ieri ha accusato gli istituti di credito di «opporre delle resistenze» all’intera operazione. «Noi pensiamo – ha osservato Maroni nel corso dell’assemblea generale dell’Api di Varese – di utilizzare il Tfr, ma il decollo è subordinato all’individuazione di misure compensative che permettano alle imprese, in particolare a quelle medie e piccole, di accedere al credito per smobilizzare lo stesso Tfr. A tale riguardo – ha aggiunto ancora il ministro – incontriamo da parte delle banche una resistenza ingiustificata e ingiustificabile ma mi riprometto di vincere questa resistenza».

                L’Abi (l’Associazione delle banche italiane) non ha preso bene questo affondo inatteso e ha reagito, sia pur pacatamente, con una nota. «Nonostante le considerazioni del ministro continueremo a collaborare – avverte la nota di palazzo Altieri -. Le banche italiane hanno già condiviso il progetto del Fondo di garanzia pubblico, con l’obiettivo di andare incontro alla necessità di un ampio numero di imprese di accedere al credito bancario per il versamento dei flussi di Tfr nei fondi pensione».

                Ma la voce più critica resta quella dei sindacati. La bozza non piace nel merito, perché «non raccoglie nessuna delle indicazioni messe a punto con le imprese nell’avviso comune». Ma non piace soprattutto nel metodo con cui il governo ha disatteso l’impegno, preso nel corso dell’ultimo incontro, di illustrare il nuovo testo alle parti sociali contestualmente alla presentazione in Consiglio dei ministri. E ora Cgil, Cisl e Uil attendono e pretendono una convocazione.

                  «Non ci siamo – ha detto il leader della Cgil Guglielmo Epifani -. C’è un problema di metodo, non si è voluto aprire quel confronto che era stato promesso». Secondo Epifani «il governo non si accorge che con un giudizio negativo del sindacato il decollo diventa molto improbabile. Ancora una volta l’esecutivo non vuole ascoltare le parole di buon senso dei tre sindacati. Temo che si tratti di un’altra occasione perduta». Anche la Uil boccia completamente la bozza e comincia a pensare che sia meglio che il governo, a questo punto, «chieda la proroga della scadenza della delega». «Dal silenzio-assenso alla governance, dalla fiscalità alle compensazioni, non c’è un tema che abbia raccolto le indicazioni di sindacati e imprese», spiega il segretario generale aggiunto, Adriano Musi. A chiedere una risposta ufficiale al governo anche la Cisl. «Il punto vero è che Maroni deve convocarci e avviare una trattativa», dice il segretario confederale Pier Paolo Baretta che non vuole entrare nel merito del provvedimento. «Di merito si discuta al tavolo di confronto con comunicazioni ufficiale del governo. Il ministro aveva annunciato che avrebbe riscritto il testo sulla base delle indicazioni prospettate dall’avviso comune. Mi chiedo se al Consiglio dei ministri andrà un testo coerente con l’avviso».