“Governo” Damiano: «Per le riforme il tempo non manca»

09/01/2007
    martedì 9 gennaio 2007

    Pagina 4 – Primo Piano

    Intervista
    a Cesare Damiano

    «Ma per le riforme
    il tempo non manca»

      Antonella Rampino

      ROMA
      «Le date non sono tagliole: sono sicuro che troveremo il tempo giusto per fare le riforme, che sono del resto nel programma dell’Unione». Se si chiede al ministro del Lavoro, il fassiniano Cesare Damiano, dello stato dei rapporti tra governo e maggioranza alla vigilia del conclave di Caserta per sciogliere i nodi della famosa fase due, se ne ottiene un pacato rilancio dell’azione riformista: «Vado a quel vertice con l’idea che la strategia dei prossimi mesi vada verso le riforme. Per farle occorre una forte regia politica, perché si tratterà di aprire tavoli di concertazione su temi specifici ma collegati: il mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali, la pubblica amministrazione, la produttività. E ricordo che sulle pensioni c’è un impegno preso dal premier, dal ministro dell’Economia e da quello del Lavoro».

        La condizione politica lo permetterà? A Fassino che al governo ricorda che si gioca tutto nei prossimi cinque mesi, Prodi ha risposto che ci sono di fronte cinque anni, sembrando di aver già ceduto ai diktat della sinistra…

          «Questo a me non risulta proprio. Quanto alla condizione generale, è da molto tempo che faccio politica, e un clima particolarmente sereno non me lo ricordo. So che un programma come quello dell’Unione per essere attuato avrà bisogno dei suoi tempi».

            Ma riuscirete a varare la fase due, o sarà Rifondazione a far valere il proprio potere di condizionamento?

              «Intanto già nella Finanziaria c’è la chiara impronta riformista del governo. Sui temi del lavoro per esempio andiamo con gradualità in direzione della lotta al lavoro nero e della precarietà, ora dovremo concertare con le parti sociali il tema delle pensioni».

                E per farlo ci vogliono tempi lunghi quanto la legislatura? Che ne sarebbe allora della fase due e degli allarmi di Fassino?

                  «Non dobbiamo assumere in termini tassativi la data del 31 marzo contenuta nel memorandum sulle pensioni sottoscritto da Prodi, Padoa-Schioppa e dai segretari di Cgil, Cisl e Uil. Si discuterà con i tempi che sono necessari. L’importante è che il governo su questo tema abbia una voce sola, e raggiunga una sintesi prima di aprire il tavolo con le parti sociali».

                    E le liberalizzazioni?

                      «Si farà una discussione politica aperta a Caserta, anche su questo».

                        Il ministro Lanzillotta ha già fissato sul tema un incontro con i capigruppo di maggioranza. La Margherita accelera sulla strada della fase due più della Quercia?

                          «No, queste sono solo interpretazioni. Rifondazione comunista presenterà il 18 le sue proposte sulle pensioni, l’Ulivo terrà una sua iniziativa il 24 sui temi del lavoro, dunque tutte le forze che compongono la maggioranza di governo esprimeranno le loro opinioni su tutti i temi fondamentali. Poi si arriverà a una sintesi. La mia posizione è che serva una forte regia politica, anche per decidere dove indirizzare le risorse fiscali in più che derivano dalla lotta all’evasione fiscale e contributiva. Io credo che una quota debba essere indirizzata allo stato sociale, e che questo sia valutato preliminarmente alla discussione, anche a Caserta».

                            Musica per le orecchie di Rifondazione…

                              «Mi stupirebbe che Rifondazione non fosse interessata allo stato sociale. Le risorse che decideremo di destinare al mercato del lavoro, agli ammortizzatori, alle tutele, alla lotta alla precarietà ci consentiranno di stabilire a quale livello si può rivedere lo scalone pensionistico. Perché se è chiaro che non dobbiamo far cassa con la riforma delle pensioni, è altrettanto certo che dobbiamo tenere in equilibrio il sistema».