“Governo” Damiano: «Cambi profondi alla Biagi»

29/05/2006
    domenica 28 maggio 2006

      RIFORME LE MOSSE DELL’ESECUTIVO ILLUSTRATE AL CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA FONDAZIONE RODOLFO DEBENEDETTI. POLLASTRINI: UN TERZO DI DONNE NEI GRANDI ENTI

        Damiano: �Cambi profondi alla Biagi�

          Il ministro: alcuni contratti vanno cancellati e i contributi pagati dalle aziende cresceranno

            Armando Zeni
            inviato a PORTOVENERE (La Spezia)

              Correggere profondamente la legge Biagi e rimettere al centro della politica industriale i contratti a tempo di lavoro indeterminato. � un intervento breve, per certi versi stupefacente per sintesi, quello del neoministro del Lavoro Cesare Damiano davanti agli economisti, italiani e stranieri, venuti a discutere delle diverse esperienze del mercato del lavoro in Europa e negli Stati uniti (un titolo provocazione: � pigra l’Europa dove si lavora meno o pazza l’America dove si lavora di pi�?) organizzato dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti. L’ex sindacalista Damiano sul palco, l’ex presidente dell’Olivetti, Carlo De Benedetti, qui nelle vesti di padrone di casa che auspica �messaggi di speranza in tempi veloci perch� se aumenta ancora il gap tra Italia e resto delle economie europee � la fine�, protagonisti in passato di lunghe trattative: apparentemente sembra un ritorno indietro nel tempo, un ritorno agli anni Settanta, quando il mito era uno solo, il posto fisso. Alt, frena subito l’ex sindacalista oggi neoministro, non sogno un revival agli anni ’70, dice, �l’Italia � cambiata e ha bisogno di buona flessibilit�. Flessibilit�, ripete, non precariet�. Ecco perch�, spiega Damiano sottolineando che si tratta di sue considerazioni personali, �la legge Biagi non va abrogata ma va corretta in profondit�.

              Il punto di partenza � uno solo, fare un passo indietro e indirizzare il mercato del lavoro verso l’impiego a tempo indeterminato, sgombrando il campo da un eccesso di figure contrattuali inutili (che sar� la contrattazione tra le parti sociali a definire, insiste il ministro negando un ruolo da superegolatore all’intervento pubblico), accettando la giusta flessibilit� ma facendo tabula rasa da normative come lo staff leasing o il contratto a chiamata che non hanno prodotto un solo posto in pi�. In sostanza, i contratti a tempo determinato resteranno ma i contributi pagati dalle aziende dovranno crescere: non � pi� pensabile, dice Damiano, che per il 90% dei contratti di lavoro che in Italia sono a tempo indeterminato si paghi in media il 43% di contributi mentre per il restante 10% a tempo determinato si paghi il 18,5%. E qui, spara il neoministro, si inserisce il discorso sul taglio dei cinque punti di cuneo fiscale promessi da Prodi in campagna elettorale. La manovra di riduzione verr� avviata nell’ambito del prossimo Dpef, annuncia Damiano, lanciando una sua proposta personale: �Suggerir� a Prodi di tagliare il costo del lavoro solo sul tempo indeterminato e proporr� di dividere equamente il risultato di questo taglio tra riduzione del costo del lavoro per le imprese e aumento della retribuzione netta per i lavoratori�. Met� e met�, dunque. Confindustria immaginava un 75% di riduzione del costo per le imprese e un 25% di aumento della retribuzione. Si vedr� come finir�. Ma non � l’unica mossa spiazzante del Ministro che propone di introdurre lo sconto fiscale �solo a favore delle imprese che assumeranno lavoratori a tempo indeterminato o convertiranno i contratti dei loro occupati da flessibili a tempo indeterminato�.

              Fanno notizia, inevitabilmente, le proposte del neoministro, nel convegno di Portovenere. Cos� come quelle di Barbara Pollastrini, anche lei neoministro dei Diritti e delle Pari opportunit�, che ci tiene a sottolineare come uno dei provvedimenti allo studio nei primi 100 giorni � quello annunciato da Prodi sulle cosiddette quote rosa che lei vede come trampolino di lancio per riconoscere il valore delle donne (�Ma anche dei giovani e dei talenti�, precisa), un punto di partenza che, dopo le istituzioni, dovr� coinvolgere anche i grandi enti. Obbiettivo: �Arrivare ad avere un terzo di donne nelle nomine dei grandi enti�, spiega accennando ai grandi enti dove le donne non hanno mai messo piede, le Authority, la Corte costituzionale, la Cassazione.

              Intanto, tra gli economisti il tema se sia pigra l’Europa o stacanovista l’America porta a conclusioni inequivocabili: gli americani lavorano in media 2 ore alla settimana in pi� degli europei. Non per pigrizia, semplicemente, sintetizza l’economista Tito Boeri, � il risultato di politiche e di istituzioni che in Europa escludono dal mercato del lavoro milioni di persone: prelievi pi� elevati (in Usa le aliquote fiscali e contributive sono del 30%, in Europa del 50%), mercato troppo rigido e una maggior forza della contrattazione collettiva.