“Governo” Damiano: «Assegno ai disoccupati se si riqualificano»

11/01/2007
    giovedì 11 gennaio 2007

      Pagina 6 – Interni

        L´INTERVISTA

        Il ministro del Lavoro Damiano vuol ridisegnare gli ammortizzatori sul modello scandinavo

          «Assegno a tutti i disoccupati
          ma solo se si riqualificano»

            ROBERTO MANIA

              ROMA – Per le pensioni basta un po´ di «manutenzione» ma per gli ammortizzatori sociali serve «una riforma vera». Al vertice di Caserta, Cesare Damiano, ministro del Lavoro, porta la sua agenda che non esclude la previdenza («revisione dello "scalone"» e aumento delle pensioni più basse) ma che punta alto: a far assomigliare il nostro welfare state a quello dei paesi scandinavi. Damiano propone l´estensione dell´indennità di disoccupazione a tutti i settori, in cambio dell´«obbligo» per il lavoratore di seguire corsi di riqualificazione per trovare un´altra occupazione. Resta il vincolo delle risorse. Dice Damiano: «La riforma degli ammortizzatori costa ma dobbiamo decidere come utilizzare le maggiori entrate dovute alla lotta all´evasione. Io penso che una quota debba andare allo stato sociale».

              Lei ha detto che sulla previdenza non deve esserci la «tagliola» dei tempi. Vuol dire che la riforma potrebbe slittare oltre la fine di marzo?

                «Il memorandum firmato con i sindacati contiene una data indicativa, il 31 marzo, entro la quale realizzare quella che io definisco "una manutenzione", attraverso la concertazione, del sistema previdenziale, non per fare cassa ma per tenerlo in equilibrio finanziario. Per farlo c´è bisogno di tempo, di pazienza e di determinazione».

                Insomma, l´accordo potrebbe arrivare anche dopo marzo?

                  «È possibile che si vada oltre quel termine».

                  Perché ha detto che sulle pensioni non intende essere schiacciato tra l´approccio contabile del ministero dell´Economia e il radicalismo di Rifondazione?

                    «Perché su temi così delicati serve una regia politica. Ci vuole una voce unica perché non sarebbero accettabile rilanci mentre è in corso la concertazione».

                    Oltre alle pensioni, ormai finite in secondo piano, quali sono le sue proposte per la "fase due" del governo?

                      «Le pensioni, pensando innanzitutto all´aumento di quelle più basse perché è inaccettabile che circa 4,5 milioni di pensionati ricevano fino a 500 euro al mese; il mercato del lavoro, per combattere la precarietà e mantenere una "flessibilità buona"; infine gli ammortizzatori sociali».

                      Come pensa di riformare gli ammortizzatori sociali?

                        «Dobbiamo guardare ai paesi del nord Europa, dove le tutele sono più estese e più forti. Tanto più che il mercato del lavoro è radicalmente mutato. Dobbiamo mettere al centro i giovani che già oggi hanno carriere professionali discontinue. Per loro è necessario innanzitutto introdurre i contributi figurativi per i periodi di non-lavoro».

                        Cambierà l´indennità di disoccupazione?

                          «Gli ammortizzatori sociali devono passare da una logica di tutela passiva ad una di intervento attivo e devono riguardare tutti, non solo i lavoratori delle grandi imprese o di alcuni settori produttivi. Va messo in campo uno scambio: io ti do l´indennità di disoccupazione, ne rafforzo l´ammontare, ma in cambio ti obbligo a seguire corsi per la tua riqualificazione, per poter trovare un nuovo lavoro. Altrimenti perdi il sostegno al reddito».

                          Che ne sarà della cassa integrazione e della mobilità, in particolare quella lunga che permette alle imprese di "disfarsi" dei lavoratori più anziani?

                            «La cassa integrazione continua ad essere un istituto importante per gestire i processi di ristrutturazione e le fasi di crisi congiunturali. Il ricorso ai cosiddetti "prepensionamenti" è in fase calante. Ne parleremo con le parti sociali».