“Governo” D’Alema, dai Balcani all’esame iracheno

19/05/2006
    venerd� 19 maggio 2006

    Prima Pagina e pagina 12 – Editoriale

    D’Alema, dai Balcani
    all’esame iracheno

      Andrea Romano

        COSA sia davvero una politica estera di sinistra � interrogativo antico e tormentoso, destinato a riproporsi tutto intero con l’arrivo di Massimo D’Alema alla Farnesina. Non foss’altro che per la storia del personaggio, la cui breve ma intensa esperienza di governo � stata dominata dall’emergenza internazionale. E dai turbamenti di una sinistra che nel corso degli Anni Novanta si � trovata ad affrontare dappertutto lo stesso dilemma: come promuovere maggiore giustizia e democrazia nel mondo, quando questo pu� significare violare i confini di uno Stato sovrano anche con la forza?

          A quell’interrogativo il D’Alema presidente del Consiglio rispose allora negli stessi termini di Bill Clinton, Joschka Fischer, Tony Blair. Affermando che di fronte alla sopraffazione e alla dittatura, la sinistra aveva una ragione in pi� per assumersi responsabilit� anche dolorose.

            Ma questo era allora. Oggi, a distanza di quasi un decennio, il mondo che D’Alema vedr� dalla Farnesina sar� assai pi� tormentato, mentre le certezze morali che lo animarono nella vicenda del Kosovo saranno forse pi� appannate. Per l’emergere del terrorismo fondamentalista, per la crisi dell’Europa, per la presenza alla Casa Bianca di qualcuno molto diverso dall’amico fedele che fu Clinton. Ma anche per i modi nei quali la sinistra italiana ha vissuto questi ultimi anni, lasciando talvolta uscire dal proprio seno letture e interpretazioni assai meno onorevoli dell’orgoglioso �internazionalismo democratico� con cui aveva affrontato il dramma dei Balcani. Pensiamo alla questione israeliana, che nessuno avrebbe pensato di porre negli stessi termini in cui oggi � sollevata dinanzi al nuovo ministro degli Esteri.

              Termini spigolosi, che tuttavia D’Alema sbaglierebbe a scuotersi di dosso con un’alzata di spalle. Perch� se � vero che tra la critica politica ad Israele e l’antisemitismo esiste uno spazio di trasparente legittimit�, � indiscutibile che quello spazio sia stato inquinato dal nuovo antisemitismo di sinistra che in questi anni � cresciuto tra le pieghe dell’antiglobalismo e del filo-arabismo di ritorno.

                C’� da augurarsi che D’Alema voglia cogliere quest’occasione per far pulizia in casa propria, spazzando dal tavolo della sinistra le tracce di un sentimento a cui non pu� essere riconosciuta alcuna cittadinanza. Non meno accidentata si annuncia la questione irachena, all’indomani della conferma da parte di Romano Prodi dell’intenzione di ritirare il contingente militare italiano. Per quanto appannati dagli anni e dalle circostanze, � difficile immaginare che gli argomenti dell’internazionalismo democratico vengano del tutto archiviati da D’Alema di fronte all’esigenza di contribuire alla stabilizzazione irachena.

                E sar� interessante vedere in quali forme la Farnesina accoglier� gli appelli a non disertare che arriveranno puntuali dal governo democratico di Baghdad e da quelle forze della sinistra irachena che appartengono come i Ds all’Internazionale socialista. D’altra parte agli Esteri arriva un leader che nei suoi anni migliori ha saputo costruire un rapporto solido e originale con gli Stati Uniti, all’insegna della franchezza e della comune assunzione di responsabilit�.

                  Le stesse doti che serviranno nella nuova fase che sta per aprirsi nelle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico, mentre si affaccia in Europa una nuova classe dirigente desiderosa di lasciarsi alle spalle la guerra intestina scatenata dall’attacco all’Iraq. Esponente di questa leadership ma testimone di una passata stagione di coraggiose intese con Washington, D’Alema pu� mettere il proprio timbro su una nuova fase della politica estera italiana. Nel segno della ritrovata compatibilit� tra europeismo e atlantismo.