“Governo” D’Alema: «Certa sinistra non serve»

26/02/2007
    domenica 25 febbraio 2007

    Pagina 6 – Primo Piano

      LA CRISI
      CONFRONTO NELL’UNIONE

        D’Alema: “Certa sinistra non serve”

          PAOLO BARONI

          ROMA
          «Una certa sinistra non serve al Paese». Lo dice Massimo D’Alema durante una iniziativa Ds sul Partito democratico ed è subito polemica. Mentre Piero Fassino lo difende e il presidente della Camera Fausto Bertinotti non commenta, da Rifondazione e Pdci arriva una sventagliata di repliche: «Giudizi ingenerosi». In serata il portavoce di D’Alema precisa: «Nessuna polemica, né con Prc, Pdci e Verdi, né con le posizioni sostenute dalle forze di maggioranza».

          A innescare la miccia, mentre da poco il Quirinale ha rinviato Prodi alle Camere, poche frasi riferite al caso-Afghanistan che D’Alema aveva indicato come un segnale evidente di «fuga dalla politica». «Io voto contro, cade il governo, ne viene uno che manda i soldati in Iraq, ma io sono in pace con la mia coscienza. Fatemi dire una cosa da vecchio: non serve il Partito democratico per dimostrare che certa sinistra non va bene, non serve al Paese. Ce l’avevano insegnato già nel Pci». E D’Alema lancia il suo j’accuse contro le «schegge di certa sinistra», che ragiona per «astratti furori» e invece di sostenere il governo rischiava di farlo cadere «con una certa dose di primitiva ingenuità». A questa «sinistra che non serve» il presidente dei Ds contrappone un’altra sinistra, quella rappresentata dai ministri della Quercia, che «cercano di lavorare e di non rompere le scatole, che è sempre una buona regola». Frasi pesanti, che hanno prodotto imbarazzi e polemiche. «Non commento interventi autorevoli senza aver sentito cosa è stato detto» taglia corto Bertinotti. «D’Alema è da sempre il più bravo a costruire e… a distruggere» accusa Cesare Salvi. Il capogruppo del Prc alla Camera Gennaro Migliore suggerisce «maggiore equilibrio». «Quelle parole poteva evitarsele» dice il capogruppo del Pdci Pino Sgobio. Più piccate le reazioni dei cosiddetti «dissidenti». Fernando Rossi, senatore ex Pdci: «A D’Alema ricordo che i comunisti nascono contro la guerra». Franco Turigliatto (Prc): «E’ dalle forze degli idealisti che possono nascere cambiamenti reali».

          Ripercussioni sul voto di fiducia? Per Salvatore Cannavò (Prc) il voto al Senato resta «molto incerto», ma il suo compagno di partito Claudio Grassi assicura che «noi del Prc abbiamo deciso di votare la fiducia a Prodi e confermiamo questa posizione». Anche Palazzo Chigi ostenta sicurezza. «Come l’abbiamo presa? Semplicemente non l’abbiamo presa» taglia corto il ministro Giulio Santagata. Secondo il senatore a vita Francesco Cossiga, invece, D’Alema è un «ingeneroso» perché «senza i voti della sinistra radicale e pacifista Prodi non avrebbe vinto le elezioni». Sandro Bondi (Fi) invece definisce il vicepremier un «vecchio burocrate del Cremlino» che resta sempre al suo posto nonostante le tante bocciature. Beffardo Francesco D’Onofrio (Udc): «Ma D’Alema serve alla sinistra?»

          A chiudere la polemica in serata, oltre alla nota della Farnesina, ci pensa Fassino: «D’Alema ha detto quello che questa crisi ha indicato – dichiara il segretario Ds -. Ovvero, quando prevalgono le posizioni estreme anche in singoli esponenti della sinistra si rischia. Credo che questa crisi ci ammonisca ad evitare incidenti come quelli che sono accaduti».