“Governo” D’Alema: «Alleanza tra centro e riformisti»

01/03/2007
    giovedì 1 marzo 2007

    Pagina 4 – Interni

      IL RETROSCENA

      Il ministro degli Esteri indica una prospettiva: non so quando ma servirà un rapporto organico

        "Alleanza tra centro e riformisti"
        così D´Alema guarda al futuro

          E scherza con la Gagliardi: "Tu resti con Turigliatto"

            GOFFREDO DE MARCHIS

            ROMA – «Aspetto solo il voto di fiducia. Così me ne vado in giro per il mondo e sto lontano dall´Italia». Finita la replica di Romano Prodi, Massimo D´Alema esce dall´aula e va a prendere una boccata d´aria (si fa per dire) nella lussuosa sala fumatori del Senato. Divani in pelle color pesca, potenti aspiratori nascosti da pannelli di radica, monitor al plasma. Sorride, chiacchiera amabilmente con esponenti della maggioranza e dell´opposizione, ma a tutti comunica senza giri di parole il suo scarso entusiasmo per la situazione politica. «È vero, lo vedo scettico. Ma secondo me è soprattutto offeso per il voto di mercoledì scorso. Il suo orgoglio è stato ferito e non gli è passata», spiega Rina Gagliardi, senatrice di Rifondazione dopo un colloquio di qualche minuto.

            Dietro la disponibilità alla conversazione, il ministro degli Esteri nasconde un umor nero che forse lo accompagna da allora. Ma le ombre si allungano anche sul futuro. Il modello di legge elettorale immaginato da Romano Prodi non è il suo, non è la soluzione che lui caldeggia. Si avvicina la deputata "in trasferta" Jole Santelli, forzista, e D´Alema scherza alla sua maniera. «Mi è venuta voglia di creare un centro studi, un ufficio di consulenza politica. Una cosa simile all´associazione che fa capo a Kissinger». Fa capire così che è mancata la sua regia in questi giorni difficili. In più, il riferimento all´ex potentissimo segretario di Stato americano lo innalza al livello di grande, machiavellico (e ben remunerato) stratega, ma lo mette fuori dalla mischia della politica. Come se tutto quello che succede a un passo da lì, nell´aula di Palazzo Madama, lo riguardasse fino a un certo punto. Come se la gestione politica di questo passaggio, malgrado il successo di ieri sera, non fosse la più gradita.

            Battute, voci dal sen fuggite, forse. Più seriamente D´Alema non va affatto in giro per il mondo quando parla della legge elettorale. Rientrando nell´emiciclo, liquida l´idea di una Bicamerale con una battuta secca: «Prodi non ne ha mai parlato». Una sonora bocciatura di un luogo ad hoc per le riforme. Ma c´è altro. Nei suoi contatti D´Alema conferma quale sarebbe il traguardo preferito. «Il discorso di Follini mi è piaciuto. È andato oltre, non è stata una banale dichiarazione di voto». L´ex segretario dell´Udc, con la consueta chiarezza, ha parlato di «un ponte tra centro e sinistra» e dello strumento per coronare lo sforzo: «Il sistema di voto sul modello tedesco». D´Alema condivide: «Io non so quando ci arriveremo. Magari in un´altra fase, tra qualche anno o tra qualche mese. Ma nel futuro vedo come una necessità per il Paese un rapporto organico tra il centro e i riformisti». Che conferma anche la sua propensione per un proporzionale simile a quello della Germania. Centro e sinistra alleati: la Gagliardi se lo guarda e domanda preoccupata: «E noi comunisti secondo te dove andiamo?». D´Alema risponde con un sorriso amaro: «Beh, voi tornate da Turigliatto!».

            Con Marcello Pera, sempre nella sala fumatori, ad alta voce, spiega che «il punto è un governo in grado di governare. E di essere stabile». Già, ma come? Sicuramente non con le regole attuali, con il Porcellum. Il sistema tedesco però è in netto contrasto con l´identikit di riforma disegnato martedì da Prodi nel suo discorso al Senato. Su questo c´è un contrasto evidente tra il premier e il ministro degli Esteri. Allora dev´esserci del vero nelle parole di Pier Ferdinando Casini pronunciate martedì sera davanti a deputati e senatori dell´Udc. «Ho parlato con Rutelli e Fassino. Ho parlato con D´Alema – ha raccontato l´ex presidente della Camera -. Loro erano pronti a fare un governo istituzionale per le riforme. Poi però Prodi ha stretto con la sinistra radicale e si sono dovuti piegare a Romano». Non resta altro da fare, per il momento, che ripartire in giro per il mondo.