“Governo” Come foglie d’autunno

20/09/2006
    mercoled� 20 settembre 2006

      Pagina 1 e 2 – Primo Piano

      Come foglie d’autunno

        GUERRA DEI NERVI ESTREMA INCERTEZZA SUI NUMERI

        Berlusconi: ormai Romano
        � una stella cadente
        ma non � detto che si voti

          Augusto Minzolini

            LA corporatura � la stessa. Anche i natali sono borbonici per entrambi (Napoli e Benevento). La filosofia �praticona� pure: l’attuale ministro fece il �salto� da uno schieramento all’altro otto anni fa, il presidente di Commissione lo sta facendo ora, anche se il percorso � inverso. E pure l’eloquio, diciamoci la verit�, � lo stesso. Ma le previsioni su quanto avverr� oggi al Senato di Sergio De Gregorio, il senatore di frontiera che partito dal centro-sinistra si sta avvicinando al centro-destra, e del Guardasigilli, Clemente Mastella, sono diverse. In parte. �La maggioranza – osserva l’ex uomo di Antonio Di Pietro – andr� sotto sulla richiesta di sospensiva della riforma Castelli. Neppure Cossiga e Andreotti daranno il loro voto a questa proposta di Mastella�.

            Il Guardasigilli � preoccupato ma fa un’altra analisi: �Lasciamo perdere il senatore De Gregorio che per la sua coerenza ci viene invidiato anche dal Congresso americano. Io penso che la mia proposta sarebbe passata pure questa sera se non ci fossero stati sette assenti nelle file della maggioranza. E’ un problema etico: questi non si rendono conto che � partita la campagna d’autunno contro Prodi. E di fronte a questi comportamenti voglio sapere se la maggioranza c’� oppure no�.

              Le previsioni per l’oggi sono diverse, ma non lo � la sostanza: tutti e due, infatti, indicano nel �logoramento� di Prodi il vero problema all’ordine del giorno. A parte lo scontro sull’ordinamento giudiziario, quanto � avvenuto ieri al Senato � simbolico: l’opposizione � riuscita a far passare il suo calendario di lavori in aula e ha convocato il presidente del Consiglio gioved� prossimo per parlare del �caso� Telecom. Insomma, nel primo voto dopo le ferie estive governo e maggioranza sono andati sotto. E a Palazzo Madama si � visto per la prima volta quanto sia pericoloso il �combinato disposto� che mette insieme qualche errore di Palazzo Chigi, in questo caso, sulla vicenda Telecom, le diverse linee dell’Unione e i margini esigui di cui questa maggioranza dispone al Senato.

                Di fatto, c’� una polveriera con una miccia accesa che potrebbe durare cinque anni, ma anche esplodere da un momento all’altro. Nell’ultima settimana tutti si sono accorti che in queste condizioni basta una piccola brezza ad accelerare la velocit� con cui si consuma la miccia. Lo sa Prodi che � rimasto molto colpito dalle polemiche su Telecom: �Tra di noi – � il lamento che � arrivato a Roma – c’� chi non ha perso il vizio di logorare il premier di turno�. Ci sono le diverse anime del centro-sinistra, Quercia e Margherita, che poco convinte del presente pensano anche al futuro. E per converso questo avviene anche nell’opposizione dove c’� chi soffia sulla miccia per bruciarla il prima possibile (Berlusconi e Fini) e chi, invece, tenta di rallentarne la corsa (Casini).

                  Appunto, il quadro �precario� tendente al logoro. Si ha la sensazione che tutti si preparino a qualcosa che ancora non c’�. Nessuno escluso. Ieri un funzionario di Montecitorio che ha assistito all’incontro di Fausto Bertinotti con Carlo Vizzini, esponente dell’opposizione e presidente dell’Osce, ha riportato questi piccoli brani della conversazione. �Vede presidente – � stato il parere di Vizzini -, i giochi sono tanti. C’� anche chi come Casini lavora per non far vincere Berlusconi. Del resto a lui che importa, lui sta con Azzurra Caltagirone. E’ tutto confuso�. �La situazione – � stata l’opinione di Bertinotti – non regge. Prima o poi ci sar� una scomposizione e una ricomposizione dei blocchi�.

                    E fa impressione constatare quanto siano repentini i cambi di atmosfera nei Palazzi. Due settimane fa, subito dopo la fusione tra San Paolo e Intesa, era di moda �Super-Prodi�. Ora, invece, al Senato Mastella parla di un Professore nel mirino. Mentre alla Camera il capogruppo dell’Italia dei Valori, Massimo Donadi, confida sottovoce una sua impressione: �E’ cominciata l’operazione per far fuori Prodi�.

                      Ovviamente, c’� chi esagera, chi corre troppo, ma c’� una sorta di automatismo per cui ci si guarda intorno per non restare sotto le macerie semmai ci fosse il crollo. Un atteggiamento ragionevole se si pensa che a Palazzo Madama ogni voto ha la stessa suspense del thriller. Gi� ieri mattina, ad esempio, c’era chi nella maggioranza sentiva aria di bruciato: �Cossiga, Pininfarina e Andreotti – spiegava un senatore di Rifondazione – sull’ordinamento giudiziario voteranno con l’opposizione. Pallaro, a quanto se ne sa, sta in Argentina. Poi c’� De Gregorio e i suoi presunti acquisti. E quella santa della �vecchia� (ndr, la Montalcini) � a letto. Mastella conta di far restare a casa qualcuno dell’Udc, ma ce la far�?�.

                        Ieri sull’ordinamento giudiziario non si � votato, ma il governo � andato sotto in commissione sullo stesso provvedimento, prima di perdere la battaglia in aula sul calendario. �I miei – � uscito gridando dall’aula il senatore diessino Cesare Salvi subito dopo il voto – sono dei dementi, dei dilettanti allo sbaraglio. E siamo andati sotto anche se in questa votazione De Gregorio non ha votato con loro�. Mentre in un angolo del Transatlantico di Palazzo Madama un altro senatore della Quercia, Gavino Angius, scuotendo la testa spiegava: �Io lo dico da mesi: con questi numeri non si governa�.

                          Come potrebbe essere altrimenti? Al Senato la guerra sui numeri tra i due schieramenti � diventata una comica. Basta pensare al caso del senatore di Rifondazione, Luigi Malabarba: lui vorrebbe dimettersi perch� su molte cose non � d’accordo con il governo e perch� ha dei problemi personali per cui spesso deve assentarsi, ma non ci riesce. Motivo? Il centro-destra vota contro le sue dimissioni proprio perch� un eretico. E alcuni ministeriali dell’Unione che dopo aver assunto delle cariche di governo dovevano dimettersi da senatori, pure, proprio per non essere costretti poi a seguire il suo esempio.

                            Siamo al colmo. Ecco perch� nel centro-destra c’� chi comincia a credere che l’epilogo del Prodi �logorato� potrebbe arrivare presto. �La traiettoria discendente della sua stella – spiegava ieri il Cavaliere – � gi� cominciata. Potrebbe anche precipitare se i suoi alleati avessero le idee chiare sul dopo. Dovremmo tutti fare uno sforzo di fantasia. Per questo bisogna rassicurarli sul fatto che la fine di Prodi non porta automaticamente alle elezioni�.