“Governo” Casini: «Pronti al dialogo»

26/02/2007
    lunedì 26 febbraio 2007

    Pagina 6 – Interni

      le riforme

      Casini: "Pronti al dialogo
      ci stiamo sul modello tedesco"

        E Maroni annuncia la disponibilità della Lega

          CLAUDIO TITO

          ROMA – «È chiaro che noi sul sistema tedesco ci stiamo». Pier Ferdinando Casini apre. Sulla riforma elettorale accetta il dialogo con la maggioranza e si dichiara pronto a sedersi ad un tavolo per cambiare il cosiddetto "porcellum".

          Nei giorni scorsi ha parlato a lungo con molti dei leader del centrosinistra. Ha sentito Massimo D´Alema, si è confrontato con Piero Fassino e ha conversato con Francesco Rutelli. Del resto il primo a lanciare un segnale all´indirizzo dell´ex presidente della Camera sul modello vigente in Germania era stato proprio il ministro degli Esteri mercoledì scorso, il giorno della debacle del governo al Senato. «Lo abbiamo sempre detto – ricorda allora il leader centrista – noi siamo sempre pronti a dialogare sulle riforme. Su quella previdenziale, sulle liberalizzazioni e a maggior ragione sul sistema elettorale». L´idea avanzata in questi giorni, in particolare dai Ds, di introdurre una sorta di "doppio binario", uno per il governo ed uno per le riforme, non dispiace affatto al capo dell´Udc: «Va benissimo». Ma ad una condizione: «Che non ci sia alcuna confusione con l´esecutivo». O meglio: «Noi non faremo alcuno sconto a Romano Prodi. Questo governo ha i giorni contati. Si basa solo su un mero aspetto contabile, la possibilità di avere la fiducia a Palazzo Madama. Ma non si guida un Paese con la contabilità. Quindi noi su quel versante non ci faremo coinvolgere. Anche perché a Palazzo Chigi hanno gestito questa crisi inseguendo ancora il mito dell´autosufficienza. Una cosa davvero deludente». Altro, invece, sono la revisione della legge elettorale e le modifiche alla Costituzione. Ma anche su questo terreno Casini pone una condizione: «Il sistema tedesco va bene se si fissa una soglia di sbarramento seria, al 5 per cento».

          Il canale di dialogo, quindi, è attivato. E anche Prodi è pronto a coglierne le opportunità. Nel suo intervento al Senato ne parlerà anche perché ritiene che fino a quando la trattativa sulla legge elettorale sarà in piedi, la sua "squadra" potrà godere di un sostegno in più. Il ricordo di quello che accadde nel ´98 è ancora vivo a Palazzo Chigi: il primo governo Prodi cadde dopo il naufragio della Bicamerale e del dialogo bipartisan sulle riforme. Oltre al riferimento che farà il premier, sarà Vannino Chiti, il ministro delle riforme, ad accelerare su questo fronte. Ai primi di marzo, subito dopo l´eventuale voto di fiducia, presenterà il suo progetto che nell´ultima settimana è stato sensibilmente corretto: centrato tutto sul modello tedesco e su quello spagnolo.

          Uno sprint che non piace a tutti. Se nella Cdl il sì dei centristi è già ufficiale, ieri è arrivata una timida apertura della Lega. «Il sistema che c´è in Germania – ha fatto sapere Roberto Maroni – ci può anche andare bene, a condizione che si tenga conto di partiti come il nostro che non hanno una grande percentuale a livello nazionale ma sono radicati sul territorio». Per Forza Italia e Alleanza nazionale, invece, il modello tedesco è come fumo negli occhi. Il partito di Berlusconi – al di là delle dichiarazioni ufficiali – è addirittura pronto a rivalutare il referendum pur di bloccare l´operazione che vede insieme l´Unione e l´Udc.

          E anche nel centrosinistra non mancano le tensioni. Tutte le formazioni minori, ad eccezione del Prc, si stanno scagliando contro l´opzione tedesca. Proprio a causa della soglia di sbarramento. Come dice Clemente Mastella, «L´Udeur monterà la guardia affinchè ci sia una legge di grande equilibrio. Chi volesse fare una legge elettorale di squilibrio, di convenienza per se, troverà la nostra accentuata ostilità. Non reggerebbe né il governo né eventuali nuovi maggioranze».