“Governo” «Cambiamo o è meglio andare a casa»

21/11/2006
    marted� 21 novembre 2006

    Pagina 9 – Primo Piano

    L’inquietudine Nella sinistra radicale
    cresce la preoccupazione
    per le operazioni neocentriste
    La raccomandazione Il presidente
    in questi giorni va ripetendo: bisogna
    andare nelle piazze a spiegare
    Momento difficile �E’ complicato
    dare consigli. In questi giorni sembra
    che il premier veda solo nemici�

      �O cambiamo oppure
      � meglio andare a casa�

        Retroscena
        Faustoil rosso

          Carlo Bertini

          ROMA
          Dieci giorni fa in un’intervista a La7 disse che questa finanziaria non � apprezzata dalla gente, �non per responsabilit� del paese, ma perch� non � sostenuta da una visione politica convincente�. E il giorno dopo Romano Prodi se ne usc� con quella frase sul �paese impazzito� che fece tremare le vene ai polsi a diversi leader della coalizione.

          Ieri il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha voluto essere ancor pi� chiaro, lanciando un messaggio al premier in prime time sul tg1. Per carit�, toni sempre morbidi e pacati, come � nel suo stile, ma parole inequivocabili, pronunciate fuori dagli abiti istituzionali di presidente della Camera, e che non danno adito a equivoci: �La cosa che non farei mai e’ quella di dare l’impressione di avere un atteggiamento aristocratico, per cui, se il paese non capisce allora bisogna cambiare il popolo. Ecco questo non lo farei mai�.

          Lo �smarcamento� di �Fausto il rosso� � solo la punta di un iceberg che giorno dopo giorno si sta erigendo tra il professore e quello che finora � stato considerato il suo pi� fedele alleato di governo, divisi da �due diversi concetti della democrazia�. Un iceberg costituito da una montagna di considerazioni di ghiaccio, tutte indotte dalla osservazione attenta e non distaccata di quello che sta succedendo in questi mesi.

          Non � un disagio isolato, di sicuro, quello di Bertinotti. Nei colloqui di questi giorni con altri leader, al riparo da orecchie indiscrete, ha avuto modo di verificarlo a pi� riprese. Quel senso di malessere che producono certe uscite �catastrofiche� del premier non � solo suo, ma condiviso e i segnali che preoccupano sono tanti e a pi� livelli. Anche Piero Fassino ieri non ha potuto fare a meno di ammettere che pure a lui arrivano sondaggi che certificano �un calo di consensi�, anche se per carit�, �� fisiologico che con la finanziaria vi siano degli scontenti�. Ma le rassicurazioni del leader Ds non bastano a sedare i timori del presidente della Camera che pi� volte in questi mesi ha visto messo a dura prova il suo vizio a procedere sempre sul filo del bon ton.

          Insomma, questo voler dare l’impressione da parte di Prodi che il paese non esiste oppure � qualcosa da gestire come un consiglio di amministrazione, questo malcelato tentativo di voler scavalcare il Parlamento ogni volta che c’� un passaggio difficile, come nel caso Telecom, quando Bertinotti convinse (costrinse?) Prodi a venire a riferire in aula.

          Tutti atteggiamenti che al leader di Rifondazione non vanno proprio gi�, per via di un approccio assai diverso da quello del premier. E’ questo il tenore dei ragionamenti che il presidente della Camera va facendo con i suoi interlocutori. E in una fase in cui ogni giorno si discetta di possibili maggioranze alternative, di larghe intese (sempre respinte), di disegni neocentristi pi� o meno occulti, il campanello d’allarme ha cominciato a squillare con pi� insistenza nelle orecchie di Bertinotti, preoccupato forse dal fatto che pu� divenire difficile seguire il premier sulla via di un impatto frontale con il paese e con un elettorato di centrosinistra sempre pi� disorientato.

          Quindi � difficile non marcare la distanza tra chi esalta il concetto di democrazia e di confronto e chi invece fa finta di non vedere i ricercatori che scendono in piazza contro il governo, come lo stesso leader della Cgil non ha mancato di notare. E i discorsi fatti da Bertinotti in queste sono proprio questi: �Con il paese bisogna parlare e confrontarsi, non te la puoi cavare dicendo che � impazzito. Bisogna allora andare nei luoghi di confronto pubblico e spendersi nel paersuadere, per convincere e non imporre la propria visione�.

          Con molti altri leader ed esponenti di spicco dell’Unione lo scambio di vedute ha portato alla comune percezione che �� difficile la gestione di una macchina governativa di fronte a questi atteggiamenti�. Con alcuni di loro, in scambi di battute in Transatlantico o in occasioni conviviali, il refrain � sempre lo stesso: ma come si fa ad andare avanti con queste esternazioni e con continue marcie indietro, rettifiche? Con un modo di fare permaloso e irritabile, �aristocratico�, appunto, o addirittura �paternalistico�? E queste cose, se non proprio cos� nette, Bertinotti ha provato a dirgliele al premier, in varie occasioni, ma �pare di capire che in certe fasi Prodi vede solo nemici dappertutto�, vittima di quella ormai famosa sindrome del complotto che non fa altro che alzare barriere e steccati intorno a lui. Insomma, il monito del presidente della Camera � mosso dall’ansia dei danni (politici ed elettorali) che pu� produrre questa tentazione di �far finta che il paese non esista�. Con altre parole, qualche giorno fa Bertinotti lo ha pure detto in chiaro: �Se questo governo in cinque anni non riesce a cambiare la rotta e a ridare speranza al paese, farebbe bene a fare le valigie e ad andare a casa�.