“Governo” Bersani: abbiamo smarrito il progetto

13/12/2006
    mercoled� 13 dicembre 2006

    Pagina 17 – Economia

    L�INTERVISTA

    Il ministro per lo Sviluppo risponde alle critiche: ma non ci sto a mettere sullo stesso piano la protesta di Briatore e quella degli operai

    Bersani: abbiamo smarrito il progetto

      Pi� coraggio su riforme e partito democratico, e recuperiamo consenso"

        tagli e tasse? una panzana
        Non sono queste le verit�.
        Ma bisogna dire alla gente
        che per ora non si possono
        trasformare in servizi le
        entrate incassate. Andiamo
        avanti con lotta agli evasori
        e liberalizzazioni

        sbagliato il titolo del film
        Il nostro film avrebbe dovuto
        essere titolato: "Risanare per
        crescere". Invece abbiamo
        spiegato poco la Finanziaria
        e si � persa una visione univoca
        delle priorit� su cui puntare

          Curzio Maltese

            ROMA – Ministro Bersani, il tema � l�impopolarit� del governo. Lo chiedo a lei perch� al suo nome � legata l�unico spicchio di luna di miele con l�elettorato del governo Prodi, con i decreti sulle liberalizzazioni. Allora protestavano soltanto le corporazioni ma la schiacciante maggioranza dell�opinione pubblica era con voi. Ora protestano tutti, da Briatore agli operai della Fiat, dai commercianti ai ricercatori del Cnr. Dove avete sbagliato?

            �Quando le critiche, come in questo caso, non sono in proporzione ai fatti, significa due cose. La prima � che sono stati commessi degli errori e bisogna assumersene la responsabilit�. L�altra � che abbiamo evidentemente toccato in profondit� alcuni problemi rimossi dalla societ� italiana�.

            Cominciamo dai vostri errori.

              �Abbiamo dato male il titolo del film, che avrebbe dovuto essere "risanare per crescere". La verit� � che Berlusconi oltre i sipari di cartapesta ha lasciato i conti fuori controllo, un debito pubblico che � tornato a crescere dopo dodici anni, l�avanzo primario azzerato e il rapporto deficit/Pil al 6 per cento. In pi�, i cantieri delle famose grandi opere stavano chiudendo per mancanza di fondi, la sanit� ha un buco di quattro miliardi, le Ferrovie e l�Alitalia erano sull�orlo del fallimento. Potevamo continuare a rimuovere i problemi, invece ci siamo saltati dentro con una Finanziaria enorme, una cura da cavallo che certo aveva bisogno di essere spiegata meglio di come abbiamo saputo fare�.

              Non si pu� ridurre tutto a un problema di comunicazione. Tanto meno liquidare le proteste con una levata di spalle, come ha fatto qualche leader della maggioranza. Quando Berlusconi a Palazzo Chigi definiva i tre milioni della Cgil "pensionati in gita con la merenda pagata dai sindacati" voi giustamente vi indignavate. I cittadini che hanno manifestato a San Giovanni, come gli operai di Mirafiori o i ricercatori del Cnr meritano forse una risposta politica e un maggior rispetto.

                �Ci mancherebbe altro. Io rispetto tutti. Ma non ci sto a mettere sullo stesso piano la protesta di Briatore e quella degli operai preoccupati per la loro pensione, i venti che gridano "duce, duce" al motor show di Bologna e i precari del Cnr. Tutti unificati dall�anti-prodismo?�

                Non mettiamoli sullo stesso piano, ma perch� protestano categorie dagli interessi cos� lontani? Al principio erano soltanto i tassisti o i farmacisti. L�impressione � che il governo sia partito con una forte spinta riformista, destinata a creare scontento in alcune corporazioni ma anche ad aggregare consensi. Ma poi ha smarrito la missione per strada, per paura di cambiare troppo o per divisioni interne, finendo per colpire a casaccio e scontentare tutti.

                �Nei fatti non � vero. Parlo della Finanziaria che � una manovra appunto di risanamento ma anche di crescita e di equit�, che inverte dopo cinque anni la tendenza a deteriorare i conti senza peraltro portare beneficio alcuno n� all�economia n� tanto meno ai pi� deboli. E� vero per� che nel governo si � smarrita una visione univoca della societ�, delle priorit� su cui puntare�.

                Quindi non si tratta tanto di comunicare meglio ma di aver ben chiaro all�interno del governo un progetto e uno solo per il futuro del Paese, al posto dei soliti quindici.

                  �Bisogna chiudere il dibattito eterno con le mille possibilit� e tornare decisamente su una strada, quella delle riforme. Vede, io non sottovaluto l�impopolarit� di oggi ma ricordo anche il clima del ‘96, le manifestazioni di piazza, le contestazioni feroci, i fischi alla riunioni degli industriali. Le ironie dei giornali, anche di sinistra, sull�eurotassa. Allora ne uscimmo indicando una missione, l�euro. Ora la missione � la crescita. Per far questo il primo passo era il risanamento e lo stiamo facendo. Ma il secondo � fare le riforme e certamente tornare a liberalizzare da subito. Perch� le liberalizzazioni mica sono finite qui, anzi devono continuare. In Parlamento ci sono cinque o sei progetti di legge destinati a cambiare la faccia produttiva del paese, le riforme degli ordini professionali e della burocrazia nazionale e locale, le liberalizzazioni della televisione e del mercato pubblicitario, dell�energia, la class action e altri provvedimenti arriveranno�.

                  Un�altra ondata di liberalizzazioni, � un bel progetto. Ma non pensa che finir� per arenarsi gi� nel consiglio dei ministri, fra cento veti incrociati?

                    �Parliamoci chiaro, � indispensabile ora aprire un altro fronte che � quello politico. E� gi� stato un miracolo, in queste condizioni, aver fatto tanto, dai primi decreti alla Finanziaria e ora la privatizzazione di Alitalia. L�unica possibilit� che apre davvero il futuro � che si faccia finalmente il partito democratico. Perch� il vero problema, in questi mesi, � che il governo ha pagato l�assenza di un forte soggetto politico che s�incarichi di mediare nella maggioranza, senza scaricare le tensioni sull�azione di governo. Ds e Margherita, da soli, non possono farlo. Negli altri paesi europei, i conflitti e le mediazioni si compongono nelle sedi politiche e poi il governo, per l�appunto, governa. Qui il governo ha in se un compito eccessivo di mediazione e di composizione. I miracoli non durano all�infinito�.

                    Un�accelerata sulle riforme e un�altra sul partito democratico. Ma baster� per scrollarvi di dosso l�etichetta di governo delle tasse e dei tagli?

                      �Io sono ottimista perch� questa dei tagli e delle tasse � per met� una sonora panzana. Ma non mi faccio illusioni di recuperare del tutto il dissenso perch�, come dicevo al principio, si tratta di dire con onest� delle verit� sgradite a un pezzo d�Italia�.

                      E quali sarebbe queste verit� che un pezzo d�Italia non vuol sentire?

                        �La prima � che, chiunque governi, � impossibile a trasformare in servizi ai cittadini i soldi incassati con le tasse. Per la semplice ragione che abbiamo il debito pubblico pi� alto d�Europa e ogni santo anno dobbiamo prendere 70 miliardi di euro e pagare gli interessi. Con quei soldi, o almeno con la met�, le altre nazioni pagano la ricerca, le grandi opere, gli investimenti sul futuro. Noi non potremo permettercelo finch� non ridurremo il debito, come noi avevamo cominciato a fare nel ‘96 e Berlusconi ha smesso nel 2001. Ora, il problema del debito pubblico � vecchio, risale agli anni Ottanta. Non possiamo andare avanti a rimuoverlo durante i governi di centrodestra e poi attribuirne la colpa della riscoperta ai governi di centrosinistra�.

                        L�altra verit� spiacevole, immagino, riguarda l�evasione fiscale.

                          �Una volta per tutte. Noi non vogliamo abolire l�evasione fiscale. Non me lo sogno neppure. Vogliamo soltanto ridurla alla media europea, come tutto il resto. Siamo per questo dei Saint Just o dei vampiri? Ci hanno accusato di voler mettere il naso nei conti bancari di tutti. Ridicolo. O di voler obbligare tutti a girare con il libretto di assegni in tasca. Ma il danaro elettronico, che serve anche a combattere il "nero", � ormai consuetudine in tutto il mondo. Negli Stati Uniti se provi a pagare il conto dell�albergo in contanti, i cassieri avvisano lo sceriffo. In Belgio, Germania, Olanda, tutti fanno la spesa con la carta di credito. Che cosa sono, stati di polizia? Per tornare alla piccola ma significativa vicenduola di Briatore, mi domando in quale altro paese del mondo un signore che ha domicilio fiscale all�estero tiene un comizio per lamentarsi del fisco italiano e alla fine conclude candidandosi in politica sulla base di questo unico programma, il ripudio delle tasse. Sulla lotta all�evasione possono fischiarci quanto vogliono: non torneremo indietro�.