“Governo” Analisi: Legislatura avviata su un binario morto (M.Franco)

26/02/2007
    sabato 24 febbraio 2007

    Pagina 10- Primo Piano

      LA NOTA

        Legislatura avviata
        su un binario morto

          Il tentativo di
          bloccare una
          deriva elettorale.
          I sospetti di Bossi

            di Massimo Franco

            L’ Unione, adesso, ha fretta. Vuole chiudere entro pochi giorni il capitolo più nero della sua breve esistenza; e uscirne il meno ammaccata possibile. Il coro col quale la maggioranza chiede a Giorgio Napolitano il rinvio alle Camere del governo di Romano Prodi ripropone il tema della sua «autosufficienza»: quella umiliata tre giorni fa dal voto al Senato. Anche se si tratta di un principio contraddetto dal tentativo affannoso di ottenere consensi oltre il recinto della coalizione: a cominciare da quello del senatore Marco Follini, leader dell’Italia di mezzo ed ex segretario dell’Udc, alleata riottosa di Silvio Berlusconi.

            Sono istantanee di una fase concitata, nella quale il fronte prodiano rimane in bilico. Il presidente della Repubblica ha ricevuto assicurazioni che il governo può contare a Palazzo Madama su 162 voti: abbastanza, se confermati, per restituire la fiducia a Prodi. Probabilmente a metà settimana si vedrà se i calcoli stavolta sono stati fatti bene. Ma le cifre del centrosinistra debbono apparire convincenti al capo dello Stato: altrimenti non darebbe il via libera al premier dimissionario. Formalmente, la svolta scaturisce dai «dodici comandamenti» strappati dal Professore agli alleati nella riunione di giovedì notte a Palazzo Chigi. Di fatto, nasce dalla volontà di non suicidarsi politicamente.

            Ma l’alone di incertezza che avvolge il ritorno di Prodi in Senato rimane intatto. E non solo perché dai «dodici punti» sono scomparsi i «Dico» (la legge sulle coppie di fatto) e si dà per scontato il sì sulla missione in Afghanistan. Si parla di possibili rinvii del dibattito per garantire la presenza di tutti i senatori a vita. E il ministro Chiti annuncia che «chi ci sostiene sarà visibile quando siamo in Parlamento». L’esigenza di conciliare l’autosufficienza dell’Unione con i numeri frustranti del Senato impone un compromesso fra principi e realtà, e un pizzico di mistero e ambiguità. In caso di nuova bocciatura, la prospettiva meno traumatica sarebbe un «governo del Presidente» per abbozzare almeno una riforma elettorale; nel peggiore dei casi, elezioni a primavera.

            Il compito che la coalizione assegna a Prodi è soprattutto quello di evitare questo collasso a breve termine. Il Professore deve scongiurare un avvitamento che regalerebbe una crisi del sistema e la rivincita a Silvio Berlusconi. Ma con i numeri di Palazzo Madama, minaccia di essere un’operazione di corto respiro, nonostante la blindatura verbale dei «dodici punti». «Non c’è questione di numeri che non sia anche politica», annota l’ex capo dello Stato, Francesco Cossiga. Ed aggiunge che la soluzione alla quale si dovrebbe arrivare «rischia di non garantire un governo stabile». Nella sua ottica, il presidente del Consiglio può ottenere la fiducia, ma con scarse probabilità di durata.

            «Vogliono fare un governo balneare per tirare avanti due mesi e poi dire che non si può andare a votare», accusa Umberto Bossi. Per il leader della Lega il ritorno di Prodi significherebbe questo, senza passare per un incarico istituzionale ad un altro esponente del centrosinistra. D’altronde, nell’Unione si teme che qualunque soluzione diversa dalla conferma del premier dimissionario apra una falla nella maggioranza. L’epilogo, tuttavia, non è scontato neppure se, come sembra, questa mattina Napolitano rispedisse Prodi al Senato. L’attendismo di Berlusconi, che non chiede elezioni anticipate, è significativo. Eppure, cresce la sensazione che la legislatura iniziatasi neppure un anno fa sia già su un binario morto.