“Governo” Analisi: «i soldi non finiscono mai»

26/02/2007
    lunedì 26 febbraio 2007

    Pagina 6- Primo Piano

    Retroscena
    Il professore ripensa alla crisi del ‘98

      I dubbi di Romano
      “Attenti, i soldi non finiscono mai”

        FABIO MARTINI

        È una delle poche regole che si è dato: sorridere in pubblico anche quando l’umore è cupo. Romano Prodi ha sorriso anche ieri sera, quando le telecamere dei Tg lo hanno inseguito mentre lasciava palazzo Chigi assieme alla moglie Flavia per una passeggiata rilassante. Ma era un sorriso un po’ tirato. Per Prodi – dopo il sabato di resurrezione – è arrivata una domenica di inquietudine. Certo, in superficie i segnali non sono negativi e «quota 162» sembra reggere. Ma le notizie pervenute per via informale hanno reso il Professore molto più prudente di quanto non lo fosse nel giorno del reincarico. Nelle chiacchierate a palazzo Chigi con l’entourage più stretto e con la moglie Flavia, il Professore è tornato a raccontare dei tanti che «stanno lavorando contro», «che hanno ripreso a fare l’impossibile per farmi cadere». E nel corso delle chiacchierate, almeno due volte Prodi ha pronunciato una frase inequivocabile: «I soldi non finiscono mai!».

        Certo, una battuta riservata al circuito ristretto dei collaboratori più vicini. Ma non è priva di significato la novità: rispetto all’euforia malcelata di due giorni fa, nelle ultime ore il presidente del Consiglio è tornato a pensare alle insidie del «mercato nero». La situazione è oggettivamente ad alto rischio: l’equilibrio dei numeri è tale che basta il passaggio imprevisto di un solo senatore da un fronte all’altro per compromettere i disegni di entrambi gli schieramenti. E anche se Prodi non ama tornarci su, lui non ha mai dimenticato quel 9 ottobre del 1998, quando il «pallottoliere» tenuto da palazzo Chigi e dai Ds saltò per effetto del passaggio di campo in zona Cesarini dell’onorevole Salvo Liotta. E il governo cadde. Ma in queste ore Prodi non teme soltanto le naturali manovre di Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio è convinto che contro di lui stia continuando a lavorare anche Camillo Ruini. E, anche se a palazzo Chigi pochi sono disposti a credere alla favola metropolitana di un brindisi del cardinale nella sera della «caduta» del governo, ci si continua a domandare con preoccupazione: «Cosa farà Andreotti?». A palazzo Chigi sono arrivate voci circa il voto favorevole del senatore a vita, a condizione che sia esplicitato l’abbandono dei Dico (ne parliano nell’intervista a fianco). Un’impostazione che confermerebbe la vicinanza al Vaticano di Andreotti, che pure, da presidente del Consiglio nel 1978, sottoscrisse la legge sull’aborto. E Prodi non riesce a decrittare neppure l’atteggiamento di un personaggio influente come Francesco Cossiga: in questi mesi i due sono tornati a parlarsi, persino a scambiarsi delle confidenze e la prova del ritrovato rapporto si ebbe a fine maggio, quando Prodi non solo nominò sottosegretario Paolo Naccarato, che dell’ex Capo dello Stato è amico vero, ma telefonò personalmente a Cossiga per comunicargli la lieta novella.

        In compenso Prodi e i suoi sono meno preoccupati dal possibile «trappolone» ordito da mano amica, scenario ritenuto molto più improbabile che nei giorni scorsi. E dopo il colloquio con Napolitano, Prodi si è convinto della «linearità e della coerenza» del percorso indicato dal Capo dello Stato. «So di essere sotto esame», ha riconosciuto il Professore dopo aver riletto il comunicato letto da Napolitano subito dopo aver rinviato alle Camere il presidente dimissionario. In attesa di calibrare sempre meglio l’intervento di mercoledì al Senato, all’ora di pranzo Prodi è voluto andare in gita nella splendida Villa Adriana di Tivoli, assieme alla moglie Flavia, una donna capace di influire sull’umore e anche sulle decisioni del marito.