“Governo” Amato e Rutelli non ci stanno

12/01/2007
    venerdì 12 gennaio 2007

    Pagina 11 – Interni

    IL RETROSCENA

    Il ministro del Tesoro e il partito del vicepremier guidano i riformisti: la riforma previdenziale va fatta

      Amato e Rutelli non ci stanno
      «Nel governo ci sono due linee»

        Rifondazione esulta: così la fase due è morta

          La Margherita frena
          le liberalizzazioni
          di Bersani "Prima
          approfondiamo bene"

          Fassino soddisfatto
          perché altri hanno
          ripreso la sua battaglia
          sulla necessità di accelerare
          le innovazioni

            DAI NOSTRI INVIATI
            Goffredo De Marchis
            Claudio Tito

              CASERTA – Stavolta si sono invertiti i ruoli. Dopo l´invocazione del cambio di rotta, Piero Fassino si è esibito nel ruolo di difensore della manovra: «Non ho chiesto la fase 2 perché dobbiamo farci perdonare la Finanziaria o dobbiamo vergognarcene. Anzi, penso che vada valorizzata «. Ma il testimone riformista del segretario dei Ds, ieri, al seminario di governo di Caserta, lo hanno impugnato altri rilanciando il confronto tra riformisti e radicali all´interno dell´Unione. A cominciare da Giuliano Amato per il quale la riforma delle pensioni è necessaria se davvero si vuole inaugurare una stagione innovatrice. «E bisogna farla presto altrimenti i pensionati del 2015 ce ne chiederanno conto», è stato il suo avvertimento. Sulla stessa lunghezza d´onda il ministro dell´Interno ha intercettato il socialista Enrico Boselli, Bobo Craxi, Emma Bonino, un fronte riformista compatto. E tutta la Margherita, schierata come un sol uomo. Paolo Gentiloni non ha fatto sconti: «Non nascondiamoci dietro un dito. Sarebbe ipocrita dire che non ci sono differenze tra i riformisti e la sinistra radicale dentro il governo. Le differenze esistono, eccome». Lo ha detto anche Francesco Rutelli. Con toni più morbidi, non ultimativi. Ma l´ha detto: «Non voglio drammatizzare, per certi versi voci distinte possono essere addirittura una ricchezza. Però lo sappiamo dall´inizio che nella maggioranza ci sono due anime. E continuano a esserci». Persino Rosy Bindi, più icona del girotondismo che protagonista dello schieramento riformista, ha messo in guardia «dai rinvii, dai ritardi perché il rischio di uno scontro generazionale va affrontato ora».

              Il tema dunque è sul tavolo, è destinato a restarci. Ma non su quello a ferro di cavallo della scuola di pubblica amministrazione, la sede del supervertice, a pochi passi dalla reggia di Caserta. Fassino ha visto che lo spazio di manovra per uno strappo non c´era e ha tirato il freno. Ma può comunque tornare a Roma sapendo che il tema è posto e che non è il solo a porlo. Certo, ieri i sorrisi di vittoria erano tutti dalla parte della sinistra radicale. Per le parole del leader della Quercia, per quelle di Massimo D´Alema che ha ammesso la «perdita di consensi del governo, ma in misura fisiologica. Lo scontro tra riformisti e radicali fondamentalmente è solo una caricatura e la Finanziaria è una partenza non un punto d´arrivo». Tommaso Padoa Schioppa poi è sempre più nel cuore di Rifondazione. «Per dirla tutta – ha spiegato il ministro dell´Economia – la spesa previdenziale e sanitaria sono in equilibrio rispetto ai parametri europei. Il nostro welfare invece è indietro negli ammortizzatori sociali, soprattutto per i lavoratori precari». Insomma, prima della cena di gruppo, Boselli ha preso sotto braccio Franco Giordano: «Ridi eh? Ti capisco, oggi hai vinto tu». Il segretario di Prc ha risposto senza negare: «Beh, mi sembrano tramontate certe logiche punitive verso alcune aree come quella delle pensioni. Si parla di crescita, di sviluppo, ma in quadro diverso, dentro il quale noi siamo pronti a lavorare».

              Le dichiarazioni di Prodi, Padoa-Schioppa, Fassino e D´Alema sono musica per le orecchie di Rifondazione. Anche la posizione di Amato è stata bilanciata da un annuncio molto atteso dalla sinistra radicale. Il titolare del Viminale ha messo in cantiere la riforma della Bossi-Fini sull´immigrazione.

              Boselli però non ha mollato l´osso: «Porsi il problema dell´innovazione significa intervenire anche sulla previdenza». Lo hanno spalleggiato la Bonino e Luciana Sbarbati. E Craxi ha chiesto di tenere distinto il governo dalle dinamiche dei partiti e parlamentari, che devono essere libere di sviluppare loro percorsi autonomi. Ma la fase 2 è ormai fuori dall´agenda di governo. Come ha spiegato Prodi, con l´aiuto dell´intervento del sottosegretario alla presidenza Enrico Letta, ora «l´importante è l´attuazione della Finanziaria. Ci sono 414 adempimenti da compiere per metterla in pratica». Dunque, siamo in piena fase 1.

              Senza trionfalismi, ma con il sorriso sotto i baffi, i leader della sinistra radicale, da Diliberto a Pecoraro a Giordano, hanno semmai assistito a un nuovo scontro tutto interno al fronte dei riformisti. La «lenzuolata» di liberalizzazioni promessa da Pierluigi Bersani è pronta, il ministro dello Sviluppo la voleva presentare oggi in consiglio dei ministri, ma la sua trasformazione in disegno di legge è stata stoppata con forza dalla Margherita. Linda Lanzillotta ha messo il veto al pacchetto proponendo un percorso diverso, «cabine di regia tematiche sui provvedimenti». Con il sostegno concreto di Rutelli, la «lenzuolata» è stata archiviata per il momento, rinviata a data da destinarsi. Alla fine dunque il confronto tra le due ali della maggioranza si è consumato davvero a Caserta e la sinistra radicale ne è uscita rafforzata.