Governo alle prese con i contratti

02/09/2004


         
         
         
         
        Numero 210, pag. 5 del 2/9/2004
        Autore: di Alessandra Ricciardi
         
        Governo alle prese con i contratti
         
        È attesa per la prossima settimana la calendarizzazione degli incontri con le parti sociali.
        In agenda anche il faccia a faccia su previdenza e pensioni
         
        Contratti e previdenza in primo piano nell’agenda della vertenza governo/sindacati/imprese di settembre. È attesa per la prossima settimana la calendarizzazione degli incontri che l’esecutivo dovrà tenere con le parti sociali per definire la stagione contrattuale del pubblico impiego e sciogliere i nodi dell’attuazione della riforma Maroni. Mentre va avanti il confronto interno a Cgil, Cisl e Uil per definire una piattaforma comune su un nuovo modello negoziale da presentare al tavolo con Confindustria.

        Ieri il ministro del lavoro, Roberto Maroni, ha confermato che entro il prossimo 15 settembre ci sarà l’atteso faccia a faccia con i sindacati per far decollare dal 1° ottobre il superbonus per chi rinvia la pensione di anzianità. La bozza di decreto è ormai in dirittura d’arrivo. Sul tappeto anche l’anticipo al 2005 delle nuove misure sulla previdenza complementare, con l’utilizzo del tfr nei fondi pensionistici attraverso il meccanismo del silenzio assenso. La misura sarà oggetto di un apposito decreto, anche se non è del tutto escluso che possa essere prevista direttamente nella Finanziaria 2005. E sempre nella prossima manovra potrebbe essere inserita la riduzione, già dal prossimo anno, da 4 a 2 delle finestre per uscire dal lavoro e accedere al pensionamento d’anzianità. Una misura fortemente caldeggiata dal tesoro.

        Per il confronto con i sindacati sulla previdenza complementare sarà aperto un tavolo ad hoc, che dovrà definire anche il Testo unico in materia pensionistica. Il provvedimento dovrebbe non solo riorganizzare la materia, ma riallineare le aliquote ed eliminare i privilegi in materia. Resta sul tappeto anche il nodo statali. Dal bonus del 33,6% per il rinvio della pensione sono infatti esclusi i dipendenti statali, per i quali però un’altra norma, contenuta nella legge omnibus sulla p.a., prevede la possibilità di andare in pensione a 70 anni, ma senza incentivi. Una discrepanza della quale i sindacati chiedono conto. Così come chiedono conto dei contratti dei 3,5 milioni di dipendenti pubblici, tutti scaduti a dicembre scorso. ´Siamo ancora in attesa di una convocazione per capire se la rottura è recuperabile’, dice Antonio Foccillo, segretario confederale della Uil, ´ma l’attesa non potrà continuare per molto. Il governo deve dirci chiaramente se intende rinnovare i contratti e a che condizioni’, dice Foccillo, che ribadisce il no netto di tutti i confederali alla proposta contenuta nella legge finanziaria 2004. La manovra prevedeva aumenti del 3,6%, giudicati inadeguati ´a coprire l’inflazione del prossimo biennio e a recuperare il differenziale tra inflazione effettiva e programmata per il passato’, spiega Rino Tarelli, segretario della Cisl funzione pubblica. ´Il governo non può pensare di mandare a monte nei fatti l’accordo del ’93, rifiutandosi di recuperare anche la vera inflazione’, aggiunge Carlo Podda, segretario pubblico impiego della Cgil, che conferma la richiesta di aumenti dell’8%.

        Prosegue intanto il confronto interno alle confederazioni sul modello contrattuale. Il leader della Uil ha lanciato la proposta di prevedere il patto del ’93 prima di rinnovare i contratti, in particolare quello dei metalmeccanici sul quale si sono registrate le maggiori spaccature del fronte sindacale, con una nuova fumata nera proprio ieri. Fiom, Fim e Uilm, le confederazioni metalmeccanici della Cgil, Cisl e Uil, hanno infatti rinviato al 23 settembre il vertice per cercare di mettere a punto una piattaforma unitaria per il rinnovo. Gli ultimi due contratti si sono chiusi senza la firma della Fiom Cgil. L’ipotesi di rivedere il patto sulla politica reddituale ha provato d’accordo la Cisal e la Confsal, mentre resta il no di Cgil e Cisl. ´È assolutamente iniquo lasciar permanere una linea di moderazione salariale a fronte di prezzi che continuano a crescere a briglia sciolta, comprese le tariffe’, ha detto il segretario generale della Cisal, Francesco Cavallaro. ´Il recupero integrale dell’inflazione reale è il primo momento di revisione dell’accordo del ’93′, ha dichiarato Marco Paolo Nigi, segretario generale della Confsal. (riproduzione riservata)