“Governo” A sinistra si fa largo il partito dei delusi

19/07/2006
    mercoled� 19 luglio 2006

    Pagina 13 – Primo Piano

    la Sfida delle Riforme

      A sinistra si fa largo il partito dei delusi
      �Effetto Don Abbondio, chi non ha coraggio…�

        Enrico Marro
        Lorenzo Salvia

          ROMA – Mao Tse Tung e le liberalizzazioni, difficile trovare due immagini fra loro pi� distanti. E proprio per questo la citazione sembra quasi uno sberleffo: �Chi solleva una pietra e se la fa cadere sui piedi � stolto� dice il senatore diessino Paolo Brutti usando le parole del Grande timoniere. La pietra sollevata era l’intenzione di dare uno scossone alla lobby dei tassisti, il brusco movimento verso terra il risultato della trattativa, lo stolto… Eccolo qui il partito dei delusi. Eccoli i politici, gli economisti e gli intellettuali di sinistra ma non solo che allargano le braccia dopo il �pareggio� che da queste parti sembra soddisfare solo Pierluigi Bersani.

            E visto che � stato proprio il ministro a confezionare la metafora calcistica, sono in tanti a continuare sulla stessa linea: �Il modo con cui i tassisti hanno accolto la notizia dell’accordo – dice Tito Boeri - mi ha ricordato le scene che abbiamo visto dopo la finale dei Mondiali. E mi risulta che l’Italia a Berlino non abbia pareggiato ma vinto�. E poco cambia se adesso la palla passa ai Comuni. �Sul territorio – spiega l’economista – il potere della categoria � molto forte e quindi sono piuttosto perplesso sulle possibilit� di riuscita�. �Altro che pareggio – concorda il diessino Giuseppe Caldarola - magari ai rigori, ma hanno vinto loro. E questo � un brutto precedente perch� � passata l’idea che vince chi usa la violenza di piazza come una normale arma sindacale. O non si affrontava la questione, oppure si doveva andare fino in fondo. Anche perch� chi la conosce sa che la categoria dei tassisti � accesa e il tema affrontato l’avrebbe accesa ancora di pi�. �Purtroppo – ammette Renzo Lusetti per la Margherita – ha vinto la paura della piazza. Da un certo punto di vista lo capisco perch� i pericoli erano reali. Ma � stato un errore perch� questa volta i cittadini erano con noi. Dovevamo avere pi� coraggio�.

              Ecco, il coraggio. Perch�, dopo quel lungo braccio di ferro che si � trascinato per giorni, il governo ha ceduto? �Sar� l’effetto don Abbondio: se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo pu� dare�, chiosa l’economista Michele Salvati che ora si chiede �con quale speranza di successo si potranno affrontare le altre liberalizzazioni�. �� un peccato – aggiunge – perch� bastava girare per le citt� per rendersi conto che la gente non stava con i tassisti. Ora il rischio � che la riforma dei taxi faccia la fine di un’altra riforma di Bersani, quella del commercio, che si � arenata presso le Regioni�. E le paure non vanno declinate solo al passato. Sono in molti a pensare che la delusione possa non finire qui e che all’orizzonte gi� si preparano altri bocconi amari da mandare gi�. Secondo Daniele Capezzone , presidente della commissione Attivit� produttive della Camera per la Rosa nel pugno, il �vero problema � psicologico�. E spiega: �Si � data la sensazione che chi mette a ferro e fuoco le citt�, violando ogni regola e trasformando lo sciopero da diritto in sopruso, alla fine ottiene la grande mediazione di Veltroni e la spunta. Adesso tocca alle farmacie�. Riprende in mano lo stesso filo del discorso l’Udeur Mauro Fabris , che forse con Capezzone � d’accordo per la prima volta in vita sua: �Mentre si sviluppa il confronto con altre categorie professionali – osserva – il governo non pu� dare l’idea di cedere alla piazza. In origine il decreto difendeva gli interessi dei consumatori e del mercato, ci auguriamo che si possa dire cos� pure dopo la sua conversione in legge�. Anche il diessino Nicola Rossi batte sullo stesso tasto: �Adesso altre categorie possono pensare che la linea dura paghi. La posta in gioco era un po’ pi� alta delle regole per un settore. La cosa che pi� mi ha colpito � che gli italiani sembravano averlo capito e avevano reagito con maturit� ai gravi disagi. Il segnale che la politica ha mandato ai cittadini non � stato all’altezza e ora non vorrei che fossero delusi�.

                Ecco un altro punto importante: forse il partito dei delusi non � solo una questione di Palazzo ma coinvolge anche gli elettori. Ed � proprio questo che preoccupa Marigia Maulucci , segretario confederale della Cgil: �Quello che non ho capito – dice – � perch� si sia dovuto difendere a tutti i costi il principio di una testa una licenza, contro l’avvento delle societ� che avrebbero potuto gestire il servizio con criteri manageriali e pi� efficienti. � come se nel commercio pretendessimo di difendere ancora i piccoli negozi contro i supermercati�. Poi la sindacalista lancia la sua frecciatina: �C’era un progetto importante per scalfire un mercato chiuso e invece � stato rimandato tutto ai Comuni. Certo, se tutti faranno come alcuni grossi Comuni dove i sindaci non hanno sostenuto lo spirito della riforma, non voglio fare nomi ma si capisce a chi mi riferisco, c’� poco da sperare�. Chi non spera affatto � il dissidente Udc Bruno Tabacci : �All’inizio Bersani aveva mostrato coraggio ma poi tutto si � risolto con una mezza ritirata che conferma come il Paese sia sempre pi� fondato sulle rendite di posizione. Del resto chi di concertazione ferisce di concertazione perisce: non si pu� pensare di aprire i mercati mettendosi d’accordo con chi li tiene chiusi�.

                  Tutti delusi, allora. Anzi no. Perch� nel partito del malumore si � iscritto anche chi di illusioni non se ne era mai fatte. Come il liberal Ds Enrico Morando , presidente della commissione Bilancio del Senato: �Nel merito credo che questo provvedimento sia in grado, se i Comuni si muoveranno, di garantire qualche auto in pi�. Certo, rispetto all’inizio c’� stato qualche passo indietro. Ma nemmeno il progetto originario era questa rivoluzione. Liberalizzazione, che parola grossa! Si voleva solo consentire il cumulo delle licenze e non ci si � nemmeno riusciti�.