“Governo” A sinistra ora si può toccare la pensione

19/07/2006
    mercoled� 19 luglio 2006

    Pagina 20 – Economia e Finanza

    LA PREVIDENZA DOPO L’INVITO DI MARIO DRAGHI AD INNALZARE L’ET� REALE DI ADDIO AL LAVORO SI RAFFORZA L’ASSE TESORO- DAMIANO

      E a sinistra ora si pu� toccare la pensione

        ROMA
        Ridurre la spesa per pensioni? Non sia mai: ieri il ministro della Solidariet� sociale Paolo Ferrero ha confermato il dissenso all’interno del governo, dichiarandosi �per nulla concorde� con il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Tuttavia i sindacati, difensori istituzionali delle pensioni, sono pi� cauti; le loro reazioni critiche a Draghi entrano gi� nel merito di un negoziato che non rifiuteranno. Un negoziato dove si porr� l’obiettivo del �riequilibrio� del sistema previdenziale, non dei �tagli�.

          Insomma, il grosso del governo si muove compatto dopo qualche iniziale attrito tra il ministro del Lavoro Cesare Damiano (Ds) e il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Chiarisce il presidente della commissione Lavoro del Senato Tiziano Treu (Margherita), uno degli estensori del programma dell’Unione: �Ci si muover� nella logica della riforma Dini. Occorre tener conto che la durata media della vita � cresciuta di due anni; ovvero, dobbiamo porci l’obiettivo di elevare di due anni, non di pi�, all’interno di un sistema flessibile, l’et� media effettiva di pensionamento� rispetto ai 60 anni attuali.

            Le distanze tra i riformisti del centro-sinistra e le confederazioni sindacali sono ancora grandi. Ma la novit� � che non viene pronunciato un no di principio. Aveva cominciato la Cisl, segue la Uil: �Siamo disponibili ad aumentare l’et� media della pensione ma volontariamente� ha dichiarato ieri il segretario generale Luigi Angeletti. Nemmeno la Cgil chiude: �l’innalzamento dell’et� reale � un obiettivo comune – dice la segretaria confederale Morena Piccinini, responsabile del settore previdenza – purch� sia realizzato con meccanismi incentivanti e senza atti coercitivi�
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            Siamo ai primi, circospetti, tentativi di dialogo. Tanto che l’Ugl, la confederazione sindacale orientata a destra, temendo di essere esclusa chiede al governo una convocazione ufficiale: �per discutere di pensioni in modo serio e concreto, in una sede appropriata, e non solo attraverso gli organi di stampa� dichiara il leader Renata Polverini. Intanto Padoa-Schioppa sta ben attento a non pronunciare, sulla previdenza, nemmeno una parola di troppo.

              In silenzio, si lavora sull’idea di tornare a un sistema flessibile di uscite dal lavoro a et� diverse; come gi� annunciato dal ministro Damiano. Ma � possibile, senza disincentivi? �Qui bisogna intendersi – dice Treu – perch� sotto una certa et� o un certo numero di anni di contributi, o c’� il divieto o c’� il disincentivo�: occorrono quindi nuove regole, da sostituire a quelle della legge Maroni votata dal centro-destra che dal 2008 modificher� bruscamente le norme dell’anzianit�, ponendo un minimo di 60 anni di et� e 35 di contributi.

                La flessibilit� della riforma Dini, abolita dalla Maroni, abbracciava un arco dai 57 ai 65 anni di et�. Ma appunto ora occorre tenere conto che si vive in media due anni di pi�; o si sposta l’arco verso l’alto, o si disincentiva di pi� l’uscita anticipata, o si aumentano i requisiti. Si sente parlare molto di �quota 95�, ovvero di consentire l’uscita dal lavoro a chi raggiunge questo numero come somma tra gli anni di et� e gli anni di contributi (57+38, 60+35), o anche di �quota 96�.

                  �Di certo non siamo disponibili a un aumento oltre i 60 anni l’et� per la pensione di vecchiaia delle donne – precisa Morena Piccinini della Cgil – per il semplice motivo che gi� oggi l’et� media effettiva di pensionamento � leggermente pi� alta per le donne che per gli uomini�: in altre parole � raro che una donna abbia i requisiti contributivi per la pensione di anzianit�. Questa ipotesi sembra davvero accantonata, �non all’ordine del giorno� come ripete il ministro delle Pari opportunit� Barbara Pollastrini.

                    Un vero punto di frizione tra governo e sindacati si colloca altrove. La riforma Dini, che � del 1995, prevede di rivedere ogni 10 anni i �coefficienti di trasformazione� dei contributi in pensione; si doveva fare gi� l’anno scorso, ma il governo Berlusconi ha preferito evitare. Anche qui occorre tener conto che rispetto a 10 anni fa i trattamenti verranno versati per un periodo in media di circa due anni pi� lungo. Nel programma dell’Unione vi si fa un accenno; Damiano per� sta prendendo tempo.

                      Molto netto � il no pronunciato dalla Cgil: �verso la legge Dini i lavoratori sono in credito – spiega senza troppi giri di parole Morena Piccinini – perch� ha permesso risparmi maggiori di quelli previsti; lo sono soprattutto i pi� giovani, che con il lavoro precario hanno contributi bassi. La revisione dei coefficienti li danneggerebbe di nuovo�. Anche la Cisl, finora, ha detto no. Ma sul tavolo il do ut des sar� complesso, e altre parti del programma potranno aiutare, come l’aumento dei contributi previdenziali per le gestioni Inps di autonomi e dirigenti, deficitarie, o miglioramenti del sistema contributivo per i precari.