“Governo 1″ La grande spartizione

15/05/2006
    luned� 15 maggio 2006

    Pagina 11 – Politica

    CENTROSINiSTRA AL GOVERNO TUTTI CONTRO TUTTI PER UN POSTO IN PIU’

      La grande spartizione

        Ds e Margherita stanno gi� facendo la parte del leone
        I �piccoli� hanno insieme il 40%, ma non si coalizzano

          Fabio Martini

            ROMA
            Carmine il portiere, – uomo dai lineamenti irregolari ma dall’intuito penetrante – aveva capito tutto: �Brutta serata…�. Al numero 73 di piazza Santi Apostoli, venerd� scorso i capi dell’Ulivo erano sfilati attraverso il portone con i soliti sorrisi d’ordinanza. E una volta seminati i cronisti, i vari Fassino, Rutelli, D’Alema, Parisi, Franceschini avevano affrontato con un filo d’ansia le scale di palazzo Guglielmi, l’edificio seicentesco da nobilt� decaduta che � diventato il cuore della politica nazionale. A pianterreno aveva visto giusto il portiere Carmine perch� lass� al secondo piano, al cospetto di Romano Prodi, nelle ore successive il pathos aveva pompato la pressione arteriosa a quasi tutti i presenti. Al punto che Francesco Rutelli, rivolto a un Prodi che faticava a tirare conclusioni, era arrivato a dire: �Credo sia giusto che tu ti assuma le tue responsabilit�…�.

              Parole impegnative, scandite per scuotere Prodi e contraddire Piero Fassino e Massimo D’Alema, impegnati a dimostrare la tesi dell’inutilit� dei due vice-premier. E visto che l’impasse sulla querelle dei vicepremier non si scioglieva, a un certo punto si consumava una scena in qualche modo indimenticabile: nel grande appartamento che ospita gli uffici di Prodi, i ds Piero Fassino, Massimo D’Alema e Maurizio Migliavacca si alzavano e andavano a riunirsi in una stanza, Francesco Rutelli e Dario Franceschini in un’altra, il Professore restava nel suo studio, Arturo Parisi cercava di fluidificare gli umori avversi.

                Flop elettorale
                Le sequenze del 12 maggio – ultima nottataccia di una serie – raccontano bene le fatiche della “grande spartizione” tra i leader dell’Unione, ma anche la baldanzosa vocazione egemonica dei due “grandi-piccoli” partiti della coalizione. Alle elezioni del 10 aprile Ds e Margherita si sono voluti contare, con l’effetto a tutti noto: la Quercia si � fermata al 17,5%, la quota pi� bassa tra i partiti progressisti dell’Europa occidentale, mentre il 10,7% colloca la Margherita al di sotto dell’exploit del 2001. Sommando le rispettive forze Ds e Margherita si fermano a quota 28,2% (pari al 56-57% di tutta la coalizione) e questo significa che gli altri partiti dell’Unione (Rifondazione, Italia dei Valori, Rosa nel Pugno, Verdi, Pdci, Udeur) pur diversissimi tra loro, percentualmente pesano per oltre il 40% nell’ambito del centrosinistra.

                  Ma la sorpresa del dopo-elezioni � che i due partiti pi� “forti” della coalizione, pur raggiungendo risultati inferiori alle peggiori aspettative, in queste settimane stanno provando a vivere al di sopra delle proprie possibilit�. Non solo provengono dai Ds, dalla Margherita e dall’area Ulivo, il Capo dello Stato, il presidente del Consiglio, il presidente del Senato, ma negli ultimi giorni sono state fatte “prenotazioni” per ben 15 ministeri (9 Quercia e 6 Margherita) su 22, sono nel mirino 7 dicasteri (su 11) di prima fascia e alle fine anche i due vicepremier dovrebbero appartenere ai Ds e ai Dl. Due formazioni che dicono di volere il partito democratico, che trattano separatamente, finendo per lasciare agli altri partiti quel che resta: ministeri poco strategici.

                    Certo, nei tanti vertici informali di queste settimane Massimo D’Alema ha avuto buon gioco a ricordare come un partito del 6% come Rifondazione abbia avuto il premio della presidenza della Camera. Ma l’Unione, pur avendo attraversato senza danni i tre difficilissimi passaggi che la attendevano (elezioni dei presidenti delle Camere e del Capo dello Stato), fatica a godere di piena autosufficienza. Al punto che, tre giorni fa, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, parlando al telefono con l’ingegner Carlo De Benedetti, ad un certo punto avrebbe confidato: �Ma lo sai che una ventina dei miei hanno votato per Giorgio Napolitano?�.

                      In queste quattro settimane le notti dei lunghi coltelli – e anche stanotte se ne profila un’altra – si sono consumate a piazza Santi Apostoli, al secondo piano di palazzo Guglielmi, nel grande appartamento che nel 1999 fu scelto da Arturo Parisi come sede dell’Asinello e che Prodi si � ritrovato al suo ritorno in Italia. Distante 600 metri da palazzo Venezia da dove si affacciava il Duce e 900 metri da palazzo Grazioli dove per tanti anni ha “regnato” Silvio Berlusconi, palazzo Guglielmi segue il destino di tanti edifici ex nobiliari: i muri dell’androne e delle scale sono “scorticati” come in un condominio di borgata, mentre al secondo piano i seicento metri quadri che ospitano Prodi sono stati ristrutturati con gusto efficientista. Ed � nell’ufficio del Professore, quello che si affaccia su piazza Venezia, che si consumano i vertici mattutini, pomeridiani e notturni di Ulivo e Unione. Dal suo studio Prodi ha staccato tutte le foto autocelebrative – col Papa, con Clinton, con Kohl – ha fatto appendere quadri di arte contemporanea ed � qui che qualche giorno fa, davanti all’incalzare contrapposto Ds e Dl, ha detto ai suoi: �Ma io che devo fare? Si mettano d’accordo tra loro…�. Un approccio minimalista che sembra aver incoraggiato l’intraprendenza dei due partiti, in particolare dei Ds che sulla questione dei vicepremier nel corso del tempo hanno assunto posizioni cangianti. Inizialmente favorevoli (vigeva lo schema Fassino-Rutelli vice), poi decisamente contrari, poi “femministi” (�se ci fossero due donne…�), poi leggermente aperturisti (�Se lo chiede Prodi�).

                        Egemonie
                        E i “piccoli”? Rispetto a certo vittimismo di maniera dei partiti minori, il radicale Daniele Capezzone fa notare: �Certo qualcuno vorrebbe trasformare il governo dell’Unione in una specie di monocolore dell’Ulivo e questo va malissimo. Ma la credibilit� del governo � qualcosa su cui Prodi dovrebbe pur scommettere qualcosa, se non altro “per fatto personale”. Senza mai dimenticarsi che Alcide De Gasperi quando aveva maggioranze mostruose, apriva ai partiti e alle personalit� laiche�. E anche Pino Pisicchio, mezza vita politica nella Dc e ora nell’Italia dei Valori, vede s� �gli appetiti egemonici Ds e Dl�, ma aggiunge: �Questi appetiti si manifestano perch�, a parte qualche eccezione, i “piccoli” glielo consentono, facendo finta di strepitare, trattando soltanto le proprie posizioni e dimenticando di ricordare che assieme rappresentano il 40% della coalizione�.