Golf, spa di lusso, voli low coste: «Così faremo tornare i turisti»

25/05/2005
    lunedì 23 maggio 2005

      TURISMO

        Golf, spa di lusso, voli low coste
        «Così faremo tornare i turisti»
        Crisi e sorpasso cinese: l’ Italia perde il 6 per cento dei viaggiatori
        «Hotel troppo vecchi». «No, sono i verdi a far scappare chi investe»

          ROMA – Lo slogan è già trovato: « L’ Italia? Di più » . L’ immagine pure: una distesa di campi da golf a picco sul mare. Per il nostro Paese, scivolato al quinto posto, dopo la Cina, nella classifica delle mete turistiche più visitate nel mondo, il riscatto, secondo operatori del settore, politici e amministratori, è possibile. Ma bisogna fare presto, prestissimo. E bene, benissimo. Perché la sola possibilità di raggiungere Francia e Spagna al primo e secondo posto, si chiama «turismo di qualità» . E’ un po’ come per le magliette a basso prezzo, importate dalla Cina: solo facendo di meglio, si può farle pagare di più.

            « Se c’ è una cosa che nel nostro Paese non ha ancora conosciuto la crisi, quello è il lusso – afferma Antonello Colonna ,chef e titolare di noti ristoranti – . Sto per aprire un relais a Labico, nella campagna romana: 20 suites , un centro benessere, un teatro e tutto intorno la campagna. Ho fatto le mie ricerche di mercato: gli stranieri non mancheranno ».

            «Bisogna svecchiare gli alberghi, trasformarli in centri benessere – concorda il sindaco di Arzachena, Pasquale Raniedda – e poi bisogna che le Regioni consentano la creazione di campi da golf, tanti campi vicino al mare, come quello bellissimo di Porto Cervo » . Ma servono soldi: chi ce li mette? « Se gli ambientalisti non li fanno scappare, ci sono gli investitori stranieri – propone il sindaco – : noi abbiamo già Tom Barrack , il californiano che si è comprato grandi strutture della Costa Smeralda. Non si deve avere paura: l’ Aga Khan in Sardegna ha fatto meglio di tanti speculatori nostrani » .

              Gli stranieri non spaventano neppure Bruno Tabacci , presidente della commissione Attività produttive alla Camera (Udc): « Che vengano pure, che facciano i loro campi da golf, che ci aiutino a valorizzare le nostre eccellenze: l’ industria vitivinicola, la grande cucina. Sono queste le realtà nostre, uniche, intorno cui creare circuiti da promuovere all’ estero » .

                Proprio su uno di questi circuiti punta Giambattista Bufardeci , sindaco di Siracusa, la città in cui, in questi giorni, l’ « Istituto del dramma antico » mette in scena le rappresentazioni del teatro classico. « La prima mossa è destagionalizzare: la nostra manifestazione, ad esempio, era biennale. Ora è diventata annuale, ma la stiamo allungando con altre iniziative perché di turismo si possa vivere tutto l’ anno. La seconda mossa riguarda la promozione: a luglio dovrebbe concludersi l’ istruttoria dell’ Unesco per classificare Siracusa " patrimonio dell’ umanità". Ma non ci basta: il nostro obiettivo è creare un circuito che compren da anche le città del barocco Palazzolo e Noto e si concluda fuori dall’ Italia: a Malta. Un unico pacchetto da vendere » .

                Già, ma in che modo? « Girando per il mondo – dice Carlo Petrini , l’ inventore dello « Slow Food » – vedo che gli Istituti di cultura e le ambasciate degli altri Paesi fan no a gara per piazzare la loro offerta turistica. Noi mai. Eppure la materia prima non ci manca: siamo sempre il Paese più bello del mondo per quanto sempre più degradato » .

                « La promozione è il punto dolente da quando il turismo è diventata competenza delle Regioni: ognuna fa per sé e tutte si fanno concorrenza tra loro – spiega a suo modo Sergio D’ Antoni ( deputato della Margherita, eletto nel collegio di Ischia) – . Ci vorrebbe un’ Autorità unica, non un ministero, che si occupasse di organizzare e promuovere il turismo a livello nazionale » . Un esempio? « Questo organismo potrebbe coordinare la programmazione degli eventi di tutto il Paese. Oppure portare in Italia quelle grandi manifestazioni, come le Olimpiadi, che in Spagna hanno incentivato la costruzione delle infrastrutture » .

                « In Italia gli aeroporti ci sono – dice il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca – ma sono ancora pochi quelli che ospitano compagnie low cost » . Sì, ma neanche gli alberghi sono low cost … « I costi per chi li gestisce sono ancora troppo alti: se però si tagliasse Irap e Iva… » . Ma per Bocca bisogna puntare anche a altri target, come la clientela affari: « Penso alla possibilità di offrire alberghi dotati delle migliori tecnologie » .

                Ci risiamo dunque: lusso, qualità, esclusività. « E cortesia. E professionalità – aggiunge Vittorio De Martino , presidente dell’ Ada, associazione dei direttori d’ alberghi – : se abbiamo perso tante posizioni è perché da noi il turista, ricco o povero, è solo un pollo da spennare » . Addirittura? « Arriva in stazione o in aeroporto e chi trova? Il taxista abusivo che lo porta in albergo e chiede 150 200 euro. Di che umore sarà il nostro ospite? » . Pessimo, si direbbe. « Poi si ferma alla reception – continua De Martino – e lì il direttore dell’ albergo può essere chiunque: non servono esami e qualificazioni. Andiamo avanti? » . Prego. « Il nostro turista ha prenotato un albergo a 5 stelle ma non sa che in Italia sono dieci anni che la classificazione non viene rivista. Per giunta, se ritiene di essere stato truffato non trova nessuno, dico nessuno, cui rivolgersi. E poi ci si chiede come mai stiamo dietro alla Cina… » .

              Antonella Baccaro
                  www. corriere. it Perché sempre meno turisti vengono in Italia? Dite la vostra al forum on line